del Cardinale Alfonso Capecelatro [1]

Se è gran benedizione di Dio che i Santi esprimano, manifestino e continuino, quanto possono umane creature, la vita del nostro Redentore santissimo; è pure altissimo benefizio di Dio che non la esprimano, non la manifestino e non la continuino tutti allo stesso modo. Ci ha una grande varietà nei Santi per le ragioni che verrò dicendo, ma le varietà loro sono non meno utili a noi, di quel che sia la loro unità e la loro essenziale rassomiglianza con Gesù Cristo. In prima i Santi esprimono in diverse condizioni di vita e in molta varietà di persone l’infinita perfezione di Gesù Cristo, e per questo rispetto assomigliano ai diversi fiori d’un eletto giardino, i quali son tutti belli, tutti odorosi, tutti pieni di luce, prendono tutti l’alimento e la vita dal medesimo terreno; e nondimeno sorridono di bellezze diverse. Certo tutte le perfezioni de’ Santi sono in grado eccellente in Gesù Cristo, e in lui è la perfezione del sacerdote, del laico, del magistrato, del guerriero, dell’artigiano, della vergine, della vedova, della conjugata, della claustrale, e sino della regina che tra gli splendori della reggia s’eleva a Dio e si santifica, e della semplice contadinella che, conducendo al pascolo gli armenti, glorifica Dio e si fa santa. Ma tutte queste perfezioni che sono in Gesù Cristo, noi le veggiamo, diminuite sì e meno belle nei suoi Santi, ma esplicate e rendute visibili nelle loro minute particolarità … I Santi sono diversi tra loro anche per un altro rispetto, il quale è pure ordinato dalla Provvidenza di Dio al nostro bene. Il soprannaturale intanto che contrasta al pervertimento venuto nella natura nostra pel peccato e lo vince, non s’oppone mai alla natura stessa, ma la conserva intiera, e investendola d’una nuova luce, la perfeziona e la solleva al cielo. Anzi l’armonia del naturale e del soprannaturale nel cattolicismo è tanta e sì bella e sì efficace, che quando fosse da noi pienamente conosciuta, basterebbe essa sola a mostrarci la verità della nostra fede. Ma disgraziatamente le passioni pongono una caligine assai fitta nei nostri intelletti, e agitano e tempestano il cuore crudelmente; sicché noi arriviamo sino a credere che sia lotta e contradizione dove Iddio pose pace e armonia. Ora da questa verissima pace e armonia tra il naturale e il soprannaturale si deduce esser volgare pregiudizio il credere che l’opera del Signore nel sollevare alcuni uomini a santità, sia opera di trasformazione e di annientamento della natura. L’opera del Signore nei Santi, nell’atto che distrugge più o meno le conseguenze del peccato d’origine in noi, ringiovanisce, completa e perfeziona la nostra stessa natura che pur è dono e imagine di Dio. Noi veggiamo di fatti che i Santi conservano ciascuno la propria indole e la elevano al Signore; e la grazia con una benignità e dolcezza infinita s’accorda col temperamento di ciascuno e il perfeziona e lo nobilita e lo fa scalino per salire a Dio. Così il Cristiano che cammina per la via della perfezione, progredendo sempre, in parte è diverso da quello che era prima, poiché si spoglia delle sue miserie, e in parte è similissimo a quel di prima, poiché la sua indole non muta, ma si perfeziona. E di ciò darò una sola prova scegliendola tra i Santi più mirabili della Chiesa, e che più da vicino e meglio esprimono Gesù Cristo. Spesso mi affisai col pensiero e con l’affetto a guardare i tre uomini più grandi dei tempi apostolici, S. Pietro, S. Paolo, S. Giovanni; e in questa visione trovai conforto a molti dolori, e una dolcezza santa e ineffabile. In ciascuno di loro io vidi intiero Gesù Cristo: e però per alcuni rispetti sono tra loro similissimi. Nondimeno, mirando attentamente quelle tre sovrane bellezze di Santi, mi si palesano differentissimi: S. Pietro riciso nel parlare e nondimeno semplice e schietto come un fanciullo, è tutto autorità e fede, pieno di coraggio e di vigore; S. Paolo mirabile specialmente nell’ accordare la fede con la ragione, e, se io non erro, iniziatore nella Chiesa della nuova eloquenza cristiana, è impetuoso, tutto zelo, tutto ardore, capace d’un apostolato il più vario e fecondo che si sia mai veduto nella Chiesa; S. Giovanni, angelo di purezza ed anima santamente e soavemente poetica, da una parte sottilissimo d’ intelletto, dall’altra tenero, dolce e affettuoso sopra ogni misura. Questi tre uomini, sebbene immensamente perfezionati dal soprannaturale, restano intieri nella rinnovazione che Gesù Cristo fece in loro; ed anzi sono grandissimi Santi, appunto perché le loro perfezioni naturali, mondate dalle macchie del peccato, sono da Dio infinitamente ingrandite e nobilitate mercè la virtù della grazia.

Introduzione a “Fiore dei Bollandisti”, vol. I, Napoli, 1874, pp. XX-XXIII.

  1. Nato a Marsiglia il 5 febbraio 1824, nel 1840 entrò nella Congregazione dell’Oratorio e nel 1847 fu ordinato prete. Uomo di cultura sopraffina, nel 1879 fu nominato Vicebibliotecario di Santa Romana Chiesa. Leone XIII nel 1880 lo provvide alla Chiesa Metropolitana di Capua e nel 1885 lo annoverò fra i Cardinali. Morì il 14 novembre 1912. ↩︎

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