«Le fatiche dei Missionarii latini, gli sforzi dei gloriosi figli di S. Francesco e di S. Ignazio che mai vennero meno nell’ eroica impresa, non giunsero a destare dal lungo torpore la già gloriosissima Chiesa Copta che da S. Marco vanta le sue origini. Secoli e secoli erano scorsi invano, non ostante tanto lavoro; ma giunse finalmente il giorno del risveglio. Era quello dell’ amorosa parola di Leone XIII, dell’augusto Pontefice che richiamava all’unità del gregge di Gesù Cristo, le Chiese orientali. Sarebbe cosa assai malagevole ridire con quanta gioia e dolce sorpresa furono udite le caritatevoli parole del Sommo Gerarca, quanta gratitudine e quale zelo suscitassero negli animi dei copti. I non molti Missionarii latini di colà, messa da banda ogni questione di rito, con affetto veramente fraterno s’unirono ai pochissimi sacerdoti indigeni cattolici per raddoppiare e triplicare i loro sforzi. A rinvigorire tanto zelo, a rendere il Clero copto compartecipe della vita rigogliosa della Chiesa cattolica, il Sommo Pontefice con la Costituzione Christi Domini Redemptoris, del 25 novembre 1895, ristabiliva l’intera gerarchia cattolica del Patriarcato d’Alessandria» [1].

Alcuni passi della costituzione in traduzione italiana:

«Di Cristo Signore, Redentore del genere umano, fondatore e conservatore della Chiesa, ci sforziamo assiduamente di considerare la carità divina e di promuovere la salutare opera per la santità del Nostro ufficio. E a Lui dobbiamo e professiamo con tutto il cuore grandissima gratitudine, poiché Egli stesso, con i Suoi auspici e il Suo aiuto presente, è stato così benigno nell’assisterci nelle preoccupazioni che incombevano su di Noi, relative sia all’introduzione o al ripristino del nome cattolico tra i popoli, sia al suo consolidamento e accrescimento in essi … Ora, tra le altre, abbracciamo con grande affetto la nazione e la Chiesa dei Copti, e abbiamo stabilito di decretare, in virtù della Nostra potestà apostolica, alcune disposizioni particolari per il suo bene e decoro. Pochi mesi fa ci siamo rivolti alla nazione Copta con una lettera specifica, e abbiamo rievocato gli antichi monumenti della Chiesa Alessandrina; ciò con un duplice intento: affinché, per la Nostra benevolenza ed esortazione, i cattolici si confermassero nell’unione e nella fede verso la Sede Apostolica, e d’altra parte, i dissidenti fossero invitati a ricercare e rinnovare la stessa unione. Da ambo le parti abbiamo ricevuto il conforto che la speranza concepita Ci faceva presagire. I cattolici, in primo luogo, come era giusto, Ci hanno testimoniato grandissima obbedienza e devozione filiale, e si sono mostrati grati per aver concesso, secondo i loro desideri, un vescovo della loro nazione, con l’ufficio di Vicario Apostolico, il Venerabile Fratello Cirillo, del titolo di Cesarea di Paneade. Anzi, per manifestare più apertamente la loro volontà, intrapresero il proposito di inviarci un’Ambasceria pubblica: e nulla, certamente, poteva essere né più onorevole per loro, né più gradito per Noi. Nel mese di settembre, dunque, si è presentata in Nostra presenza una delegazione dei Copti, scelta tra i vari ordini della nazione, guidata dallo stesso Venerabile Fratello. Da essa abbiamo appreso con grande piacere con quanto zelo, quanta riverenza e quanta obbedienza fossero animati nei confronti di questa Cattedra del beatissimo Pietro, anche a nome dei loro concittadini: e ha commosso gli intimi sensi della carità paterna la fiducia con cui essi chiedevano e si aspettavano da Noi maggiori aiuti per le loro questioni e anche per quelle dei fratelli dissidenti. E hanno fatto intendere, e hanno richiesto con preghiere umilissime, che il passo principale sarebbe stato l’instaurazione e il ripristino della Gerarchia cattolica e della Dignità Patriarcale in Egitto per decreto della Nostra autorità. Noi, dopo aver ponderato attentamente l’intera questione e averla deliberata con il Consiglio o Commissione di Cardinali di Santa Romana Chiesa, che abbiamo voluto Ci assistesse per favorire la riconciliazione dei dissidenti con la Chiesa, abbiamo deciso di accogliere questa stessa richiesta dei Copti. Pertanto, a maggior gloria del Nome divino, per l’incremento della santa fede e della comunione cattolica, Noi, per certa scienza e di Nostra iniziativa, e in virtù della pienezza della Nostra potestà apostolica, restauriamo e stabiliamo il Patriarcato Cattolico Alessandrino per i Copti; e attribuiamo ad esso e a tutti coloro che lo otterranno, tutti gli onori, i privilegi, le prerogative, i titoli e ogni potestà, nello stesso modo in cui essi sono ora esercitati legittimamente dai Patriarchi orientali … Ci rallegriamo grandemente nel Signore di poter provvedere alla restaurazione del Patriarcato Alessandrino per i Copti; e lo facciamo tanto più volentieri in quanto il suo ricordo è graditissimo alla Chiesa. Infatti, poiché Marco, discepolo e interprete del beatissimo Pietro, lo fondò con felice auspicio e lo governò santamente, sorse un legame più stretto e illustre, che abbiamo ricordato in altre occasioni, tra essa e la Chiesa Romana; e proprio in virtù di questa unione essa è sorta nobilissima ed è fiorita a lungo per lo splendore delle virtù e l’eccellenza della dottrina. Perciò, è Nostro ardentissimo desiderio che i Copti dissidenti considerino la Gerarchia cattolica nella verità davanti a Dio; quella Gerarchia, cioè, che, grazie alla comunione con la Cattedra del Principe degli Apostoli e dei suoi successori, è la sola che può legittimamente richiamare la Chiesa fondata da Marco, e la sola erede di ogni memoria che è stata fedelmente trasmessa al Patriarcato Alessandrino da quegli antichi antenati. Da ciò ne consegua, cosa che la loro retta coscienza e la benignità della grazia divina spingono grandemente a sperare, che, abbandonate e sanate finalmente le divisioni che le età successive hanno portato e introdotto, vogliano ritornare all’unità della Chiesa Romana, che li attende con grandissimo desiderio di carità» [2],

  1. Bessarione, Anno II. – Vol. 2. – nn. 17-18, Settembre-Ottobre 1897, p. 338. ↩︎
  2. Acta Sanctae Sedis, Vol. XXVIII – 1895-1896, pp. 257-260. ↩︎

🔴La professione di fede prescritta da Urbano VIII agli Orientali

🔴L’insegnamento Benedetto XIV sugli Orientali dissidenti.

🔴“Arcano divinae”. Pio IX invita gli Orientali dissidenti all’unità

🔴“Ex quo nono”. Una lettera di S. Pio X sul ritorno dei dissidenti orientali all’unità della Chiesa

🔴Un discorso di San Pio X ai prelati orientali



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