Con decreto della Sacra Congregazione dei Riti del 23 luglio 1894 Leone XIII concedeva alle congregazioni fondate da San Vincenzo de Paoli la messa e l’ufficio della “Manifestazione della Beata Vergine Maria Immacolata della Sacra Medaglia” per commemorare le apparizioni della Madonna a santa Caterina Labouré a Parigi nel 1830, il dono della Medaglia Miracolosa e i miracoli che attraverso di essa il cielo si degnò (e ancora si degna) di concedere agli uomini, primo fra tutti la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne nella basilica romana di Sant’Andrea delle Fratte il 20 febbraio 1842. L’ufficiatura, ancora presente nel Missale Romanum e nel Breviarium Romanum (quelli veri, non i centoni montineschi!) prevede la lettura del Vangelo delle nozze di Cana e il suo commento da parte di san Bernardo. Leggiamo quello che dice il gran Dottore “Citaredo di Maria”.
«”Non hanno vino”. Si commosse Maria [compassa est] a causa del loro imbarazzo, poiché era misericordiosa, poiché era benignissima. Cosa profluisce dal fonte della pietà se non la pietà? Che cosa dunque c’è di straordinario se le viscere della pietà mostrano pietà? Non è forse vero che chi avrà tenuto un frutto nella sua mano per metà giornata, conserverà l’odore del frutto per la restante parte del giorno? Quanto, dunque, le virtù di quella pietà (Cristo) avranno influito su quelle viscere nelle quali riposò per nove mesi? Infatti Egli (Cristo, fonte della pietà) le riempì la mente ancor prima del grembo, e quando uscì dall’utero, non si allontanò dall’anima. La risposta del Signore avrebbe potuto sembrare forse più dura e più austera, ma Egli sapeva a chi parlava, ed Ella non ignorava Chi Le parlava. Infine, affinché tu sappia in che modo accolse la risposta e quanto confidò della benignità del Figlio, disse ai servi: “Qualsiasi cosa vi dirà, osservatela e fatela”» (Serm. I Dom. I post Epiph.)
«”Che c’è fra me e te, o donna?”. Che c’è fra Te e Lei, o Signore? Non è forse ciò che c’è tra Figlio e Madre? Perché chiedi che c’entri con Lei, dal momento che Tu sei il frutto benedetto del Suo grembo immacolato? Non è forse Lei che ha concepito senza intaccare la Sua castità e ti ha partorito senza corruzione? Non è forse Lei nel cui grembo hai dimorato per nove mesi, i cui seni verginali ti hanno allattato, e in seguito, quando a dodici anni scendesti da Gerusalemme, le eri sottomesso? Ora dunque, o Signore, perché sei infastidito con Lei dicendo: “Che c’è fra me e te?”. C’è molto, in ogni modo! Ma chiaramente vedo già che non hai detto “Che c’è fra me e te” come se fossi indignato o volessi confondere la tenera modestia della Vergine Madre, dal momento che, quando i servi sono venuti a Te su comando di Tua Madre, non hai esitato affatto a fare ciò che Ella aveva suggerito» (Serm. II Dom. I post Epiph.)
«Perché dunque la fragilità umana dovrebbe temere di avvicinarsi a Maria? Non c’è nulla di austero in Lei, nulla di terribile; è tutta soavità, offrendo a tutti latte e lana. Riesamina più diligentemente l’intera serie della storia evangelica e, se per caso ti imbattessi in qualcosa di riprensivo, qualcosa di duro, o infine qualche segno anche di lieve indignazione in Maria, allora d’ora in poi potresti averla in sospetto e aver paura di avvicinarti. Ma se, come in verità sono, troverai tutte le cose che La riguardano più piene di pietà e grazia, piene di mansuetudine e misericordia, allora rendi grazie a Colui che ti ha provveduto, con benignissima compassione, una Mediatrice tale, nella quale nulla può essere sospetto, che apre a tutti il seno della misericordia, affinché tutti attingano dalla Sua pienezza: il prigioniero la redenzione, il malato la guarigione, il triste la consolazione, il peccatore il perdono, il giusto la grazia, affinché non ci sia nessuno che si nasconda dal Suo calore» (Serm. de duod. praerog.)
Breviarium Romanum, Romae-Tornaci, 1898, pp. 364-365.
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