Juan de la Cruz, al secolo Juan de Yepes Álvarez, nato a Fontiveros il 24 giugno 1542 e morto a Úbeda il14 dicembre 1591, sacerdote di Cristo, fu il primo “Carmelitano Scalzo” in quanto compagno di santa Teresa nella riforma dei Carmelitani. Uomo di costumi santissimi e di dottrina profondissima, sebbene “il suo potere sul demoni, che spesso cacciava dai corpi degli ossessi, il discernimento degli spiriti, il dono di profezia, la gloria dei miracoli l’avessero reso celeberrimo” chiedeva per lui al Signore solo di “soffrire ed essere disprezzato”. Illustre per miracoli anche dopo la morte, il 25 gennaio 1675 fu beatificato da da papa Clemente X
e il 27 dicembre 1726 fu canonizzato da papa Benedetto XIII. Pio XI, confermando i giudizi già dati nei secoli passati dalla Santa Sede per la quale “nello spiegare i segreti divini fu pari a santa Teresa, e, illuminato dall’alto, scrisse sulla teologia mistica dei libri pieni di sapienza celeste”, il 24 agosto 1926, gli conferì il titolo di “Dottore Mistico”. Risulta quindi cosa buona e giusta invocare la sua autorità contro un velenoso “misticismo” e “apparizionismo” che serpeggia fra i cattolici (anche tradizionali).
Dal La salita al Monte Carmelo, lib. II, cap. XXII
da Opere spirituali di San Giovanni della Croce, Venezia, 1739, pp. 81-83 [1]
Non è volontà di Dio che l’anima cerchi di ricevere cose distinte e particolari per via soprannaturale, come visioni, locuzioni, ecc. D’altra parte, sappiamo che questo modo di trattare con Dio si usava nella Legge Antica, ed era lecito; non solo lecito, ma addirittura Dio lo comandava, e la sua omissione veniva da lui rimproverata. Lo si vede in Isaia, dove Dio rimprovera gli Israeliti perché pensarono di scendere in Egitto senza prima averlo interrogato e consultato, dicendo: «Qui ambulatis ut descendatis in Ægyptum et os meum non interrogastis»[2]. Inoltre, in Giosuè leggiamo che, quando i figli d’Israele furono ingannati dai Gabaoniti, lo Spirito Santo nota questo loro difetto: «Susceperunt de cibariis eorum er os Domini non interrogaverunt»[3]. Vediamo dunque nella Divina Scrittura che Mosè si consultava sempre con Dio, lo stesso faceva il Re Davide e tutti i Re d’Israele per le loro guerre e necessità, così come i Sacerdoti e Profeti antichi. Dio rispondeva e parlava con loro, e ciò era ritenuto un bene; se non l’avessero fatto, sarebbe stato un male. Questa è la verità. Dunque, perché nella Legge Nuova della Grazia non dovrebbe farsi come si faceva prima? A questo si deve rispondere che la causa principale per cui nella Legge Antica erano lecite le richieste a Dio e conveniva che Profeti e Sacerdoti volessero Visioni o Rivelazioni, era perché la Fede non era ancora così ben fondata né la Legge Evangelica stabilita. Per questo, era necessario che essi domandassero e si consultassero con il Signore, e che Egli parlasse loro per mezzo di locuzioni, visioni, rivelazioni, figure, similitudini o altre maniere di significazione. Tutto ciò che Egli rispondeva, parlava e rivelava erano misteri della nostra fede, o cose ad essa connesse e indirizzate. Poiché le cose della fede non provengono dall’uomo, ma dalla bocca dello stesso Dio, era necessario che interrogassero e consultassero la Sua bocca. Se non lo facevano, Egli li rimproverava, perché, rispondendo, guidava i loro successi verso la Fede, che essi ancora non conoscevano. Ma ora che la Fede è fondata in Cristo e la Legge Evangelica e della Grazia è manifesta, non è più necessario interrogarlo in quella maniera, né che Egli parli e risponda come allora. Questo perché, nel darci Suo Figlio, che è l’unica e sola Sua Parola, in questa sola Parola ci ha detto e rivelato ogni cosa, in una sola volta e per sempre. Questo è il senso del passaggio con cui San Paolo vuole indurre gli Ebrei ad abbandonare quei modi di trattare con Dio tipici della legge di Mosè e a fissare gli occhi solamente in Cristo, dicendo: «Multifariam multisque modis olim Deus loquens Patribus in Prophetis novissimè diebus istis locutus est nobis in Filio suo»[4]. Con questo l’Apostolo intende che Dio ha detto tanto in Cristo da non esserci più nulla da desiderare, perché ciò che prima diceva in parte e a poco a poco ai Profeti, ora lo ha detto tutto intero in Lui, dandoci il Tutto, che è Suo Figlio. Chiunque, dunque, adesso volesse chiedere a Dio o cercare visioni o rivelazioni, sembrerebbe fare un torto a Dio, non fissando totalmente gli occhi in Cristo e volendo qualsiasi altra cosa o novità. Dio potrebbe rispondere dicendo: «Ti ho già detto ogni cosa nel mio Verbo che è il Figlio; poni gli occhi solamente in Lui, perché in Lui ti ho detto il tutto. In Lui troverai anche di più di ciò che desideri e domandi. Infatti, tu cerchi kocuzioni, rivelazioni o visioni che sono una parte; se Lo guardi e fissi gli occhi in Lui, le troverai il Tutto, essendo Egli la Verità, la Guida e la Vita. Te L’ho dato come Fratello, Maestro, Compagno, prezzo e premio. Sono sceso con il mio spirito sopra di Lui sul Monte Tabor, dicendo: «Hic est Filius meus dilectus, in quo bene complacui; ipsum audite»[5]. Non occorre più cercare nuove maniere di insegnamenti e risposte. Prima, quando parlavo, era per promettere Cristo, e se mi interrogavano, le loro domande erano indirizzate alla richiesta, speranza e attesa di Cristo, nel quale avrebbero trovato ogni bene, come ora si vede chiaramente nella dottrina degli Evangelisti e degli Apostoli. Ma chi mi interrogasse ora in quel modo, e volesse che Io gli parlassi o gli rivelassi qualcosa, dimostrerebbe in qualche modo di non essere contento e soddisfatto di Cristo, e farebbe grande ingiuria al mio amato Figlio. Se tu fossi contento di Lui, non troveresti più nulla da chiederMi o da desiderare in fatto di rivelazioni o visioni. Guardalo bene, perché in Lui troverai già fatto e dato tutto questo, e molto di più. Se vuoi che Io ti risponda una parola di consolazione, specchiati nel mio Figlio obbediente e afflitto per mio amore, e vedrai quante cose ti dice e ti risponde. Se vuoiche Io ti dichiari cose occulte o futuri successi, fissa gli occhi solamente in Lui: troverai in Lui misteri, sapienza e meraviglie di Dio racchiuse, come afferma il mio Apostolo: «In quo sunt omnes thesauri sapientiæ et scientiæ absconditi»[6]. Questi tesori saranno per te molto più sublimi, gustosi e utili delle cose che desideri sapere. Per questo, lo stesso Apostolo si gloriava dicendo di non conoscere altra cosa se non Gesù Cristo, e questi crocifisso: «Non enim Iudicavi me scire aliquid inter vos, nisi Iesum Christum, et hunc crucifixum»[7]. E se ancora vuoi altre visioni e rivelazioni divine o corporali, miralo anche nella Sua Umanità e troverai in questo più di quanto pensi, come dice San Paolo: «In Christo inhabitat omnis plenitudo divinitatis corporaliter»[8]». Non conviene, dunque, più interrogare Dio in quella maniera, né è necessario che ora parli e risponda, poiché, avendo parlato in Cristo, non c’è più nulla da desiderare. Chi volesse ricevere ora delle cose per via soprannaturale straordinaria, sarebbe come imputare a Dio una mancanza, come se non ci avesse dato tutto il sufficiente nel Suo Figlio, come già detto. Anche supponendo che lo faccia credendo fermamente la fede, questa curiosità denota un difetto di fede minore. Perciò, questa curiosità non è necessaria per conoscere la dottrina o qualsiasi altra cosa per via soprannaturale. Infatti, nel momento in cui Cristo, spirando in Croce, disse: «Consummatum est»[9], non solo finirono questi modi, ma anche le cerimonie e i riti della Legge Antica. Pertanto, in ogni cosa dobbiamo farci guidare dalla dottrina di Cristo, della Sua Chiesa e dei Suoi Ministri. Con questa, dobbiamo rimediare alle nostre ignoranze e debolezze spirituali, poiché in questo cammino troveremo abbondante medicina per ogni cosa. Uscire o allontanarsi da questo non è solo curiosità, ma grande audacia. Non si deve credere a nulla per via soprannaturale se non ciò che sarà insegnato da Cristo, Dio e uomo, e dai Suoi Ministri, tanto che disse San Paolo: «Sed licet Angelus de cœlo evangelizet vobis præter quam quod evangelizavimus vobis, anathema sit»[10]. Perciò, essendo vero che dobbiamo attenerci a ciò che ci ha insegnato Cristo, tutto il resto è nullo e non va creduto se non si conforma a Lui. Invano cammina e si affatica colui che vuole ora trattare con Dio alla maniera della Legge Antica.
- Il testo è stato in parte ammodernato per renderlo maggiormente fruibile al lettore. ↩︎
- «Siete partiti per scendere in Egitto senza consultarmi» (Is. XXX, 2). ↩︎
- «La gente allora prese le loro provviste senza consultare l’oracolo del Signore» (Gs. IX,14). ↩︎
- «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del suo Figlio» (Eb. I, 1-2). ↩︎
- «Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo» (Mt. XVII,5). ↩︎
- «In Lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Col. II,3). ↩︎
- «Infatti, non giudicai di sapere cosa alcuna in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso» (1Cor. II,2). ↩︎
- «In Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col. II,9). ↩︎
- «Tutto è compiuto» (Gv. XIX,30) (. ↩︎
- «Ma anche se un Angelo dal Cielo vi evangelizzasse qualcosa di diverso da ciò che noi vi abbiamo evangelizzato, sia maledetto e scomunicato» (Gal. I,8). ↩︎
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