di Piergiorgio Seveso

La recente prodezza dinamitarda del tandem Fernández-Prevost contro i privilegi mariani della Mediazione universale e della Corredenzione ha sconcertato molti, ha amareggiato tantissimi, ha addolorato gli incerti e gli ignari ma non ha stupito noi. Avevo da poco completato la scorsa Strobosfera sulle illusioni 2.0 e, in pochi giorni, ecco una nuova valanga di disillusione a spazzar via sogni e viaggi psichedelici.

Chiunque abbia studiato gli anni gloriosi della preparazione alla proclamazione del dogma dell’Assunzione sa che già sotto Pio XII molti stavano lavorando all’approntamento dei nuovi dogmi che sanzionavano solennemente e con fasto – lo ricordo per i candidi cascatori dai peri – verità già universalmente credute dalla Chiesa e insegnate autoritativamente dal magistero pontificio ed in generale dal magistero ecclesiastico, oltre che dalla saggezza di dottori e teologi.

L’Assalto, l’ingiuria, la bomba all’Orsini lanciata contro i privilegi mariani in nome di un falso gesuitismo del giusto mezzo e del niente di troppo, di un ecumenismo non porta al Centro del Regnum Dei (la Chiesa cattolica) ma al massimo alle periferie esistenziali, luoghi notori di passeggiatrici e mezzani, piccoli furfanti e tagliagole multicolori.

Questa dichiarazione, figlia comunque del minimalismo mariano postconciliare e dei rinnovati minimalismi del “dottore del concilio” Ratzinger e del “bucaniere del concilio” Bergoglio è un suggello a tanti mesi di ipocrisie, facili ottimismi e negazioni pervicaci delle evidenze manifeste.

Non ci importa dire, come un qualsiasi puffo brontolone, che “avevamo ragione”. Avremmo preferito mille e mille volte di più avere torto, fare ammende, pietire il vostro perdono, essere travolti da una fiumana di fedeli entusiasti e veramente confermati nella Fede, attraversando “porte” e finestre.

Invece non avevamo torto: Leone XIV Prevost è in perfetta continuità con la Rivoluzione conciliare e l’abbiamo detto la prima sera, tra lo stupore di alcuni, la comprensione di molti, per non parlare delle “apostasie” in sedicesimo di quasi vicini e lontani.

Ci siamo guardati intorno, sembrava sentire più o meno bofonchiare, tra talarizzati e laici in cerca d’autore: “Ecco! Sono i soliti di Radio Spada”. Ebbene quei “soliti” (purtroppo!) avevano ragione e Voi avevate torto; vi avevamo avvisato, la “rivoluzione conciliare” è un marchio indelebile (salvo vero e integrale ravvedimento pubblico) che si porta indosso, specie se ci si è formati ed educati in essa.

Allora non vi diciamo: chiedeteci scusa, noi siamo poco o nulla, ma chiedete scusa a voi stessi e alla Verità fattuale ed ecclesiale, chiedete scusa del tempo perso, delle occasioni mancate, delle manomissioni sistematiche di uomini e cose, della tendenza a “passare” tutto e a “non vedere” attraverso il vetro smerigliato delle illusioni e delle vostre false speranze. Chi l’ha fatto in buona fede non ci pensi, ma chi ha mentito a se stesso tragga le somme.

Tutti vorremmo una “chiesa in ordine”, quadrata, tetragona fortezza, militare “agmen” contro il rio dragone delle eresie e dell’irreligiosità, ma non vi è nulla di peggio che credere di combattere la Buona battaglia ma con la divisa sbagliata. Notoriamente, se si sta con la divisa sbagliata, “irregolare”, si finisce davanti al plotone d’esecuzione; ben misera fine anche per tanti cuori coraggiosi.

Quando poi vorrete toccare con mano non la distanza siderale ma l’abisso tra il vero, genuino, cardinalato romano e ciò a cui oggi assistiamo, leggete le vite e gli scritti delle tante “glorie” pubblicate sul nostro sito o altrove.

Se parlo di abisso e non di distanza siderale, c’è una fondata ragione: le distanze, anche le più lunghe, possono essere colmate, attraverso lunghi viaggi, severe e difficili peregrinazioni, rocambolesche manovre, pazienti odissee, anabasi fortunose. Gli abissi ecclesiali invece no. Sono incolmabili perché il fondo è irraggiungibile anche dai batiscafi di avventurosi e sconsiderati “ermeneuti della continuità”: qui sta lo iato metafisico (e storico) tra cattolicesimo romano e neo-modernismo imperante e tiranneggiante.

E il tempo di scegliere è giunto da un pezzo.

Regina confessorum, ora pro nobis!


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Imm.: Karl Pavlovič Brjullov, The Last Day of Pompeii, Public domain, da Wikimedia Commons