di Piergiorgio Seveso

Mi è sempre difficile parlare dei libri che pubblichiamo come editori per una sorta di pudore ad accedere a registri auto-promozionali o da teleimbonitore. Anche in questo la nostra realtà si caratterizza primieramente come apologetica e culturale piuttosto che commerciale e mercantile (rimanendo non solo pienamente lecito ma pure meritorio stampare e diffondere buoni libri, come fatto fin dagli albori della stampa da tanti cattolici).

Se di questo specifico agire militante – e dei suoi doverosi limiti – abbiamo già parlato altrove, mi corre però l’obbligo di segnalare ai lettori la ristampa di un’opera (Gli ultimi tempi di un regime – con altri scritti spirituali e politici) che coincide, più o meno, con il settantesimo anniversario della morte del suo Autore, l’Eminentissimo cardinale Ildefonso Maria Schuster, l’ultimo «grande arcivescovo di Milano» come suggerisce il nostro libro; aggiungerei io, senza tema d’essere smentito, l’ultimo arcivescovo (integralmente) cattolico di Milano. Dopo di Lui, solo pallide e sfuggenti figure e figuri, nuovi Aussenzi e Gotifredi da Castiglione, neo-modernisti di alta statura o oscuri travet del “Sacro” o presunto tale.

Chi leggesse il libro, si troverebbe di fronte all’azione di una “gloria del cardinalato” (come le tante che abbiamo trattato con solerzia e giudiziosa acribia su Radio Spada) ma con una particolare nota di tragicità. Infatti, il benedettino Schuster si trovò prima immerso nella effervescente e fervorosa epoca della “Conciliazione”, divenne infatti arcivescovo e fu creato cardinale poco dopo la firma dei Patti Lateranensi.

In quell’epoca, carica di speranze e molto di più di grandi illusioni, il cattolicesimo di lingua italiana iniziava una collaborazione più stretta e intensa, per quanto spesso spigolosa, con l’imperante governo fascista, visto come possibile tutamen della religione cattolica romana e della civiltà cristiana nelle nostre terre. Sono gli anni in cui qualcuno, errando, intravede, nell’eminentissimo Schuster un possibile “primate” del fascismo. In realtà la natura schiettamente romana ed universale dell’opera di Schuster lo rende immune da tentazioni autocefale o faziose, rendendolo un vero vescovo-principe super partes et coram Sanctissimo.

Il crescente intensificarsi delle nubi belliche e poi l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale esponeva la diocesi di Milano prima ai drammi e alle distruzioni aviatorie del nemico esterno e poi ad una annosa e ferina guerra civile, un bellum intestinum in cui il terrorismo di certi ribelli, la violenza politica e la severa occupazione militare tedesca esponevano la città e la sua diocesi ad ogni sorta di pericolo.

In questa occasione, il Metropolita lombardo, il successore di Barnaba, Anatalone, Ambrogio e Carlo si troverà a governare la chiesa ambrosiana in grande tempesta, secondo le canoniche modalità operative di un vero Defensor civitatis. Abituati al Nulla parcellizzante e sminuzzante che ogni giorno ci divora e divora la nostra società, oggi non riusciamo nemmeno ad immaginare che un arcivescovo, l’ordinario locale, possa essere stato per secoli e secoli l’unica vera autorità morale presente in una città.

Vero principe spirituale ed indirettamente temporale, l’Arcivescovo vede passare nel corso di secoli, podestà, capitani del popolo, famiglie dominanti, fazioni in lotta serrata, eserciti invasori giunti da lontano o da vicino (oltre Ticino ad esempio), governatori dalle diverse lingue e dalle diverse attitudini, e continua ad operare per la gloria di Dio, i diritti imperscrittibili della Religione, la sopravvivenza del popolo diocesano e la tranquilitas ordinis.

Cercando di beneficare ed assistere vicini e lontani, perseguitati di ogni stagione, vincitori e vinti, eserciti che vanno ed eserciti che arrivano, il cardinale Schuster vive gli anni più drammatici che Milano abbia affrontato nei secoli recenti con lo spirito di un vescovo medioevale e con i mezzi a disposizione di un Arcivescovo del Novecento.

Non si può che rimanere meravigliati di fronte ad una tale quantità di atti di mediazione, pacificazione e vigilanza e che questi gli abbiano consentito nel contempo di governare spiritualmente una diocesi e di dedicarsi ad un’intensissima attività di studioso, liturgista ed agiografo.

Per i potenti che perivano e se ne andavano, nuovi ne arrivavano in sostituzione. Le speranze che molti giornali diocesani ponevano in quel biennio nella sconfitta dell’Asse e nella fine delle ostilità, si infrangevano di fronte ai disordini e alla corruzione, regina del dopoguerra, all’imperversare della propaganda comunista, protestante o semplicemente irreligiosa nella “nuova Italia” che la fragile e nativamente tarata Democrazia Cristiana era inabile, non dico ad estirpare ma nemmeno ad arginare.

La prosa e l’omiletica del cardinale Schuster nel dopoguerra ondeggia tra speranza, illusione e amaro disincanto: nelle lunghe sere passate a Venegono o nella luce soffusa dell’Arcivescovado probabilmente intravede la debolezza e la progressiva erosione della cattolicità pacelliana, vero colosso dai piedi di argilla.

Alla tirannide militare dei cesarismi nazionalistici, si sostituiva la tirannide ancora più invasiva ma ben più sottile del totalitarismo liberale e democratico (in salsa americana) che avrebbe assediato e poi invaso la Chiesa e progressivamente scristianizzato la società, svuotando quelle belle ed enormi chiese in mattoni rossi ed in stile fratesco-neo romanico che il cardinale Schuster aveva fatto costruire in vari punti della sua diocesi, non diversamente dai Sacri monti di San Carlo Borromeo, per proteggere il popolo cristiano dai suoi nemici di sempre.

In attesa che qualcuno riprenda in mano il Pastorale (lo staffile) di Sant’Ambrogio, noi tramandiamo la memoria degli ultimi grandi che ci hanno (nel bene o nel male) provato.

Vas insigne devotionis, ora pro nobis!


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Imm. di Pub. Dom.: Il cardinale Schuster consacra la prima pietra della chiesa di Sant’Edoardo a Busto Arsizio il 24 giugno 1938, da https://it.wikipedia.org/wiki/Alfredo_Ildefonso_Schuster#/media/File:Cardinal_Schuster_consecrating_the_first_stone_of_the_Church_of_St._Edward.jpg