di Piergiorgio Seveso

Ogni tanto cerco di riprendere il filo di questa piccola e avventurosa rubrica, lasciandomi alle spalle la trista quotidianità delle diatribe tra tradizionalisti, conservatori, modernisti sfegatati e normalisti assonnati.

Avvicinandosi il gradevole e meritorio convegno radiospadista di Teramo (sabato 29 novembre) e quello romano in tandem con gli amici di Militia Christi (sabato 13 dicembre), vorrei continuare la rassegna – alla stregua di un Teofrasto redivivo – dei piccoli “coetus” cui dispiacciono severamente i nostri convegni.

Proprio questi convegni, nella pluralità lussureggiante di voci e di posizioni, rendono appieno la ricchezza dell’offerta culturale, apologetica e formativa di Radio Spada: tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione amichevole e disinteressata di molti, ad una continua ed indefessa attività di studio e rielaborazione contenutistica, ognuno nel proprio ambito, e alla sordità di fronte alla sirene, ora melliflue, ora brutali, dell’integristicamente corretto.

Infatti mi ero già occupato di due categorie di avversari e feroci antipatizzanti (conservatori e sede-impedisti) in due differenti puntate di questa rubrica ovvero Il sofisma dei prudenti e I pifferai dell’avventura.

Oggi invece parlo di un terzo gruppo, certamente e nettamente più minoritario ma comunque visibile in quel gran deserto che è il web e nell’ancora più severo deserto delle nostre vite, quello dell’integrismo autoreferenziale.

Quando qualcuno arriva alla chiara e a tratti spiazzante certezza della “crisi nella Chiesa” con conseguente crisi dell’autorità ecclesiastica e papale e ancora più evidente raccorciamento vanificante della “missio cattolica”, deve ritrovare subito un posizionamento “ecclesiale” che renda pienamente ragione delle proprie scelte. Se questa ricerca si ferma davanti alla sconcertante e irriducibile constatazione di un’apostasia diffusa, di un “unicum historicum” – che non ha ovviamente precedenti nella storia della Chiesa, né codificate vie di uscita – e in ultimo alla necessità di emergenziali soluzioni per preservare la propria vita cristiana e la testimonianza di fede cattolica romana integrale, tutto rientra nella drammatica e sacrosanta “buona battaglia” di cui ogni giorno scriviamo, sudando sulle carte di questo blog.

Se la soluzione emergenziale diventa strutturale, se il ritrovarsi sulla “zattera della Medusa” diventa festosa e ridondante normalizzazione autocefala, se alla carenza (o mancanza) delle autorità cattoliche si sostituiscono leadership carismatiche, dotte (o presuntamente tali), umanamente affascinanti, in ultima analisi totalizzanti e incapacitanti, si provvede all’assenza del Padre che parla del colle Vaticano con patrigni, papocchi e pateracchi dell’Autorità.

Si incomincia a “iurare in verba magistri”, a rifiutarsi di guardare nei canocchiali della Realtà, come faceva il buon “Simplicius” Cremonini. Si continua poi realizzando piccole congiure da cortile, rubando i vasi dei vicini o lasciando l’immondizia sui ballatoio comune per dispiacere ai dirimpettai, origliando dalle feritoie dei muri comuni e spiando le mosse avversarie dai vetri rotti o dalle persiane divelte della casa del tradizionalismo cattolico, suonando ai citofoni alle due del mattino, berciando gutturali ingiurie cicliche, scrivendo lettere sgrammaticate per denunziare complotti immaginari del vicinato, illudendosi di essere vivi e di stare combattendo nientepopodimenoche il paolino “Bonum certamen”. Digitus Dei non est hic.

Nessuna buona battaglia, nessun momento di gloria, al massimo una “guerra dei bottoni” assai meno nobile e dignitosa di quella dei cari ragazzi della via Pal.

E così di immancabile appuntamento in immancabile appuntamento, di polemichetta in polemichetta, di gargarismo in gargarismo, si passano le giornate sulla “montagna (quasi) incantata dell’integralità” che somiglia assai di più alle montagne di cartapesta del Truman Show.

Radio Spada esiste quindi anche per mostrare al mondo che c’è un modo efficace, rigoroso, forte, fertile e al contempo disincantato di esercitare il cattolicesimo romano (integrale) nei pubblici agoni e sulle pubbliche tribune, pur con i mille difetti dei suoi militanti.

Stella matutina, ora pro nobis.

Sancte Joseph, protector Sanctae ecclesiae, ora pro nobis.


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Foto di Daniele Sgura: https://www.pexels.com/it-it/foto/vecchio-con-occhiali-vr-in-montagna-19636646/