Il 21 dicembre 2025 ricorrono i 650 anni dalla morte di Giovanni Boccaccio, la terza corona, dopo Dante Alighieri e Francesco Petrarca della letteratura italiana. In ragione del suo spirito vivace e a volte fuori dalle righe – il che gli costò anche una permanenza nell’Indice dei Libri Proibiti – l’autore di Certaldo, che pure fu chierico (forse anche sacerdote), viene oggi presentato come una sorta di Voltaire del Trecento, scollacciato, libertario e libertino, anticlericale se non addirittura dubbioso sulla fede fino quasi all’ateismo. Ovviamente è tutto falso! Nessuno certamente – e questo, pare lapalissiano dirlo, vale in generale – vuol dare a Boccaccio patenti di impeccabilità e alle opere sue il crisma dell’infallibilità e dell’inerranza (nemmeno il Papa ne è investito nei suoi atti privati), tuttavia possiamo affermare che fu un autore non nemico della fede ortodossa e probabilmente mosso da intenti “pastorali”. Lo spiega Antonio Fatigati, autore dell’agile saggio “Boccaccio teologo. Per una rilettura del Decameron” (Mauro Pagliai Editore, 2021), in un’intervista concessa al Gruppo Studi Girard e di cui riprendiamo alcuni passaggi. Del resto, come abbiamo ripetuto pure per altri Autori, il giudizio complessivo su figure di spicco della letteratura, ora eccentriche, ora controverse, deve tenere come supremo criterio quello della Dottrina Cattolica: salvare il buono, rigettare il cattivo, usare prudenza per tutto.


«Credo che la comprensione del Decameron si sia modificata fin dal XIV secolo raggiungendo l’apice nel secolo successivo. Non a caso il testo entra subito nel primo indice dei libri proibiti nel 1559. Evidentemente il testo ha cessato presto di avere valenza teologica e pastorale ed è sopravvissuto come documento fondamentale di congiunzione tra medioevo e umanesimo oltre che capostipite dell’arte narrativa in prosa. Così, quello che era un testo che in modo complesso proponeva visione teologica, descrizione della realtà quotidiana degli uomini e intenti pastorali con forti riferimenti all’etica aristotelica secondo la rivisitazione di Tommaso, ha finito per essere considerato una raccolta di racconti superbamente scritti, capolavoro di ironia e spregiudicatezza … Proprio la scoperta di questa alterazione mi ha incuriosito e spinto ad approfondimenti che sono sfociati nella ricostruzione del pensiero teologico di Boccaccio così come lo si può ricostruire attraverso i suoi studi, le sue lettere, la sua biblioteca, le sue novelle … Ora, immaginare che uno scrittore del XIV secolo potesse essere anticristiano in una società che neppure immaginava tale orientamento, è quanto meno antistorico … Mi pare dunque che per cercare una unitarietà nel Decameron occorra tenere insieme tre elementi: l’intenzione di Boccaccio di manifestare delle intuizioni teologiche derivate dalla frequentazione con gli agostiniani e dalla teologia tomista; il contesto sociale in cui egli vive con tutte le contraddizioni ecclesiali, sociali, politiche del tempo; la geniale capacità di Boccaccio scrittore e la sua originalità nel ricercare e raccontare storie. Qualsiasi tentativo di separare questi elementi conduce a una appropriazione indebita della sua opera … Boccaccio riconosce nella grande pestilenza del 1348 (quando lui, nato nel 1313 aveva appunto 35 anni …) il punto di svolta per restituire al mondo, attraverso i dieci giovani (tre uomini e sette donne, ed è difficile qui non riconoscere i codici religiosi della trinità e dei sacramenti, oltre all’osservazione che i quindici giorni di permanenza del gruppo fuori da Firenze per il numero dieci porta al simbolico 150, cioè al numero dei salmi che la recita del rosario nei tre misteri equiparava consentendo la sostituzione devozionistica da parte del popolo non in grado di leggere il latino), una nuova speranza e un nuovo modo di vivere che troverà il suo culmine dell’ultima giornata, la decima, quella che più palesemente riprende l’etica aristotelica riletta da TommasoBoccaccio è indubbiamente quella di dimostrare nelle prime due novelle come i mediatori con Dio (santi e ministri della Chiesa) seppur peccatori o ingenui siano comunque strumenti divini e che lo Spirito Santo abita la Chiesa, malgrado tutto (come dimostra la conversione altrimenti incomprensibile di Abraam nella seconda novella). E ciò appare coerente anche con le tirate antifratesche presenti in alcune novelle del DecameronIl Decameron ha, a mio avviso, la stessa intenzione: racconta di Dio, difende la Chiesa di Cristo, partecipa della vita quotidiana degli uomini, esalta le virtù, insegna. Boccaccio non spiritualizza gli uomini e non distacca Dio dalla terra ma anzi lo rende visibile nelle virtù di alcuni e persino, per contrapposizione, nel peccato di altri»

fonte https://dellecosenascoste.wixsite.com/home/post/boccaccio-teologo-intervista-ad-antonio-fatigati



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fonte immagine https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Boccaccio#/media/File:Andrea_del_Castagno_Giovanni_Boccaccio_c_1450.jpg