di Mons. Jean-Baptiste Malou, Vescovo di Bruges

La seconda liberazione [d’Israele] fu operata da Giuditta, che troncando la testa ad Oloferne liberò la sua patria dalle armate del re Nabucodonosor. A tutti è nota questa storia, ma forse non tutti vi hanno osservato le circostanze che presagiscono la santità di Maria di cui Giuditta era figura. Cotesta pia vedova era di una ragguardevole bellezza e ragguardevole santità le quali la Scrittura ha celebrate. Per la sua rara bellezza Giuditta trionfò d Oloferne, ma la beltà del corpo nel senso mistico dei nostri libri santi rappresenta la beltà dell’anima o la santità. Maria per la sua santità unica fin da principio trionfò di Satana. Dio non permise – dice la Scrittura – che la sua ancella Giuditta venisse contaminata quantunque fosse esposta al peccato quando entrò nel padiglione d’Oloferne. E Dio parimente non permise che venisse contaminata Maria dalla macchia originale quantunque vi fosse esposta quale figlia d’Adamo quando entrò in questo mondo in cui regnava il principe delle tenebre. Giuditta troncò la testa al nemico del popolo di Dio. E Maria schiacciò la testa del serpente il nemico del genere umano. Contemplando questo tipo della Madre di Dio san Gregorio il grande non esita a dire che Oloferne rappresentava il serpente e Giuditta la donna promessa nella Genesi. Egli scorge in questa immagine in qualche modo intermedia, comparsa nel mezzo dei tempi, una doppia luce cioè un riverbero della prima profezia la quale essa conferma ed un riverbero sull’adempimento futuro di questa profezia, che si è verificata in Maria e nel suo divin Figlio. Ciò che in questo tipo principalmente c’importa sono le circostanze indicanti in Maria una santità perfetta per cui trionfò dell’inferno.

L’Immacolata Concezione della B.V.M. considerata come dogma di fede, Versione di G.A. Pizzo, Torino, 1857, p. 129

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