di Luca Fumagalli
Nel 2020 la piccola casa editrice Galileo di Cambridge fece un bel regalo a tutti gli appassionati di George Mackay Brown dando alle stampe Christmas Stories, un libro di racconti a tema natalizio firmati dall’autore orcadiano. Molti di questi erano già apparsi in precedenti raccolte – soprattutto Andrina, The Masked Fisherman e Winter Tales – ma altri avevano visto la luce solo su rivista o in volumetti a tiratura limitata.
La silloge, assemblata con scritti eterogenei sia per data di composizione che per complessità, è introdotta da un testo autobiografico, A Child’s Christmas, che esemplifica temi e attitudine dei vari racconti, quasi tutti ambientati nelle isole Orcadi durante la stagione invernale. In essi le leggende medievali, gli antichi riti legati al solstizio d’inverno, la tradizione evangelica e il folklore moderno si intrecciano senza soluzione di continuità, e spesso i piani temporali si confondono, accennando a una presenza soprannaturale che non è mai veramente esplicitata. Brown, interessato più che altro a rimarcare le verità ricorrenti dell’esistenza umana, preferisce lavorare per allusioni sullo sfondo di un paesaggio abitato da pescatori e pastori, che conserva chiari tratti allegorici. Addirittura l’occasionale descrizione di una coppia di sposi in cerca d’alloggio, di tre stranieri o di un misterioso bambino contribuisce a rendere una buona parte dei testi una sorta di rivisitazione della Natività. Ancora una volta, però, si tratta di suggestioni: il compito di unire i puntini, per così dire, è sempre delegato al lettore.
Accanto a ciò si collocano le tipiche critiche browniane al puritanesimo e al progresso tecnologico, entrambi accusati di oscurare la straordinarietà del Natale. Se i calvinisti non vanno oltre alla sprezzante condanna delle festività tradizionali, ritenute pagane e indegne – meglio stare a casa propria a meditare sulla Bibbia – la scienza, da parte sua, si ostina a crogiolarsi nella sua cecità, incapace com’è di cogliere il Mistero che pervade ogni cosa.
Volendo offrire una rapida panoramica limitata alle storie non inserite nelle precedenti raccolte – di quelle si è già parlato, a suo tempo, nei vari speciali dedicati ai racconti di Brown – la prima in cui ci si imbatte è Herman: A Christmas Story, la vicenda di un soldato romano di origine germanica che si ritrova a fare la guardia alle porte di Betlemme proprio quando Giuseppe e Maria vi giungono per il censimento. A fare da contraltare a una civiltà latina in via di decadimento vi è il vitalismo degli altri popoli, in particolare di quello ebraico, in attesa di un Messia che porterà la pace (un’intuizione che, come ricorda un commilitone di Herman, è stata anche del grande poeta Virgilio). Altro racconto d’ambientazione storica è The Lost Traveller, in cui un anziano ebreo, disilluso nei confronti di quella religione a cui ha dedicato tutta la vita, diventa pastore e incontra casualmente i Re Magi.
Decisamente più intrigante è One Christmas in Birsay il cui protagonista è un giovane San Magnus, martire medievale e patrono delle Orcadi a cui Brown era particolarmente legato. In questa storia, che si svolge durante la viglia di Natale, lui e il cugino Hakon – il suo futuro carnefice – stanno giocano sugli scogli quando vengono attaccati da un uccello rapace. Hakon è ferito alla testa, mentre Magnus accoglie pacificamente l’uccello tra le sue mani. Tuttavia, prima di riprendere il volo, l’animale gli ferisce il palmo, quasi ad anticipare quello che sarà il suo destino.

I Saw Three Ships si svolge durante gli anni della dittatura di Cromwell, con le isole improvvisamente avvolte da un’insopportabile cappa di puritanesimo. Qualcuno riesce di nascosto a procurarsi da bere e a pregare nella cattedrale, ma si tratta di imprese assai rischiose. Un velo di allegoria avvolge l’intreccio quando al porto giungono tre navi, Fede, Speranza e Carità, e dall’ultima scendono un uomo, una donna e un bambino in cerca di un riparo per passare la notte. Purtroppo nel villaggio per loro non c’è nulla e sono così costretti ad avventurarsi nell’aperta campagna.
Con A Christmas Exile si passa invece al Novecento: Ken, un ragazzo di Edimburgo, è obbligato a trasferirsi per qualche tempo dalla nonna nelle Orcadi dato che la madre è gravemente malata e il padre, da solo, non può badare a tutti i figli. Lì, in mezzo alla natura, trascorre giorni spensierati ed è felicissimo. Qualche tempo dopo riceve una lettera dal genitore che lo informa che tutto si è risolto per il meglio e che può finalmente rientrare a casa per festeggiare il Natale.
Se la brevissima A Christmas Story è una rivisitazione in salsa orcadiana di Un canto di Natale di Dickens, The Poor Man in his Castle racconta di James Woolcot, un rampante avvocato, convertito al cattolicesimo, che torna sulla nativa isola di Norday per far visita al padre, signorotto locale dedito esclusivamente agli studi naturalistici. Alle discussioni col rigido ministro puritano del luogo segue la visita ai resti di un’antica cappella e l’incontro con un misterioso fanciullo che porta in dono pani e pesci.
Segue Stars dove Brown descrive la notte di Natale di una comune famiglia di contadini e pescatori. Il titolo rimanda alla scelta stilistica di inserire in ognuno dei sette paragrafi in cui la vicenda è suddivisa la descrizione di una stella, vera o metaforica. Di affetti famigliari si parla anche in The Old Man in the Snow, incentrato su una piccola comunità che si mobilita prima del Natale per soccorrere un anziano caduto nella neve, e nella fiaba The Feast of the Strangers: quando il 25 dicembre la madre apre le porte della stalla in cerca di suo figlio, un ragazzo ritardato, è colta inaspettatamente da una visione dei Re Magi e dei loro doni. Infine, The Christmas Horse racconta di un bambino che chiede inutilmente di ricevere in regalo da Babbo Natale un cavallo e che, una volta cresciuto, diventa un maestro d’equitazione.
Probabilmente, però, il racconto più suggestivo del libro è The Last Island Boy: A Story for Christmas. L’anonimo ragazzo del titolo è il figlio di una coppia di Leeds che, in cerca di un po’ di pace e di una vita legata alla terra, si è trasferita da qualche anno su una piccola isola delle Orcadi, ormai disabitata. Ciononostante le cose non vanno molto bene, con giornate segnate dalla fatica e dagli elementi ostili, e con delusioni che superano di gran lunga le gioie. Un sabato il giovane protagonista decide di visitare le rovine dell’isola, comprendenti case, fattorie e pure la magione diroccata del nobile locale. Mentre si aggira tra i resti di un passato spettrale, ecco accadere il miracolo: avvicinandosi all’antico monastero, che fu un luogo di preghiera ma anche di cultura e lavoro, ha infatti l’impressione di sentire le voci dei monaci intenti a cantare in lode a Dio.


Seguite Radio Spada su:
Facebook: https://facebook.com/radiospadasocial
il nostro negozio: www.edizioniradiospada.com;
Telegram: https://t.me/Radiospada;
Gloria.tv: https://gloria.tv/Radio%20Spada;
Instagram: https://instagram.com/radiospada;
Twitter: https://twitter.com/RadioSpada;
YouTube: https://youtube.com/user/radiospada;
