Volentieri presentiamo questo utile estratto del Padre M. Liberatore, preso dall’ottimo Compendio di Filosofia – Metafisica e Logica. Ovviamente le prove dell’esistenza di Dio sono anche e soprattutto altre, ma pure questo argomento merita una menzione.
[…] È talmente piena l’autorità del genere umano nell’attestare l’esistenza di Dio, che niente di più fermo potrebbe desiderarsi da questa parte. Poiché a riconoscere siffatta esistenza convengono con unanime accordo, quanti sono o furono i popoli, vuoi civili, vuoi barbari. Laonde disse Plutarco[1]: Se tu giri per il mondo, ti sarà più facile trovar città senza muri, e ignare di lettere, prive di scuole e di teatri; che trovar gente priva di templi e di Numi, la quale non usi preghiera e giuramento ed oracoli, e non faccia sacrifici alla Divinità, per impetrarne largimento di beni, e rimozione di mali. Seneca poi si espresse così[2]: Noi diamo gran peso al sentimento universale degli uomini; e per noi è argomento di verità che una cosa sia tenuta da tutti; come l’esistenza divina, tra gli altri argomenti, la raccogliamo da ciò, che in tutti sia insita la persuasione dei Numi; né si trovi alcun popolo, talmente posto fuori ogni legge ed ogni costume, che non creda esserci qualche Iddio. Il qual meraviglioso consenso delle genti sembra nato da ciò, che siffatta verità si deriva, quasi senza nessuna fatica, dai primi principii per sé noti. Né ella sottomise alla sua evidenza i soli indotti e popolani, ma i dotti altresì e prestanti per ingegno.
Si consultino i poeti, gli oratori, gli storici, i naturalisti, i filosofi, i giuristi, i teologi, e generalmente quanti si resero chiari per coltura di mente e conoscenza della natura. Tutti, eccetto pochi, unanimemente si accordarono nel riconoscere la Divinità. Di qui spontaneamente sorge questo raziocinio. Un effetto comune, costante, insuperabile, richiede una causa parimente comune, costante, necessaria. Siffatta causa non può essere, se non la natura. Dunque, il perpetuo ed unanime consenso delle genti intorno all’esistenza di Dio, ha per causa la natura. Ma il testimonio della natura è saldissimo, e non soggetto ad errore. Dunque, l’esistenza di Dio deve annoverarsi tra le cose certissime e vere.
[1] Adversus Coloten.
[2] Epist. 171.

