Volentieri presentiamo questo utile estratto dal Compendio di Filosofia – Metafisica e Logica.


Obb. VI. Non c’è verità in Metafisica, per importante che sia, la quale non venga contraddetta da molti tra gli stessi filosofi. Per contrario i fatti fisici non si negano da nessuno. Ciò è segno che la Metafisica è impotente a dar piena certezza. R. Passi l’ant. e nego il cons. Anche ammessa la verità del disaccordo così assoluto tra i filosofi, come dice l’obiezione (il che in gran parte potrebbe anche negarsi); il conseguente non tiene. Poiché il criterio di verità per gli oggetti di cui qui si tratta, non è il consenso universale dei filosofi, ma l’evidenza del raziocinio e dei principii, a cui esso si appoggia. Onde l’avversario dovrebbe dimostrare che intorno a quei veri, a cui allude, il raziocinio stesso vacilli oppure vacillino i principii, da cui esso muove, non già che ci siano dei contumaci e cavillosi, i quali per fragilità dell’umana natura non mancano mai, anche rispetto alle verità più lampanti. E di fatto non ci sono stati in ogni età idealisti e scettici, i quali hanno negata e messa in forse perfino l’esperienza, dubitando della realtà stessa del mondo sensibile? Si dovrà dire per questo che l’esperienza stessa è inefficace a dare certezza? Che poi intorno ai fatti, o ad alcuni veri più prossimi ai medesimi, vi siano meno contraddittori, ciò prova soltanto che l’uomo s’induce più facilmente a chiuder gli occhi alla luce nelle verità più remote dai sensi, che non in quelle che feriscono immediatamente i sensi o poco se ne discostano.

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Obb. IV. Molti insegnano dottrine false, e nondimeno affermano che esse son loro immediatamente evidenti. Dunque, la mente, negli stessi giudizi immediati, può cadere in errore. R. Questi uomini affermano ciò con la bocca soltanto, non già per interna persuasione dell’animo, la quale escluda ogni dubbio. Poiché sedotti dallo spirito di parte, non potendo altrimenti difendere le proprie opinioni, ricorrono alla vantata evidenza; ma non in buona fede, bensì simulatamente e ingannevolmente. Si oda S. Tommaso[1]: Nessuna cosa, egli dice, è così vera, che non possa negarsi a parole. Perfino questo principio notissimo, che non può una stessa cosa essere e non essere, fu da alcuni negato. Ma si danno cose così evidenti, che i loro contrarii non possono concepirsi con l’intelletto, e perciò non può loro contraddirsi nell’interno della ragione; bensì solamente con l’esteriore parola.


[1] In I. Posteriorum, lect. 19.

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