Abbiamo già visto che l’Immacolata ha legami “allegorici” con i leoni e i leopardi, per cui non sembrerà tanto strano al lettore che la Madre di Dio possa in qualche modo averli anche con gli elefanti, come ci mostra il seguente passaggio di un discorso (che non è un tratto di zoologia, sia chiaro!) del padre domenicano polacco Giustino di Mieckow (1591-1649) che spiega il titolo mariano di “Torre d’avorio”.
L’elefante è l’animale più eccezionale tra tutti gli esseri viventi, per ogni genere di perfezione. Supera tutte le creature terrestri, tutti i pesci e tutti gli uccelli per intelligenza. Per questo è chiamato “re della prudenza” da Cicerone (De natura deorum, l. I). Anche la sua pulizia è grande e straordinaria: infatti fugge gli animali immondi con meravigliosa velocità, ed è così attento alla pulizia che, quando la notte si ritira e il giorno si avvicina, si ispeziona completamente e si affretta al lavacro se scopre su di sé qualche sporcizia, per non apparire impuro agli occhi di chi lo vede al sorgere del sole … Non è minore la sua temperanza … La sua magnanimità e liberalità sono indicate da Eliano con molti esempi. Perciò, su una moneta di Antonino Pio, si vede un elefante con la proboscide ricurva a semicerchio verso l’alto, con l’iscrizione Munificentia Augusti. Sulla sua mansuetudine Oppiano riempie molte pagine. Per la forza dei muscoli supera tutti gli esseri terrestri; sostiene torri con soldati armati sul suo dorso … Sebbene sia di imponente grandezza, ha tuttavia una lingua piccola, che nasconde in bocca e mostra raramente. Secondo tutte queste caratteristiche, è stata plasmata la Vergine Maria. Ella è dotata di somma sapienza, somma prudenza, somma equità e suprema giustizia. Ella supera tutte le creature per purezza, temperanza, magnificenza, liberalità, mansuetudine, forza e potenza, come abbiamo ampiamente dimostrato nell’epiteto Speculum iustitiae (Specchio di giustizia). Ella non piega le ginocchia a nessuna creatura, ma tutti la venerano come la grande Signora del mondo e Regina dell’universo. Re e principi scendono dai carri dorati per adorarla, chinano il capo scoperto; il potere dei giudici le sottomette non solo i fasci e le scuri, ma anche le teste e i colli. Pur essendo la più grande mole di tutte le virtù, ebbe una lingua così piccola, pronunciò così poche parole quando era tra i mortali, da sembrare priva di parola, come abbiamo detto nell’epiteto Virgo prudentissima (Vergine prudentissima). A buon diritto, dunque, è chiamata Turris eburnea (Torre d’avorio). Inoltre, l’elefante supera gli altri animali non solo per grandezza, castità e pulizia, ma anche per la sua longevità … Allo stesso modo, la Beata Vergine Maria supera tutti i santi, non solo per purezza, candore e luminosità, ma anche per una più costante perseveranza.
Discursus praedicabiles in Litanias Lauretanas, t. II, Neapoli, 1857, p. 313.
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