Volentieri presentiamo questo utile estratto del Padre A. Zacchi OP, inserito nelle Appendici dell’ottimo Compendio di Filosofia – Metafisica e Logica.


[…] Molti atei cominciano a ricredersi, appena l’esperienza della vita fa loro comprendere, che la nostra povera intelligenza, da ogni parte circondata da misteri, non ha nessuna ragione d’inorgoglirsi; appena l’esperienza fa loro comprendere, che non è nella soddisfazione dei sensi che possiamo trovare la felicità stabile e vera, a cui anela il nostro cuore. E per questo motivo che dinanzi alle più tragiche contingenze della vita, e specialmente dinanzi al terribile enigma della morte, quando il velo delle passioni si squarcia, l’intelligenza umana, non più ostacolata, rivede quasi sempre il volto sorridente di Dio. La fede in Dio – scrive il P. Sertillanges[1] – è nell’umanità «quello che è il sole nel suo corso diurno. Al mattino, quando l’astro sorge tra le brume, che cancellano le forme e livellano gli oggetti, sembra solo, ed è verso di esso, che si volge l’ammirazione riconoscente degli uomini. Di poi il sole ascende, e alla sua luce la vita riprende il suo corso; gli oggetti ci distraggono e attirano la nostra attenzione fino a farci dimenticare completamente il grande benefattore che dispensa la luce. Gli aspetti della natura vari e mutevoli bastano allo sguardo, che non ne cerca più la sorgente. Ma viene la sera, e l’astro, ai confini della notte che avanza, riprende la sua sovranità, e dominando radioso tutto l’orizzonte, avvolge dei suoi splendori cielo e terra».


[1] Les sources de la croyance en Dieu, Paris, 1928, Préface.

Foto (tagliata) di Fabio Partenheimer: https://www.pexels.com/it-it/foto/occhiali-da-sole-wayfarer-su-sand-tilt-shift-lens-photography-712395/