Riportiamo in traduzione italiana l’omelia pronunciata da papa Clemente XI durante il solenne pontificale del 25 dicembre 1701.
I voti delle genti e gli oracoli dei Profeti trovano compimento: l’eterno Creatore e Signore di tutte le cose, nascondendo la maestà della Sua divina Essenza, ha assunto la sembianza di servo. Coloro che erano oppressi dal giogo pesante dell’antica contaminazione e da una dura schiavitù, Egli li ha restituiti alla libertà lungamente desiderata. Iddio inviò il Suo Figliuolo, nato da donna e sottoposto alla Legge, affinché redimesse quanti erano soggetti alla Legge. L’Antico di giorni è divenuto un Bambino, acciocché con l’abbassamento di Dio alle cose umane, l’uomo potesse innalzarsi a quelle divine. La fortezza si è resa debole, affinché la debolezza potesse acquisire vigore. La misericordia discese ai peccatori, la salute ai malati, la verità agli erranti, la luce ai ciechi, la vita ai morti. Insomma, per non servirci di parole diverse da quelle che poco fa udimmo dal Vangelo, il Verbo si è incarnato e ha preso dimora fra noi. Gran mistero è questo, senza dubbio, gran prodigio dell’Amore divino, grande sacramento della nostra riconciliazione! Su dunque, Dilettissimi, non potremmo ormai parlarvi più degnamente che con gli stessi sentimenti del beatissimo Principe degli Apostoli: “Stirpe eletta, Sacerdozio regale, gente santa, popolo di redenzione”, celebriamo con letizia questo sacro giorno! È il giorno in cui i campi del deserto hanno prodotto il germoglio del profumo d’Israele. È il giorno in cui la verità è sorta dalla terra e la giustizia ci ha guardato dal Cielo. È il giorno in cui ci è nato il Pargolo, in cui ci è stato donato il Figliuolo, quel Pargolo che i Cieli non potevano contenere, Figliuolo Unigenito, Figliuolo di Dio, che volle farsi figlio dell’uomo affinché noi fossimo fatti figli di Dio. Esultiamo nel giorno della nostra salvezza, divenuti partecipi della natura divina; rallegriamoci nell’ammirabile misericordia di Dio, che ci ha eletti! Si effonda la nostra lingua nella lode del Signore, e ogni Creatura benedica il Suo Santo Nome, Egli che, pur essendo ricco, per noi si è fatto povero, affinché ci arricchissimo con la Sua povertà. Meditiamo seriamente sull’ineffabile grandezza di quest’opera soprannaturale e su quanto grande sia il dono che in essa la Divina Clemenza si è degnata di concederci, e umilmente riconosciamolo. Lo riconoscono gli Angeli, i quali, come ammonisce San Gregorio, dopo la venuta di Cristo Signor nostro, ricusano di essere adorati dagli uomini e non sdegnano ora di averli per compagni, loro che prima disprezzavano come infermi e abbietti. Lo riconoscono i Demoni, invidiosi della nostra Redenzione, i quali si rammaricano poiché, per la salutifera incarnazione del Verbo Divino, vedono sottratta al Potere delle tenebre la stirpe umana, che, già ingannata dalla loro frode, si gloriavano fosse rimasta priva dei doni celesti. Riconosciamo dunque anche noi, o Dilettissimi, questi amplissimi pregi della nostra natura. Quella natura che è stata purgata dell’antica macchia e che l’Uomo nuovo ha innalzato meravigliosamente a tanta sublimità, condannando le sozzure dell’uomo vecchio, non sopportiamo più che si avvilisca. Si conformino i nostri costumi a ciò che contempliamo nei misteri, affinché il Sacramento dell’umana Redenzione si converta in nostra disciplina. Iddio giace in un Presepio: perciò, in futuro, non lasciamoci sollevare da alcuna ambizione. L’Autore increato della natura è coperto di vili e lacere vesti: perciò, non ci possegga più alcuna cupidigia di beni temporali. Da una Vergine nasce il Mediatore tra Dio e l’Uomo, il Padre del secolo futuro, il Principe della Pace, Cristo Gesù: perciò, non ci corrompa nessun allettamento del piacere mondano, l’ira non ci infiammi, l’invidia non ci morda, non ci contamini infine alcuna sozzura di qualsivoglia bruttezza. Così, il Natale del Signore sarà per noi un Natale di pace, di quella pace vera e celeste senza la quale non può sussistere la stessa pace umana, che pure con tanta ansia cerchiamo per sollievo nelle nostre afflizioni. Affinché dunque ci venga concessa altresì questa pace terrena da Colui che fa la pace nelle altezze e che stabilisce i re sui troni, perseguiamo in primo luogo la pace in Dio, quella pace che il mondo non può dare. È quella pace che in questa stessa notte gli Angeli annunziarono agli uomini di buona volontà: questa cerchiamo, questa domandiamo, questa custodiamo. Poiché Egli è la nostra pace, Colui che unì in Sé stesso le due diverse nature, Colui che può cancellare le nostre colpe e perfezionare in noi i Suoi doni.
🔴“L’inviolabil Pietra”. Un’omelia di Clemente XI su san Pietro
🔴“Io con voi sono tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Un’omelia di papa Clemente XI
🔴L’immensità del mistero del Natale. Un sermone di San Leone Magno
🔴Meditazioni natalizie di Pio XII
🔴La notte di Natale alla Corte pontificia
🔴L’Ottava di Natale nella Corte Papale

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