Nella quarta domenica d’Avvento la Chiesa Romana legge il passo del vangelo di Luca in cui si racconta l’inizio della durissima predicazione di san Giovanni Battista. Ci pare opportuno quindi riprendere un passo della “Risposta” (postuma) di p. Michel Guérard des Lauriers o.p.  alle 35 domande della “Lettera a un religioso“ scritta da Simone Weil (1909-1943) nel 1942. La pensatrice vincolava il suo ingresso nella Chiesa Cattolica a una risposta convincente a quelle domande. La Provvidenza dispose altrimenti in quanto, senza attendere risposte o altro, chiese e ottenne di essere battezzata poco prima di morire per cui come scrive Guerard: «Dio ha reso vani quei quesiti, almeno per Simone Weil. Egli ha risposto alla «Lettera» come Lui solo poteva fare».

Simone Weil lo aveva compreso perfettamente, il prestigio della Chiesa e la sua imprescrittibile grandezza consistono nell’essere l’umile serva della Verità divinamente rivelata, nell’indicare Colui che è il suo Sposo, come fece san Giovanni tirandosi umilmente in disparte. «La Chiesa è perfettamente pura soltanto sotto un rapporto; cioè solo in quanto conservatrice dei sacramenti. Ciò che è perfetto non è la Chiesa ma il corpo ed il sangue di Cristo sull’altare» (30, 31-34). «La vera pietra filosofale, il vero Graal, è l’Eucarestia. Cristo ci ha indicato quello che dobbiamo pensare dei miracoli, ponendo proprio al centro della Chiesa un miracolo invisibile ed in un certo modo puramente convenzionale (solo che la convenzione è ratificata da Dio). Dio vuole rimanere nascosto. “Il Padre vostro che rimane nel segreto!”» (36, 36; 37, 1-6). La verità costringe ad aggiungere questo. Tutto avviene come se con il tempo si fosse guardato non a Gesù ma alla Chiesa come all’incarnazione di Dio sulla terra … come se con il tempo la Chiesa ritenesse essere Cristo non il «corpo ed il sangue di Cristo sugli altari» ma gli altari stessi, poiché questi sono gli strumenti ed il simbolo della riunione del «popolo di Dio»[1]. La stessa «degradazione» offende e scristianizza tutto ciò che è cristiano; il culto come la durata, il senso del sacro come l’Eternità, l’adorazione e la libertà. Simone Weil non credeva di essere’ «profeta» ma si dimostrò assai intelligente a proposito delle cose di Chiesa, quando le considerava con obiettività.[2]

  1. Si può scorgere un riferimento alla nuova definizione della messa contenuta nel famigerato luteraneggiante n. 7 dell’Institutio Generalis Missalis Romani di Paolo VI che definiva la messa principalmente come l’assemblea del popolo di Dio sotto la presidenza del sacerdote. La questione fu affrontata anche dagli estensori (fra cui Guerard) del  Breve Esame Critico del Novus Ordo Mssae. ↩︎
  2. Guerard de Lauriers, Risposta alla “Lettera ad un religioso”, Borla, Milano, 1970, pp. 83-84. ↩︎

🔴La “Risposta” di p. Guérard des Lauriers alla “Lettera” di Simone Weil

🔴[PODCAST] Aspetti eterodossi nel pensiero di Simone Weil


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