Volentieri presentiamo questa traduzione realizzata da un lettore a partire dal testo Les Juifs dans la Révolution française (Parigi, 1889) del celebre convertito Padre Joseph Lémann (1836-1915), ripreso dai Domenicani di Avrillé.
Fin dall’inizio, la Rivoluzione si è resa avvelenatrice, ma con arte, con abilità; ha imitato ed addirittura sorpassato le miscele di Agrippina e Locusta.
Rivisitiamo per un attimo con la mente la Roma pagana: Locusta è una famosa avvelenatrice dell’epoca dei Cesari. Per prima cosa ricevette l’incarico di uccidere l’imperatore Claudio, dietro ordine di Agrippina. Fu poi convocata al consiglio; le fu chiesto di avvelenarlo con ingegno! Un veleno troppo rapido avrebbe reso evidente l’omicidio di Claudio; un veleno troppo lento gli avrebbe dato il tempo di rendersene conto e di garantire i diritti di Britannico, suo figlio. Locusta capisce e trova qualcosa di ricercato in fatto di veleni, che turberà la ragione e spegnerà lentamente la vita. Un eunuco fa bere al malcapitato Cesare il veleno mettendolo in un fungo che lui assapora con delizia: muore stordito!
Un anno dopo, Locusta si sbarazzò di Britannico, che era di intralcio a Nerone. Questa volta non le fu chiesto un veleno lento, timido, segreto, come quello che aveva preparato con tanta raffinatezza per Claudio, ma un veleno attivo, rapido, fulminante. Britannico cadde morto al tavolo imperiale.
Locusta ebbe degli allievi; Nerone le permise di formare dei discepoli e di tenere una scuola di avvelenamento. La storia, infatti, e la pittura, la rappresentano mentre prova i suoi veleni su sfortunati schiavi, alcuni dei quali si contorcono ai suoi piedi, altri impazziscono.
Ma torniamo ai nostri giorni…
Chi avrebbe mai pensato che Locusta potesse essere superata? La Rivoluzione ha fatto questo sinistro progresso.
Dall’apparizione del cristianesimo nel mondo, tutto ha assunto una forma più elevata, più spiritualizzata, persino il male, persino l’avvelenamento. Si avvelenano gli spiriti e i costumi, come un tempo si avvelenavano i corpi: con ingegno! Non si dice forse, nei secoli cristiani, “il veleno dell’eresia”, “il veleno dell’errore”? L’ombra di Locusta, certamente, aleggiava già sui conciliaboli del manicheismo, dell’arianesimo, del calvinismo, del voltairianesimo; ma, nel 1789, la Rivoluzione, ispirandosi all’avvelenatrice e desiderosa di superarla, escogiterà nell’ordine intellettuale e sociale qualcosa di ricercato in fatto di veleni, che turberà la ragione e spegnerà lentamente la vita dei popoli cristiani. Di che cosa si tratta?
Il liberalismo
Per riuscire a turbare la ragione di un popolo come quello francese e spegnere lentamente la sua vita, occorre una bevanda che sia allo stesso tempo veleno, filtro d’amore e narcotico:
— il veleno uccide;
— il filtro d’amore inebria;
— il narcotico addormenta.
Tutti questi effetti insieme sono necessari per avere la meglio sulla robusta struttura di una nazione cristiana.
Si tratta di uccidere in essa le idee cristiane, di ubriacare le anime generose e di addormentare le persone oneste: tutto questo, contemporaneamente. Il liberalismo sarà questa abile miscela, questa terribile bevanda. Se lo scomponiamo, vi troviamo tre elementi: veleno, filtro d’amore e narcotico.
- Il veleno innanzitutto: così come nei campi si incontrano piante velenose, anche nell’ordine intellettuale si incontrano dottrine malvagie, opinioni perniciose. Per quanto la Chiesa si sforzi di estirparle, esse ricompaiono con la stessa facilità e tenacia delle erbacce: ad esempio, la negazione del peccato originale; l’onnipotenza della ragione al cui tribunale tutto deve sottomettersi; la sufficienza delle forze umane per raggiungere il proprio fine e la sufficienza delle forze sociali per guidare i popoli. Tali prodotti velenosi propri di tutti i secoli, furono notevolmente fatti emergere e diffondere dalla filosofia del XVIII secolo. La Rivoluzione non dovrà fare altro che chinarsi per raccoglierli. Essi costituiranno il primo elemento della sua terribile pozione.
- Oltre al veleno, il filtro d’amore: nel tesoro delle lingue umane ci sono parole che hanno il potere di eccitare, inebriare, appassionare: sono le parole magiche di libertà, fraternità, uguaglianza. Il Vangelo aveva purificato queste parole, le aveva spiegate e, depositando in esse un fermento divino, le aveva sublimate a tal punto da esprimere idee nuove. Finché erano rimaste legate al Vangelo, avevano penetrato e influenzato il mondo in modo tanto più sicuro e salutare quanto più era dolce, equilibrato e rispettoso. Ma ecco che nel XVIII secolo la filosofia si impadronisce di queste parole e le spiega. Immediatamente perdono il loro fermento divino e si trasformano in un filtro d’amore. L’Assemblea Nazionale, nella famosa notte del 4 agosto 1789 – che sarà un’ebbrezza senza precedenti nella storia dei popoli – sperimenterà questo filtro. Entrano quindi come secondo elemento nella bevanda seducente e fatale che prepara la Rivoluzione.
- Il narcotico, infine, vi si trova come terzo elemento. Tra tutti i sentimenti di cui è dotato il cuore dell’uomo, ce n’è uno che si distingue per la sua grande nobiltà quando è guidato dalla verità, ma che diventa estremamente pericoloso quando si ispira solo a se stesso: è il sentimento di tolleranza, di indulgenza. Difatti, quando si lascia guidare dalla verità, la tolleranza si traduce in compassione per le persone, ma si rifiuta di riconoscerne gli errori: compassione per la persona, riprovazione dell’errore, tale è l’espressione della tolleranza cattolica. Al contrario, quando si ispira solo a se stessa, la tolleranza, smarrendosi nella mollezza delle credenze o in una sensibilità falsa ed esagerata, diventa indulgenza sia verso gli errori che verso le persone, e scusa tutto incautamente: sia gli atti di debolezza che le dottrine colpevoli. La Chiesa aveva sempre sapientemente subordinato questo sentimento alla verità. La filosofia del XVIII secolo invece lo stacca da essa. È allora che nella società prendono piede massime come queste: «La tolleranza è madre della pace» – «Solo la tolleranza ha potuto fermare il sangue che scorreva da un capo all’altro dell’Europa» – «Se Dio lo avesse voluto, tutti gli uomini avrebbero la stessa religione, così come hanno lo stesso istinto morale: siate quindi tolleranti». Questo sistema di tolleranza, incoraggiato e diffuso, sarà l’oppio, il narcotico di cui la Rivoluzione ha bisogno. Lo userà per addormentare tutte le dispute religiose, e – meglio ancora – per addormentare, se fosse possibile, le religioni stesse. Una moltitudine di persone oneste, di brave persone, non chiederanno altro che d’intorpidirsi, addormentarsi e rimanere neutrali, nonostante il rigore della scienza teologica. Ecco il terzo elemento della bevanda rivoluzionaria!
E così:
- Onnipotenza della ragione al cui tribunale tutto deve sottomettersi; sufficienza delle forze umane per farsi strada e sufficienza delle forze sociali per guidare i popoli (veleno).
- I paroloni di libertà, uguaglianza, fraternità (filtro d’amore).
- Sentimento di tolleranza reciproca non solo per le persone, ma anche per le dottrine (narcotico).
Tale è la perfida bevanda che, come ai tempi di Locusta, offusca la ragione e spegne lentamente la vita. Alcuni saranno inebriati, altri assopiti, molti uccisi nel lungo periodo. Questa miscela riceverà, in seguito, il suo nome caratteristico: liberalismo.

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