del Saltimbanco di Nostra Signora

Della balena.
Esiste una belva nel mare che in greco si chiama aspido dolone e in latino aspido testudo, detta pure cetaceo, a causa dell’immanità del corpo […]. In mezzo al pelago eleva il suo dorso sopra le onde marine e tanto sta ferma in un luogo fino a quando, dalla sabbia del mare portata dal vento, si formano delle palmizie e vi crescono dei virgulti, per la qual cosa i naviganti ritenendola un’isola accostano le navi.
Quindi abbrivano falò, ma quella sentendo l’ardore del fuoco subito s’immerge nell’acqua e trae con sé la nave nel profondo.
[…] La natura della bestia è tale che quando ha fame apre la sua bocca ed esala un buon odore, della cui dolcezza non appena hanno contezza i pesci minori si raccolgono nelle sue cavità. Tuttavia nel momento in cui percepisce che la sua bocca è piena, immantinente la chiude trangugiandoli.
Da Anonimo, De naturis rerum: animalium, volucrum, piscium quorundam arborum, lapidum / Bestiario di Oxford, De piscibus, De balena, Traduzione del Saltimbanco di Nostra Signora a partire dal testo latino a cura di Franz Unterkircher in Bestiari tardoantichi e medievali. I testi fondamentali della zoologia sacra cristiana, a cura di Francesco Zambon, Milano, Bompiani, 2018, p. 1020.


“Porrò inimicizia fra te e la donna, e fra il tuo seme e il seme di lei: Essa schiaccerà la tua testa, e tu insidierai al calcagno di lei”,
Inimicitias ponam inter te et mulierem, et semen tuum et semen illius: ipsa conteret caput tuum, et tu insidiaberis calcaneo eius.
Genesi, III, 15

UN CAPITOLO PARTICOLARE DEL BESTIARIO.
C’è una belva nel mare e il suo nome è aspidochelone, serpe e testuggine, enorme mostro dalla voce terribile, buona isola su cui approdare – dicono i naviganti1; soave profumo da cogliere – pensano i piccoli pesci2. Ma gli ignoranti marinai che indugiano sul suo dorso, come gli ignari esseri marini che affollano le sue fauci, finiscono con esso nell’abisso.
C’è una simile balena ingannevole nel pelago del Novus Horror che costituisce un capitolo particolare del suo Bestiario3.
E si chiama – con variabilità onomastica: la Messa dei bambini e dei ragazzi. Non tanto La Messa dei fanciulli del 1976 col relativo Lezionario4, bensì la Messa domenicale media a cui viene invitata la puerizia, l’adolescenza e la gioventù nelle Parrocchie contemporanee, quella Messa dove lo sperimentalismo liturgico e rituale ha forse superato la demiurgìa postconciliare degli anni Settanta.
Ivi, sulla schiena iridescente della bestia, attraccano le gagliarde vestigia dei giovani di una volta – quelli di oggi dove sono? -, mentre il piccolo resto dei piccoli assiepa la rumorosa bocca odorosa.
L’esercizio della Presenza di Dio e la preparazione alla celebrazione eucaristica è impossibile. Il coro della verde età prova i suoi strumenti: chitarre, batterie, pianole, sonagli. Il pubblico religiosamente seduto roda i propri: le corde vocali, in un taglia e cuci mirabile, in diverse ottave. Gli occhietti dei bimbi nascosti fra i primi banchi faticano a guardare avanti la porticina d’oro del Tabernacolo e capita che si dirigano alla musica di pifferi e ai colpi di gran cassa, al teatrino dei grandi dietro di loro.
Squilla la campana, risponde la band, attacca la processione di chierichetti e chierichette: la Messa beat ha inizio.
Fermo là! Dirà il trinariciuto. Che Beat Generation? Siamo alla Gen Alpha!
Appunto. Risponderà su per giù il Saltimbanco. La filosofia vagamente e in senso largo e improprio beat di tante Messe dei bambini e dei ragazzi odierne5 sembra piacere soltanto ad alcune reliquie del Sessantotto che la attizzano e la frequentano. Con buone intenzioni e prodigalità di mezzi e energie da parte dei presenti, sia mai. E con altrettanto lampanti conclusioni: ufficiature che sognano il moderno e si svegliano nel démodé, in corsa verso un mondo inattingibile e dunque affannate in stallo, ritornanti a tratti bambinesche e svelantisi infine ridicole.
Come dimostra il presbiterio, da tempo spogliato delle balaustre e diventato per la fanciullesca occasione una scala di Giacobbe dissacrata e profanata su cui salgono e scendono sacerdoti, ministranti di entrambi i sessi, suore, catechisti e fedeli, genitori e figli, per leggere, proclamare, predicare, servire e via col vento, imitando l’happening teatrale senza felici risultati. A volte l’omelia la tiene in parte o pressoché in toto un testimonial scelto – basta che non sia ordinato. Le narrazioni, le moralizzazioni e i riti si moltiplicano.
La scenografia non può essere da meno. L’altare-mensa, affiancato da strani totem, è subissato in tempo d’Avvento di ceste di offerte e di canestri di preghiere, di gerle di alimenti e prodotti per i poveri, e munito al centro in tempo natalizio di Gesù Bambino illuminato e adagiato sulla scritta PACE, sotto un immancabile arcobaleno fru fru a balze. A proposito di presbiterio, i più grandiosi sviluppano sulla tavola calda un baldacchino a capanna con stella cometa in cima, dotato di combinazioni di luci da set cinematografico: mancano solo le prime note di When You Wish Upon a Star per vedere apparire il castello di Neuschwanstein come in ogni magica intro Disney. E dal presbiterio alla navata centrale si stenderanno brillantinate mostre di piante, presepi, pizzini… un’atmosfera coccola e scintillante da Krippenmarkt che fa invidiare l’illuminazione interiore dei Blues Brothers alla Triple Rock Baptist Church. Siamo al tutto un euro in cui i malcapitati spettatori diventano improbabili attori, la novella e fresca messinscena pare un bazar e si vuole abolita la divisione tra un implausibile palcoscenico e l’inverosimile platea. In siffatto ambaradàn le poche perle ancora rimaste vengono calpestate dai porci. In ispecie la perla tra le perle…
Il presbitero rivolto al popolo, durante la Messa yé-yé 2.0, si lascia a sorrisi, sguardi, batti mani, battute, strette di mano, discese e risalite indebite. Il silenzio compare finalmente preponderante al momento della Consacrazione, ma si perde comunque appena prima e appena dopo il tempo senza tempo in schitarrate pop, se non durante la Consacrazione medesima nelle stesse parole
pronunciate ad alta voce dal celebrante, avendo perso il Novus Horror l’assoluto, tremendo e commosso silenzio dell’antico Canone Romano. Alla Comunione, mani non consacrate cominciano a distribuire il Corpo di Cristo; quelle consacrate – che non hanno serrato il pollice e l’indice dopo aver pronunciato le parole eterne di Nostro Signore sul pane – si investono di gel per comunicare fedeli in fila, non inginocchiati davanti all’Ostia immacolata e con le mani tese, tragicamente dissacranti6.
Finita la Messa, il ringraziamento è impossibile. Il mercato o il teatrino ricomincia. Al massimo si canta tanti auguri per ricordare un genetliaco. Permesse le ovazioni. E i 92 minuti di applausi. Non si sa Chi si debba ringraziare forse perché si ignora Colui che si è ricevuto. Quegli occhietti benedetti asserragliati nelle prime file – o giubilanti nel coro, in servizio presso l’altare o percorrenti come monelli la scalea di Giacobbe – vedono tutto. E se non sono gli occhi, sono gli orecchi a sentire tutto. E se non sono gli orecchi, sono quei piccoli cuori che guardano. Capiscono bene quando qualcosa è vissuto seriamente oppure no, se è ritenuto di valore o meno, se il grande ci crede o – volente o nolente – sta fingendo.
Vedono l’essenziale.
E grandi e piccoli, il bivacco della fede acceso dai lupi di mare e il focolare nascosto dei pesciolini, parimenti li porta nel profondo il fastitocalone7.

COME IL FIORE DELLA ROSA NEI GIORNI DI PRIMAVERA.
Un quadro dalle tinte fosche? Volutamente atre! Le pennellate violente non vogliono accusare di cattiveria e di negligenza alcuno, ma in carità e in umiltà – e in lacrime! – destare almeno un poco dal torpore spirituale e dall’ignoranza o dimenticanza della Tradizione che tristemente e speriamo senza colpa annegano i cattolici nello stato di necessità grave attuale e rischiano di spegnere la fede dei piccoli, quella fede che ancora riverbera del fuoco di un paese incantato8.
Azzardiamo nell’affermare che il monstrum della Messa dei bambini e dei ragazzi, postero della Messa di Paolo VI in un effetto matrioska il cui seme si allontana in modo impressionante dalla teologia cattolica della Santa Messa e dalla fedeltà al sacro deposito dottrinale cui la fede cattolica è vincolata in eterno9, nasce dall’idea che libertà è partecipazione imposta ai parvuli10 – sinodalità a ministeri in pillole con un poco di zucchero e quanto basta di sentimento – e sfocia nella pretesa della gioia di una risurrezione senza croce che dovrebbe attrarre in viridi ligno11 ed è in breve rumoroso divertimento – il costante volgere altrove della Chiesa in uscita o il lesto divertere le anime verso la scritta exit.
La Messa di sempre al contrario sta in eterno dove deve stare: presso la Croce. E submissa voce conduce al segreto della perfetta letizia. “Mentre la terra era immersa nel più profondo silenzio e la notte era a metà del suo corso, il tuo Verbo onnipotente, o Signore, scese dal cielo, dal tuo trono regale”, Dum medium silentium tenerent omnia, et nox in suo cursu medium iter haberet, omnipotens sermo tuus, Domine, de caelis a regalibus sedibus venit12. Quella Parola che venne dal Cielo quale gladio acuto per sterminare, viene ora sull’altare per la caduta e la resurrezione di molti, per segno contraddetto, spada che trapassa l’anima13. Nel compimento del mistero della transustanziazione, Gesù Cristo rinnova il sacrificio del Calvario, s’offre al Padre come vittima di redenzione. È una grande battaglia per cui l’accusatore viene vinto dal Sangue dell’Agnello14. E la partecipazione nostra è l’Amen
che chiude il silentium del Canone, l’adesione nostra al sacrificio di Cristo rinnovato sull’altare. Noi dipendiamo da quel Sacrificio, siamo appesi all’unico vero e degno legno verde. “Come il fiore della rosa nei giorni di primavera”, Quasi flos rosarum in diebus vernis15. Dalle spine e triboli della terra maledetta, traiamo ora la benedetta rosa16. Quel fiore germinato dal caldo dell’Amore immacolato riacceso nel ventre della Vergine Madre17. Sta qui la perfetta letizia, così mirabilmente espressa dalle parole esultanti di Sant’Antonio sul parto verginale di Maria: “Ti rendiamo grazie, Padre Santo, perché nel pieno dell’inverno, tra i più grandi freddi, ci hai largito un tempo primaverile. Infatti in questa nascita del Figlio tuo, Gesù benedetto, che si celebra in pieno inverno, nella stagione dei freddi più intensi, ci hai dato un tempo primaverile, ricolmo di ogni incanto”, Gratias tibi referimus, Pater sancte, quia media hieme, mediis frigoribus, vernum tempus nobis fecisti. In hac enim Nativitate Filii tui, Iesu benedicti, quae media hieme et mediis frigoribus celebratur, vernum tempus, omni amoenitate plenum, nobis fecisti18. Ed è con le sue mani verginali che l’Immacolata ogni giorno depone Gesù nella culla che è la Chiesa, sugli altari del Sacrificio eucaristico, nei Tabernacoli del Santissimo Sacramento, nel cuore di ogni fedele che fa la Comunione Eucaristica, dove si prolunga divinamente l’Incarnazione redentiva del Verbo19 Egli si è fatto piccolo per la letizia della Porta del Cielo, grown little for your mirth20, quella gioia dei piccoli e dei giganti che è il segreto del cristiano21. Egli continua a farsi piccolo nell’Ostia santa per la nostra letizia. “Come un vento di irragionevole felicità”, like a wave of unreasonable happiness. Quel vento che sprigiona un fuoco dentro vite sfuocate22, per cui si ha l’impressione che le nostre teste siano coronate di carezze fatte da ali di serafini23. “Il vento buono che non ferisce nessuno”, the good wind that nobody harm24.

BISOGNA SALVARE IL SEME
In quanto cattolici chiediamo alla Chiesa questo vento! Torniamo a questo fuoco! Gridiamolo con le parole ardenti di Mons. Marcel Lefebvre: “«Cosa sta succedendo nella Chiesa?». Non si sa più com’è la Chiesa cattolica oggi. Le cerimonie, il culto mezzo protestante e mezzo cattolico, sono un teatro; non è più un mistero, il mistero del Sacrificio della Messa, grande mistero, mistero sublime e celeste. Non si sente più la soprannaturalità della Messa e chi vi assiste prova un senso di vuoto e non sa più se ha partecipato ad una cerimonia cattolica o ad una cerimonia profana. È una situazione inammissibile.
[…] Quando venni battezzato, il sacerdote domandò ai miei padrini: «Cosa chiede questo bambino alla Chiesa?». Risposero: «La fede». Egli domanda alla Chiesa la fede. Ed io, ancora oggi, chiedo alla Chiesa la fede e fino alla mia morte domanderò alla Chiesa la fede, la fede cattolica. Perché i padrini domandano la fede per il bambino? Per fargli avere la vita eterna. Se la fede procura la vita eterna, io voglio questa fede e non voglio che la cambino! La fede cattolica è la fede cattolica. Il Credo è il Credo. Non si possono
cambiare. Non si può cambiare il catechismo; non si può cambiare la Messa, trasformandola in cena come i protestanti.
La Messa è un sacrificio, il Sacrificio della Croce e, come dice il Concilio di Trento, è lo stesso sacrificio del Calvario; con la sola differenza che uno è cruento e l’altro no, ma tutto è uguale: lo stesso sacerdote, Gesù Cristo, e la stessa vittima, Gesù Cristo.
Se veramente la vittima è Gesù Cristo-Dio, nostro Redentore, che ha versato tutto il suo sangue per le nostre anime, è impossibile prendere l’Ostia tra le mani come un pezzo di pane qualunque. Ed è quindi impossibile per un cattolico non avere rispetto e adorazione, se veramente crede che nel Santissimo Sacramento c’è Gesù Cristo, Dio stesso, il Creatore, il nostro Giudice che verrà tra le nubi del cielo per giudicare il mondo intero.
[…] Dobbiamo conservare la fede in questa tempesta che sta attraversando la Chiesa, tempesta che dura da lungo tempo e che vogliamo finisca presto, affinché la Chiesa ritorni come era quando aveva la sua fede. Bisogna avere un po’ di pazienza.
[…] rimaniamo tranquilli e pazienti; preghiamo e, senza voler suscitare polemiche, continuiamo a chiedere ai nostri vescovi, ai nostri cardinali e alla Chiesa queste cose. Io voglio la fede, la fede di sempre. Come quando ero bambino e ricevetti il battesimo, io chiedo: voglio la fede cattolica. Ecco, tutto il problema è in questa parola. Chiedo troppo?
[…] Dove c’è la Tradizione della Chiesa, c’è la Chiesa. Per un sacerdote, tutto il suo ideale, tutto il suo cuore è nel Sacrificio della Messa. Andare all’altare, offrire il Sacrificio della Messa e dare Gesù Cristo alle anime: ma il vero Gesù Cristo, la vera Vittima, alle anime. Ecco tutto il sacerdozio e il sacerdote. […] A tal fine predico una crociata, una vera crociata di tutti i cattolici desiderosi di mantenere la fede, affinché si riuniscano attorno a dei buoni sacerdoti che vogliono conservare la fede per assicurare la vita alla Chiesa.
Termino chiedendo a voi tutti di stare riuniti intorno all’altare, al vero altare, con un vero sacerdote, per continuare il Sacrificio della Messa. Preghiamo anche per i vostri ragazzi perché è una vera pena vedere che non sanno più nulla della religione cattolica. Non sanno più nulla, compresi quelli che frequentano le scuole cattoliche. I genitori ne soffrono. Anche per questi ragazzi dobbiamo conservare la Tradizione”25.
Resistiamo pertanto e conserviamo la fede. Rimaniamo appesi alla Messa di sempre, al modo di Padre Pio, appesi all’altare, appesi alla Croce26. Nel seno materno e verginale di Maria27, nel Cuore di Nostra Signora che sta
trafitto sul Calvario e salva la fiamma della fede lungo il Sabato Santo.
“Non dico nulla per il tuo conforto, / e neppure per il tuo desiderio, dico solo: / il cielo si fa già più scuro / ed il mare si fa sempre più grosso. // La notte sarà tre volte più buia su di te / e il cielo diventerà un manto d’acciaio. / Sai provar gioia senza un motivo, / dimmi, hai fede senza una speranza?”, I tell you naught for your comfort, / yea, naught for your desire, / Save that the sky grows darker yet / and the sea rises higher. // Night shall be thrice night over you, / and heaven an iron cope. / Do you have joy without a cause, / yea, faith without a hope?28
È un grido e un sorriso: come il Cristo di Don Camillo: “Bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la
terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza.
Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto rituale si estende ogni giorno di più; ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede. Ogni giorno di più uomini di molte parole e di nessuna fede distruggono il patrimonio spirituale e la fede degli altri. Uomini d’ogni razza, d’ogni estrazione, d’ogni cultura”29.
E, per la mediazione materna dell’Immacolata, quel seme del grano, della fede e della Tradizione, il seme della rosa sferzato dalla letizia perfetta, il seme della Beata Vergine Madre di Dio – “Porrò inimicizia fra te e la donna, e fra il tuo seme e il seme di lei: Essa schiaccerà la tua testa, e tu insidierai al calcagno di lei”, Inimicitias ponam inter te et mulierem, et semen tuum et semen illius: ipsa conteret caput tuum, et tu insidiaberis calcaneo eius30 – potrà essere ritrovato dai pesci minori, i nostri figli, proprio da quei piccoli
in corpo al Pesce-cane, come Pinocchio vi ritrovò il suo babbo e lo portò per mano e a cavalluccio in salvo dal buio.
“Nel grand’urto della caduta la candela si spense, e padre e figliuolo rimasero al buio.
«E ora?…» domandò Pinocchio facendosi serio.
«Ora, ragazzo mio, siamo bell’e perduti».
«Perché perduti? Datemi la mano, babbino, e badate di non sdrucciolare!…»
«Dove mi conduci?»
«Dobbiamo ritentare la fuga. Venite con me e non abbiate paura».
Ciò detto, Pinocchio prese il suo babbo per la mano: e camminando sempre in punta di piedi, risalirono insieme su per la gola del mostro: poi traversarono tutta la lingua e scavalcarono i tre filari di denti. Prima però di fare il gran salto, il burattino disse al suo babbo: «Montatemi a cavalluccio sulle spalle e abbracciatemi forte forte. Al resto ci penso io».
Appena Geppetto si fu accomodato per bene sulle spalle del figliuolo, Pinocchio, sicurissimo del fatto suo, si gettò nell’acqua e cominciò a nuotare. Il mare era tranquillo come un olio: la luna splendeva in tutto il suo chiarore e il Pesce-cane seguitava a dormire di un sonno così profondo, che non l’avrebbe svegliato nemmeno una cannonata”31.


  1. Cfr. John Ronald Reuel Tolkien, The Adventures of Tom Bombadil, London, George Allen & Unwin, 1962, XI, Fastitocalon. ↩︎
  2. Cfr. Omero, Inni omerici, a cura di Silvia Poli e Franco Ferrari, Torino, UTET, 2010, Inno a Demetra, pp. 89-91. ↩︎
  3. https://www.radiospada.org/2025/10/questione-di-ermeneutica-tre-appunti-per-unbestiario-del-novus-horror/ ↩︎
  4. Cfr. la Nota dell’Ufficio Liturgico Nazionale del 28 febbraio 1977. https://www.chiesacattolica.it/documenti-segreteria/la-messa-dei-fanciulli-e-lezionario-perla-messa-dei-fanciulli/ ↩︎
  5. La prima vera e propria “messa beat” vide la luce nel 1966 a Roma con l’autorizzazione di Paolo VI. Sul tema, ecco un articolo al di là della palizzata che ha il pregio di unire qualche puntino dal Vaticano II in poi: https://www.avvenire.it/agora/spettacoli/messa-beat-la-chitarra-sia-con-voi_22860 ↩︎
  6. Registriamo quanto osserviamo. Purtroppo. Specialmente per i sacerdoti, allora, dobbiamo soprattutto pregare. Come raccomandò con voce forte e decisa Padre Pio a una figlia spirituale che accusò in confessione di aver criticato alcuni sacerdoti per certi loro comportamenti non buoni: “Invece di criticarli, pensa a pregare per loro!”. Cfr. Padre Stefano M. Manelli, Gesù Eucaristico Amore, Frigento, Casa Mariana Editrice, 2019, p. 159.
    A tal riguardo, esiste una provvidenziale Confraternita di cattolici che desiderano pregare, onorare e servire la Beata Vergine Addolorata, Madre dei Sacerdoti e loro Condottiera, con la missione di recitare la Corona dei Sette Dolori per la santificazione dei Sacerdoti e per le vocazioni. Si tratta della Compagnia dei Soldati dell’Addolorata o dell’Esercito dei Soldati della Beata Vergine Addolorata: https://www.soldatibva.it ↩︎
  7. Cfr. John Ronald Reuel Tolkien, op. cit. ↩︎
  8. Cfr. Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo, a cura di Annalisa Teggi, Torino, Lindau, 2025, Parte prima, I, Come il gran vento giunse a Casa Beacon, p. 20. ↩︎
  9. Cfr. Alfredo card. Ottaviani e Antonio card. Bacci, Breve esame critico del Novus Ordo Missae, Casale Monferrato, Edizioni Piane, 2022, Lettera di presentazione a Paolo VI, pp. 7 e 8. https://www.radiospada.org/2019/06/breve-esame-critico-del-novus-ordo-missae/ ↩︎
  10. S. Matteo, XVIII, 3. ↩︎
  11. S. Luca, XXIII, 31. ↩︎
  12. Dall’Antifona all’Introito della Domenica fra l’Ottava di Natale. ↩︎
  13. Cfr. Sapienza, XVIII, 14-16 e S. Luca, II, 34-35. ↩︎
  14. Cfr. Apocalisse, XII, 7-11. ↩︎
  15. Ecclesiastico, L, 8. ↩︎
  16. Cfr. Genesi, III, 18; Caterina da Siena, Le cose più belle, a cura di Federigo Tozzi, Roma, Edizioni Logos, 1979, Lett. 25. ↩︎
  17. Cfr. Dante Alighieri, La Divina Commedia, vol. III, Paradiso, con il commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Milano, Mondadori, 2005, Canto XXXIII, vv. 7-9. ↩︎
  18. Sant’Antonio di Padova, I Sermoni, Traduzione di p. Giordano Tollardo, ofmconv., Padova, Edizioni Messaggero Padova, 2013, Sermoni mariani e delle feste dei Santi, Annunciazione della Beata Vergine Maria (I), 13, pp. 1091-1092. Sanctus Antonius Patavinus, Sermones, Sermones in festivitatibus Beatae Mariae Virginis, In annuntiatione Beatae Mariae Virginis (I), III. De Nativitate Domini, 13. ↩︎
  19. Parole di Padre Stefano M. Manelli. ↩︎
  20. Gilbert Keith Chesterton, The Collected Works of G. K. Chesterton, X, Collected Poetry, Part I, San Francisco, Ignatius Press, 1994, A little litany, v. 2. ↩︎
  21. Cfr. Id., La ballata del cavallo bianco, Traduzione di Annalisa Teggi, Rimini, Raffaelli Editore, 2013, Libro II, v. 3; Id., Orthodoxy, Providence, Cluny Media, 2023, IX, Authority and the Adventurer, pp. 197-198. ↩︎
  22. Id., Uomovivo, cit., p. 17. Id., Manalive, edited by Dale Ahlquist, San Francisco, Ignatius Press, 2011, Part I, I, How the Great Wind Came to Beacon House, p. 13. ↩︎
  23. Cfr. Id., Uomovivo, cit., pp. 17-18. ↩︎
  24. Ibidem, p. 18. Gilbert Keith Chesterton, Manalive, cit., p. 14. ↩︎
  25. Cfr. Mons. Marcel Lefebvre, La crociata, Casale Monferrato, Edizioni Piane, 2021, Una crociata per la difesa della fede, Venezia, Chiesa di San Simeon piccolo, 7 aprile 1980, pp. 31-34. https://www.radiospada.org/2025/01/audio-omelia-di-mons-lefebvre-sulla-messa-di-paolo-vie-la-crisi-nella-chiesa-venezia-7-aprile-1980/ ↩︎
  26. Cfr. Padre Tarcisio da Cervinara, La Messa di Padre Pio, Foggia, Leone Editrice, 1991, p. 40; Padre Stefano M. Manelli, op. cit., p. 46. ↩︎
  27. “Si gettano anche, si nascondono e si perdono in modo meraviglioso nel suo seno amoroso e verginale, per essere infiammati dal puro amore, per essere purificati dalle minime macchie e per trovare pienamente Gesù, che vi risiede come nel suo trono più glorioso. Oh! Che felicità! «Non credere, dice l’abate Guerrico, che vi sia più felicità ad abitare nel seno di Abramo che nel seno di Maria, poiché il Signore vi ha posto il suo trono»; e credideris maior esse felicitatis habitare in sinu Abrahae quam in sinu Mariae, cum in eo Dominus posuerit thronum suum”. San Luigi Maria Grignion de Montfort, Il trattato della vera devozione alla Santa Vergine, Parte seconda, Sulla devozione più eccellente alla Santa Vergine ovvero la perfetta Consacrazione a Gesù per mezzo di Maria, n. 199, ne Il Libro d’Oro di Maria Santissima, Cermenate, Edizioni Radio Spada, 2021. ↩︎
  28. Gilbert Keith Chesterton, La ballata del cavallo bianco, cit., Libro I, vv. 254-261. ↩︎
  29. Giovannino Guareschi, Don Camillo e Don Chichì, Milano, BUR, 2018, p. 127. ↩︎
  30. Genesi, III, 15. ↩︎
  31. Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Milano, Feltrinelli, 2023, Capitolo 35, pp. 212-213. ↩︎