di Luca Fumagalli
Continua con questo articolo la serie dedicata all’approfondimento della parabola umana e letteraria di David Jones (1895-1974), da molti considerato il più grande poeta cattolico del Novecento inglese.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900), seconda parte (1901-1909) e terza parte (1909-1914)
Qualche mese dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, più precisamente il 2 gennaio 1915, Jones si arruolò volontario nei Royal Welch Fusiliers, volendo a tutti i costi far parte di un’unità militare gallese. Aveva allora diciannove anni e firmò per tutta la durata del conflitto con una paga di due scellini al giorno, l’unico stipendio che mai prese. Si ritrovò così a indossare i panni del soldato semplice nello stesso reggimento di quelli che sarebbero diventati due dei più illustri war poets, ossia Robert Graves e Siegfried Sassoon, che negli anni seguenti ebbe occasione di vedere ma non di incontrare. D’altronde loro erano ufficiali e non erano soliti socializzare con la truppa.
Il patriottismo di Jones, associato a una pacata ammirazione per Lloyd Geroge – gli slanci retorici di quest’ultimo fanno capolino pure In Parenthesis – era figlio di un senso del dovere acquisito durante l’infanzia vittoriana e gli anni passati alla Brockley Road School. Il giovane ex studente d’arte desiderava semplicemente salvare la civiltà occidentale dalla nuova barbarie incarnata dai tedeschi, la cui brutalità si stava già manifestando nel Belgio appena occupato (più in là, quando si rese conto che la propaganda aveva subdolamente esagerato l’entità dei crimini commessi dal nemico, Jones si sentì in qualche modo tradito e da lì in avanti smise di fidarsi della stampa, soprattutto in tempo di guerra).

Raggiunse quindi il quindicesimo battaglione a Llandudno, sulla costa settentrionale del Galles, per iniziare l’addestramento. La maggior parte degli uomini, complice un reclutamento iniziato troppo tardi, proveniva dal proletariato londinese, ma non mancavano membri della classe media, alcuni dei quali, come Jones, di discendenza gallese. Gallesi erano pure tutti i graduati ad eccezione del colonnello e dell’ufficiale medico – quest’ultimo celebrato in In Parenthesis per il suo eroismo e la sua umanità – così come i componenti degli altri tre battaglioni della 113° brigata. Di fatto quella nei Royal Welch Fusiliers fu per Jones la prima esperienza a stretto contatto con uomini che provenivano dalla terra dei suoi avi e diede ai suoi sentimenti per il Galles una più realistica definizione. Tuttavia questo non bastò a impedire che il gergo cockney dell’esercito ne segnasse per sempre il modo di parlare, influenzando anche i suoi scritti.
Più avanti Jones avrebbe dichiarato che «l’esercito in sé era orrendo» e che odiò con tutto il cuore il suo anno di addestramento, per la maggior parte noioso. Se la prese a male pure quando scoprì la storia del suo reggimento, messo in campo per la prima volta da Guglielmo III nella battaglia di Boyne contro i giacobiti irlandesi. L’unica consolazione erano gli amici, con i quali si incontrava alla sera nei pub. Il forte cameratismo sperimentato allora potrebbe essere alla base della sua successiva lamentela per una cultura dell’integrazione che fatica a trovare posto nella sedicente modernità civilizzata.

In agosto la brigata di Jones venne trasferita in un immenso campo a nord di Winchester dove si ricongiunse con le altre brigate della 38° divisione provenienti da tutto il Galles: in totale si trattava di circa 30.000 uomini. A settembre i battaglioni vennero ispezionati e, reputati abili per il combattimento, si diede il via ai preparativi per raggiungere la Francia a fine novembre. Ci fu anche una parentesi di addestramento con i fucili vicino a Stonehenge, un luogo che dovette impressionare Jones se un circolo di pietre osservato da lontano fa capolino in alcuni suoi dipinti, ad esempio Vexilla Regis (1947) e The Paschal Lamb (1951).
Poco prima di imbarcarsi, ai soldati venne concessa una breve licenza e Jones ne approfittò per salutare amici e famigliari. Fece visita ad Hartrick alla Camberwell Art School il quale gli commissionò un disegno che venne pubblicato l’11 dicembre sul «Graphic», un settimanale illustrato di cui il professore era il direttore artistico. Il lavoro di Jones, piuttosto convenzionale nel suo sentimentalismo, rappresenta un cavaliere coll’elmo coronato d’alloro e con un accenno di aureola intorno al capo. Al suo braccio destro ha legato uno scudo recante le parole “Pro Patria” e con le mani sorregge una spada rovesciata, a imitare una croce; è intento a osservare tre militari morti o semplicemente addormentati. Il disegno suggerisce come, ancora lontano dalle trincee del fronte occidentale, Jones vedesse una certa continuità tra la cavalleria medievale e la tenacia dei soldati coinvolti nel caos della guerra moderna, desunto dalle fotografie riprodotte sui giornali (l’idea sarebbe stata ripresa in In Parenthesis). Se lo scudo si riallaccia alla retorica patriottica, il cavaliere che veglia sui compagni rappresenta la solidarietà, un’indicazione che, per Jones, il servizio militare aveva già trovato il suo vero significato non nell’amore per il proprio paese ma per i propri commilitoni, come poi accadde di scoprire a quasi tutti – se non a tutti – gli uomini invischiati nel fango della trincea.

A confronto dei compagni, Jones, così esile e minuto, appariva molto più giovane. Non aveva ancora raggiunto l’altezza definitiva di 1,75 m e pesava intorno ai 50 kg. Ciononostante anche lui era tenuto a trasportare il pesante equipaggiamento. Il 2 dicembre, sotto una pioggia battente, il suo battaglione raggiunse Southampton per imbarcarsi sulla Queen Alexandra. Dopo la traversata del canale, effettuata di notte per evitare i sottomarini tedeschi, lui e i commilitoni sbarcarono a Le Havre e da lì si misero in marcia in direzione del fronte…
L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.


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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw).
