Gli inni per l’officiatura della Santa Famiglia furono composti da Leone XIII. In quello del Mattutino, “Sacra jam splendent decorata lychnis“, il Pontefice dedica due strofe all’immagine di Gesù che lavora presso la bottega di san Giuseppe.
| Arte, qua Joseph, humili excolendus Abdito Jesus juvenescit ævo, Seque fabrílis socium laboris Adicit ultro. Irriget sudor mea membra, dixit, Antequam sparso madeant cruore: Hæc quoque humano generi expiando Pœna luatur. | Qui nell’ombra, Gesù diventa grande esercitandosi nell’arte umile del Giuseppe, e spontaneamente si offre a lui come compagno nel lavoro di carpentiere. «Il sudore bagni le mie membra – disse Gesù – prima che esse siano intrise del sangue versato: anche questa fatica sia serva come pena per l’espiazione del genere umano». |
Con il pio vescovo domenicano Pio Alberto del Corona (1837-1912) contempliamo il mistero del Verbo incarnato che si assoggetta alla legge del lavoro.
Il vangelo dice che Gesù andò con loro, cioè con Maria e con Giuseppe a Nazaret, ed era soggetto ad essi (Luc. II, 51). In queste due alte e feconde parole si assomma tutta la vita casalinga, voluta onorare e consacrare dal Figliuolo di Dio; scrutiamone le riposte dovizie. Gesù era soggetto a Giuseppe, e siccome Giuseppe faceva il fabbro o falegname che voglia dirsi, l’adolescente Gesù dava mano a lui nel mestiere, laonde gli ebrei lo chiamavano volgarmente figlio del fabbro (Matt. XIII, 55). Quale rivelazione nella vita di Nazaret! La scrittura dice: Dio prese l’uomo, e lo collocò nel paradiso di delizie, affinché lo coltivasse e lo custodisse (Gen. 11, 15). Egli dovea rendere immagine del suo creatore, il quale lavorò sei giornate, passò dal meno al più perfetto e al fine di ogni fattura si applaudi del raggio di bontà e di bellezza diffusa nel suo lavoro. Ma Adamo peccò e il lavoro gli si volse in pena, il perché cominciò a sentire, cosa nuova, in sé la fatica, e il sudore gli solcò la fronte. Il lavoro diventò legge che stringe tutti in sudore vultus tui vesceris pane tuo (Gen. III, 19). Ogni uomo dee faticare nella famiglia di Dio, e apparecchiarsi, lavorando, al riposo della tomba. E il Verbo fatto carne e diventato figlio di Adamo ubbidisce alla legge e sulla divina fronte asciuga il sudore. Ecco l’adolescente divino, curvato sugli arnesi di lavoro nell’officina del falegname; chi vide mai spettacolo più sublime? Si pensi che egli è il Verbo e l’arte di Dio onnipotente, del quale David canto nei salmi: Tu hai fatto l’estate e la primavera, tu hai fabbricato l’aurora e il sole (LXXIII, 17). Dagli astri cui egli governa nella corsa si abbassi lo sguardo ai gioghi e agli aratri ch’ei fabbrica con Giuseppe; e lo stupore ci prenderà. Ma conveniva che il lavoro, benedetto dal creatore, fosse consacrato dal redentore, acciocché la umana ignavia non lo disdegnasse, né l’umano orgoglio l’avesse a vile. E qui va meditato come non senza profonde ragioni nel vangelo si fa motto del figliuolo del fabbro. Il Verbo di Dio incarnato, dice s. Lorenzo Giustiniani, volle avere del continuo davanti a sé il legno ei chiodi, quasi immagine della croce. Gesù ambiva l’immagine della croce nelle sue mani e sotto i suoi occhi, perché la portava nell’anima innamorata. O cara abitazione del fabbro nazareno! Ne’ tuoi penetrali Maria lavora, nella tua officina Giuseppe, il falegname, lavora, e l’adolescente uomo-Dio lavora con esso. Benedetti gioghi ed aratri, voi siete l’emblema dell’opera redentrice e della soave legge di amore che il Figlio di Dio imporrà al genere umano. Il divino maestro dirà un giorno a terrore degli instabili: Nessuno che dopo aver messa la mano all’aratro, volga indietro lo sguardo è acconcio al regno di Dio (Luc. XI, 62), e a conforto dei sofferenti: Il mio giogo e soave (Matt. XI, 29). Maria consacra il lavoro della casa, e Gesù il lavoro della officina; e la consecrazione è solenne. Un alito di amore e di grazia è ormai passato sulla casa, sull’officina, sugli arnesi di lavoro e anche sopra ogni sudore, onde l’operaio bagna la fronte. Guai all’ozio che disnatura la vita umana, guai a chi sdegna la legge imposta all’uomo colpevole e la svitupera e bestemmia! Felice chi del lavoro sa farsi strumento di espiazione, schermo alla tentazione e ai corrompimenti del vizio!
Il Rosario. Memorie Domenicane, Anno Settimo, Roma,1890, pp. 11-15
🔴Preghiere di Leone XIII alla Sacra Famiglia
🔴Schuster, Liber Sacramentorum – La Santa Famiglia
🔴Preghiera di Sua Santità Pio XII alla Sacra Famiglia
🔴Come in Cielo, così in terra. La gnosi e la lotta alla (Sacra) famiglia
🔴San Giuseppe lavoratore. Un discorso e una preghiera di Pio XII


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