Leone XIII: «Le ragioni per cui il beato Giuseppe deve essere patrono speciale della Chiesa, e la Chiesa ripromettersi moltissimo dalla tutela e dal patrocinio di lui, nascono principalmente dal fatto che egli fu sposo di Maria e padre putativo di Gesù Cristo. Da qui derivarono tutta la sua grandezza, la grazia, la santità e la gloria. Certamente la dignità di Madre di Dio è tanto in alto che nulla vi può essere di più sublime. Ma poiché tra Giuseppe e la beatissima Vergine esistette un nodo coniugale, non c’è dubbio che a quell’altissima dignità, per cui la Madre di Dio sovrasta di gran lunga tutte le creature, egli si avvicinò quanto nessun altro mai. Infatti il matrimonio costituisce la società, il vincolo superiore ad ogni altro: per sua natura prevede la comunione dei beni dell’uno con l’altro. Pertanto se Dio ha dato alla Vergine in sposo Giuseppe, glielo ha dato pure a compagno della vita, testimone della verginità, tutore dell’onestà, ma anche perché partecipasse, mercé il patto coniugale, all’eccelsa grandezza di lei. Così pure egli emerge tra tutti in augustissima dignità, perché per divina disposizione fu custode e, nell’opinione degli uomini, padre del Figlio di Dio. Donde consegue che il Verbo di Dio modestamente si assoggettasse a Giuseppe, gli obbedisse e gli prestasse quell’onore e quella riverenza che i figli debbono al padre loro»[1].
San Giovanni Crisostomo: «Maria era promessa sposa a un falegname, poiché Cristo, sposo della Chiesa, avrebbe operato la salvezza di tutti gli uomini attraverso il legno della croce»[2].
San Girolamo: «Io vado oltre e affermo che lo stesso Giuseppe fu vergine per grazia di Maria, affinché in un matrimonio verginale nascesse un figlio vergine»[3].
San Pier Damiani: «È fede della Chiesa che sia stato vergine anche colui che fu ritenuto suo Padre. Se dunque il nostro Redentore amò a tal punto l’integrità di una fiorente castità che non solo nacque da un utero verginale, ma fu toccato anche da un custode vergine, e questo quando ancora vagiva piccolo nella culla; da chi mai, vi prego, vuole che sia toccato ora il suo corpo, quando ormai regna immenso nei cieli?»[4].
San Bernardo: «Era dunque necessario che Maria fosse promessa sposa a Giuseppe, poiché attraverso ciò la cosa santa viene nascosta ai cani, la verginità viene confermata dallo sposo e si preserva il pudore della Vergine mentre se ne tutela la reputazione. Cosa vi è di più sapiente, cosa di più degno della divina provvidenza? Grazie a un tale accorgimento, Giuseppe viene ammesso come testimone dei segreti celesti, il nemico [il diavolo] ne resta escluso e viene mantenuta integra la fama della Vergine Madre … Non vi è dubbio che quest’uomo, Giuseppe, al quale fu promessa la Madre del Salvatore, sia stato un uomo buono e fedele. Un servo, dico, fedele e prudente, che il Signore stabilì come conforto per sua madre, nutritore della sua carne e, infine, come unico e fedelissimo cooperatore sulla terra del suo grande disegno»[5].
Sant’Agostino: «Maria è chiamata sposa per il primo impegno di fidanzamento, senza che Giuseppe l’avesse conosciuta o stesse per conoscerla nell’unione carnale. Non era venuto meno né era stato conservato fallacemente il titolo di sposa, nonostante che non ci fosse stata né ci sarebbe mai stata un’unione carnale. Il motivo per cui la Vergine era ancora più santamente e meravigliosamente cara a suo marito consiste nel fatto che anche senza l’intervento del marito essa divenne feconda, superiore a lui per il Figlio, pari nella fedeltà. A motivo di questo fedele matrimonio entrambi meritarono di essere chiamati i genitori di Cristo: non solo lei fu chiamata madre, ma anche lui, in quanto sposo di sua madre, fu chiamato suo padre; era sposo e padre nello spirito, non nella carne. Tuttavia, sia Giuseppe, padre soltanto in spirito, sia Maria, madre anche secondo la carne, furono entrambi i genitori della sua umiltà non della sua grandezza, della sua debolezza non della sua divinità … Nei genitori di Cristo, quindi, sono stati realizzati tutti i beni propri del matrimonio: prole, fedeltà e sacramento. La prole, la riconosciamo nello stesso Signore Gesù; la fedeltà, nel fatto che non ci fu adulterio; il sacramento, perché non ci fu divorzio»[6].
Origene: «Fu sì promessa sposa a Giuseppe, ma non unita a lui nella concupiscenza. Sua madre, dice, è madre immacolata, madre incorrotta, madre intatta. Sua madre: di chi? È la Madre di Dio, dell’Unigenito, del Signore, del Re, del Plasmatore di ogni cosa e del Redentore di tutti»[7].
- Quamquam pluries, 15 agosto 1889. ↩︎
- Hom. I super Matthaeum cit. in S. THOMAS AQUINAS, Catena aurea in Mattheum, c. 1, l. 9. ↩︎
- Adverus Elvidium, 21, cit. in G.M. PICCIRELLI, S. Giuseppe nell’ordine presente della divina provvidenza, Castellamare di Stabia, 1897, p. 65. ↩︎
- Epistola 6. ad Nicolaum II Pontificem, in PICCIRELLI, op. cit., p. 66. L’affermazione di san Pier Damiani è una difesa del celibato ecclesiastico. ↩︎
- Hom. II super “Missus est” cit. in PICCIRELLI, op. cit., p. 23. ↩︎
- De nuptiis et concupiscentia I, 11. ↩︎
- Hom. I cit. in S. THOMAS op. cit. ↩︎
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