Dll’opera “Le cappelle pontificie” (Venezia, 1841, pp. 263-264) del grande erudito cav. Gaetano Moroni riprendiamo il passo relativo al modo in cui il Romano Pontefice assumeva il Corpo e il Sangue di Cristo quando celebrava personalmente la messa papale. I rituali descritti di seguito sono caduti vittima dell’iconoclastia di Paolo VI.
Dopo che il Pontefice è partito dall’altare, il Cardinal diacono ministrante resta dalla parte dell’epistola colle mani giunte, rivolto in modo che possa vedere il ss. Sagramento sull’altare ed il Papa. Allorché egli abbia veduto questo salire sulla di lui sedia si volta all’altare, e fatta una genuflessione, copre con una stella d’oro avente dodici raggi, chiamata da’ greci asterisco, l’ostia consagrata. affinché non possa esser mossa dall’aria o cadere sul pavimento; uso che nella Chiesa romana s’incontra per la prima volta nell’Ordine della messa pontificale, scritto sotto Urbano VIII. Quindi lo stesso diacono prende la patena ed alzatala con ambedue le mani sino alla fronte, la mostra al popolo. Dopo fa un mezzo giro rivoltandosi alla destra, finché appunto riguarda con la faccia il Papa, e poi nella medesima forma torna indietro, e passando a fare l’altro mezzo giro si rivolta agiatamente verso il popolo, e poi con gravità dalla sinistra, benché torni come prima colla faccia verso il Papa. Consegna poscia la patena coll’ostia consagrata fermata dall’asterisco d’oro, al suddiacono genuflesso dalla parte del vangelo, il quale la riceve colle mani coperte da un pannolino griccio con merletto d’oro, che gli pende dal collo, ed egli ancora genuflesso l’adora, finché il suddiacono si alza per por tarla al Pontefice. Allora il diacono levandosi torna dalla parte dell’epistola, aspettando che il suddiacono, accompagnato da un cerimoniere e con divoto raccoglimento giunga vicino al Papa, il quale genuflette ed adora umilissimamente il ss. Sagramento, come fanno mentre passa dall’altare al trono i Cardinali e tutti gli astanti. A questo punto le guardie nobili le quali circondano il presbiterio si levano il cappello e pongono lo squadrone, e il ginocchio a terra, siccome praticano all’elevazione anche nelle Cappelle ordinarie, facendo altrettanto la guardia svizzera, che sta attorno al presbiterio, cioè nel modo che dicemmo parlando dell’elevazione e che replicheranno dipoi in uno alle guardie nobili. Indi il Pontefice si alza, e resta in atto di adorare, fermandosi in piedi il suddiacono alla sinistra del Papa perché vicina al cuore, come spiega il Macri, per significare che il sangue scaturì dal lato destro di Cristo ferito. Anticamente il calice non si poneva dietro l ostia, come si costuma al presente, ma al lato destro, per denotare lo spargimento del sangue e dell’acqua usciti dal lato destro del Redentore. Il diacono quindi prende il calice e ne fa, al popolo e al Pontefice, la medesima ostensione dell’ostia, e poi un maestro cerimonie che lo accompagna trono lo copre con una palla di seta con merletto e fiocchi di oro ed in tal modo, con divozione e passo lento, il Cardinal diacono lo porta al Papa, il quale genuflesso l’adora come l’ostia, e si alza. Indi lo stesso diacono si ritira e resta in piedi alla sua destra vicino al Cardinal vescovo assistente e a monsignor sagrista. Poscia i due primi patriarchi o arcivescovi assistenti presentano al Pontefice la candela accesa e il messale, da cui egli legge le due orazioni: Domine Jesu Christe Fili Dei vivi etc e Perceptio Corporis tui. Il secondo cerimoniere rimove dalla patena che sostiene il suddiacono la stella d’oro e il Papa prende una delle due parti dell’ostia colla sinistra ex dextro latere ad designandum Dominici lateris percussionem[1] dicendo: Panem coelestem e battendosi il petto tre volte dice: Domine non sum dignus; e dopo di aver detto Corpus Domini nostri Jesu Christi etc e di aver formato il segno della croce, l’assume. Allora il suddiacono latino si ritira al suo luogo di prima per dar sito al diacono che si accosta col calice al Papa. Monsignor sagrista consegna la fistola[2] al Cardinal vescovo assistente, che, baciata la mano, la dà al Papa, il quale mettendola dentro il calice assorbe con essa una parte del sangue; e tosto che ha finito di assumerlo termina il coro di cantar l’Agnus Dei col dona nobis pacem. Prima di dire della comunione del diacono e sud diacono è bene premettere il significato del rito con cui il Papa si comunica al trono quando celebra pontificalmente. «Romanus Pontifex, dice Innocenzo III, de Myster Missæ lib IV c. 9, non communicat ubi frangit, sed ad altare frangit et ad sedem communicat, quia Christus in Emmaus coram duobus discipulis fregit, et in Jerusalem coram apostolis manducavit. In Emmaus fregisse legitur, sed manducasse non legitur. In Jerusalem non legitur fregisse, sed legitur comedisse»[3]. Il Macri crede espressa in questo rito la passione di Cristo e il Durando, Ration. divin. Offic lib. IV, aggiunge su questo rito singolare la seguente ragione: «Sicut sanctissimus Pontifex est Christi vicarius et caput omnium qui in Ecclesia degunt militanti, ita Christum Ecclesiæ caput perfectius ac sublimius repræsentans ad sublimiorem locum communicare solet»[4]. Un’altra ne riporta il cerimoniere Chiapponi, Acta Canoniz. s. Pii V p. 235, cioè che siccome Gesù Cristo consagrò il pane e il vino nel cenacolo, ed offerendosi al Padre sotto gli occhi di tutto il mondo, compì e perfezionò il sagrifizio nel Calvario, così appunto il Pontefice, vicario di Cristo, consagra nell’altare, figura del cenacolo, e si comunica nel trono in faccia a tutti per imitare il crocefisso Signore sul monte Calvario. Simile a questa spiegazione è quella su ciò addotta da s. Bonaventura (Oper. tomo I in Psalm. 21), il quale in questa occasione riconosce il vicario di Cristo più conforme al capo invisibile della Chiesa. Una volta il Papa si comunicava sedendo, come rileva anche Benedetto XIV.
- Dal lato destro per rappresentare il colpo che il Signore ricevette al costato. ↩︎
- Cannuccia d’oro. Vedi Utensili eucaristici. ↩︎
- «Il Romano Pontefice non si comunica nel luogo in cui spezza l’ostia: la spezza all’altare e si comunica al trono, poiché Cristo a Emmaus spezzò il pane davanti a due discepoli, e a Gerusalemme mangiò davanti agli apostoli. Si legge infatti che a Emmaus abbia spezzato, ma non si legge che abbia mangiato. A Gerusalemme non si legge che abbia spezzato, ma si legge che abbia mangiato». ↩︎
- «Così come il santissimo Pontefice è vicario di Cristo e capo di tutti coloro che vivono nella Chiesa militante, allo stesso modo, rappresentando Cristo Capo della Chiesa in modo più perfetto e sublime, egli suole comunicarsi nel luogo più elevato (il trono)». ↩︎
>>La Liturgia Papale immagine del Paradiso<<

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fonte immagine https://liturgia.mforos.com/1699131/8106175-la-fistula/
