Fino alle riforme di Giovanni XXIII (1960-62) il “Missale Romanum” registrava due festività sacre alla Cattedra di San Pietro: una il 18 gennaio per venerare la Cattedra “su cui per la prima volta sedette in Roma”, l’altra il 22 febbraio avente come oggetto la Cattedra episcopale di Antiochia. Questa duplice festività fu universalmente stabilita, contro i protestanti e tutti i negatori dell’apostolato romano di san Pietro, da Paolo IV nel 1558 con la bolla che di seguito offriamo in traduzione.
PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
A PERPETUA MEMORIA
L’ineffabile profondità della divina Provvidenza che, non essendo chiusa entro alcun limite, dispone le realtà celesti e quelle terrene con il rigore del suo retto giudizio, volle che il beato Pietro, Principe degli Apostoli, al quale per primo era stato detto dal Salvatore e Signor nostro Gesù Cristo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa“, dopo aver risieduto per qualche tempo ad Antiochia, giungendo a Roma, vi costituisse la cattedra episcopale e la reggesse per venticinque anni. Volle pure che, smascherate le menzogne di Simon Mago e resi vani i suoi prodigi, avendo trionfato dello stesso Simon Mago, Pietro e con lui il suo glorioso coapostolo Paolo, vaso d’elezione, piantassero la Chiesa Romana e la consacrassero con il proprio sangue. Questo perché laddove vi era il capo della superstizione, lì sorgesse il capo della santità; perché dove abitavano i principi dei pagani, dimorassero i principi delle Chiese; perché Roma, che prima era maestra d’errore, diventasse maestra di verità, e v stesse una stirpe santa, un popolo eletto, una città sacerdotale e regale; perché in virtù della sacra cattedra del beato Pietro, quella stessa Città che era divenuta capo del mondo, dominasse per mezzo della religione divina più ampiamente di quanto l’avesse fatto in precedenza con la dominazione terrena [cfr. S. Leo M., In nat. App.]. In verità, sebbene la città stessa debba molto più allo stesso Pietro. che la fondò per essere inserita nei regni celesti mediante la cattedra episcopale in essa istituita, rispetto a coloro per lo studio dei quali furono gettate le prime fondamenta delle sue mura (uno dei quali, colui che le diede il nome, la macchiò di sangue fraterno), tuttaviaessa non osserva affatto la festività della Cattedra di lui, che secondo la testimonianza dei nostri antichissimi santi Padri fu [istituita] il quindicesimo giorno prima delle calende di febbraio (cioè il 18 gennaio), e che in diverse parti del mondo cristiano, e specialmente in Gallia e in Spagna, si celebra solennemente in quel giorno. Roma celebra soltanto la festività della Cattedra di Antiochia, che fu [istituita] nell’ottavo giorno prima delle calende di marzo ( cioè il 22 febbraio), secondo la testimonianza dei medesimi Padri; come se lo stesso Salvatore nostro, che spesso sceglie le cose deboli per confondere quelle forti, non guardando alla nostra imbecillità, avesse riservato ai nostri tempi la celebrazione, o meglio il ripristino dell’antica solennità della festività della Cattedra sulla quale lo stesso Pietro apostolo sedette per primo a Roma. Per la qual cosa, considerando che se in questa Città veneriamo piamente e solennemente la Cattedra della Chiesa di Antiochia, è giusto e conveniente celebrare ancor più solennemente e piamente la festività della Cattedra su cui il predetto Apostolo sedette per primo a Roma — tanto più quanto la Città stessa gli è legata e debitrice – non disdegnando di imitare in questo anche le Chiese inferiori: vogliamo, stabiliamo e comandiamo che la festività della Cattedra su cui lo stesso beato Pietro sedette per primo a Roma sia celebrata solennemente ogni anno in perpetuo, con rito doppio, il medesimo giorno quindicesimo prima delle calende di febbraio (cioè il 18 gennaio), non solo in questa alma Città, ma anche in tutte le Chiese del mondo, anche in quelle dove essa è già attualmente celebrata. Con ciò non togliamo nulla alla festività dell’altra Cattedra, che si celebra nel detto ottavo giorno prima delle calende di marzo ( cioè il 22 febbraio), ma decretando che essa debba essere celebrata secondo la lodevole consuetudine finora osservata in merito.
Dato a Roma, presso San Pietro, nell’anno dell’Incarnazione del Signore millecinquecentocinquantotto, il settimo giorno prima delle idi di gennaio (cioè il 6 gennaio), nell’anno terzo del Nostro Pontificato.
Bullarum, diplomatum et privilegiorum santorum Romanorum pontificum.
Taurinensis editio, Vol. 6, Torino, 1860, pp. 531-532.
Fino al 1870 il 18 gennaio si teneva nella Patriarcale Basilica Vaticana solenne Cappella Papale. Il Papa vi interveniva rivestito del manto bianco e redimito del triregno e assisteva alla messa pontificale celebrata sull’altare papale dal Cardinale Arciprete o da un altro Porporato dell’Ordine dei Preti. Poiché sugli altari papali poteva offrire il sacrificio solo il Sommo Pontefice, il Cardinale celebrante doveva richiedere uno speciale breve di autorizzazione, il quale poi veniva appeso a una colonna del baldacchino del Bernini. Conclusa la funzione il Pontefice, prima di tornare nei suoi appartamenti, sostava davanti alla Confessione per recitare la preghiera “Ante oculos“. Lo stesso giorno aveva luogo la Cappella Cardinalizia per i secondi vespri della festa.



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