di Red.

Si allunga impetuosa la serie di conferme circa la piena continuità Leone-Francesco: ora è la volta delle nomine dei consultori al Dicastero per il Dialogo Interreligioso.

C’è veramente di tutto e ci focalizzeremo solo sui casi più eclatanti. Per praticità, useremo come base un articolo di GloriaTV, che integreremo in vari punti con citazioni e materiali ulteriori. Grassettature nostre.

Emilce Cuda. Già facente parte del giro bergogliano e sostanzialmente vicina alla teologia del popolo, ha detto che molti cattolici “confondono la difesa della vita con la difesa di posizioni ideologiche“. Incalzata (2020) in un’intervista ha detto: “Non commento l’aborto perché sono specializzata in morale sociale, non in bioetica“.

Mónica Santamarina, che vede il pericolo clericalismo. Su Avvenire in merito al ruolo delle donne nella Chiesa ha detto: “Non è un segreto che il divario esista. Ovviamente non a tutti i livelli, e non nello stesso modo. Va detto che sono stati fatti grandi passi avanti, specialmente grazie a papa Francesco, che è stato un “campione” di inclusione: ha promosso la partecipazione delle donne attraverso documenti ed esempi concreti, come la nomina dell’ex presidente della Wucwo Maria Lia Zervino insieme ad altre due donne al Dicastero per i vescovi e poi al Segretariato del Sinodo, e questo nonostante le resistenze di molte parti della Chiesa. Tuttavia persiste ancora molto clericalismo, soprattutto a livello locale”.

Ana María Bidegain. Presidente di Pax Romana, ha detto a CatalunyaReligio.cat nel giugno 2023 che “la grande sfida è come aiutare ad articolare e costruire la Chiesa sinodale“. Ancora: “Ci sono specializzazioni, come la teologia femminista, che era più forte negli anni Ottanta, o la teologia indiana o afroamericana, dove ci sono laici e laiche. Senza il lavoro dei laici, la Teologia della Liberazione non sarebbe nata. Albert Nolan, dal Sudafrica, mi ha detto che “le domande fondamentali nascono dai laici”. Gustavo Gutiérrez, ancora consulente dei nostri gruppi in Perù, riconosce la Chiesa universale e il Concilio, ma anche tutto un lavoro pastorale con i giovani, con i laici, che si pongono domande fondamentali a partire dal loro impegno. È il “vangelo in uscita” di cui parla il Papa [Francesco]: andare a vivere nelle periferie, che sono diverse in ogni momento“.

Catherine Cornille. Definita “enthusiastic supporter of interreligious dialogue” (mi.byu.edu), ha scritto un libro da titolo provocatorio The Im-Possibility of Interreligious Dialogue.

Sofía Nicolasa Chipana Quispe. Presentata in questi termini sul sito del turbo-ecumenista World Council of Churches (che per ironia della sorte si abbrevia in WCC): “Sofia Chipana è diventata una delle voci principali di una teologia indigena che valorizza il vivere con dignità e sacralità con la terra e il rispetto per tutte le forme di vita“. Continua la presentazione: “Mamani e Chipana fanno parte della Comunità delle Teologhe Indigene di Abya Yala (COTIAY), un gruppo sostenuto dal Consiglio Ecumenico delle Chiese. Abya Yala è il nome indigeno della regione dell’America Latina e dei Caraibi. Dopo aver iniziato a lavorare come missionaria cattolica, Chipana ha vissuto per diversi anni tra il popolo Quechua, anche nelle regioni andine. “Questa esperienza è stata decisiva per definire la mia spiritualità, perché ho riscoperto il rapporto integrale che ogni persona ha con la creazione di Dio”, ha affermato. La spiritualità andina è incondizionatamente legata alla “Pachamama”, la Madre Terra. Ma è anche caratterizzata da standard etici nel vivere questi valori all’interno della comunità e da espressioni di solidarietà con gli altri. In molte situazioni di conflitto o di bisogno, il sostegno arriva dai membri della comunità. “Chiedere e ricevere aiuto è un elemento importante per costruire relazioni più eque”, ha concluso Chipana.”

Padre Edmund Kee-Fook Chia. Altro turbo-ecumenista. Ha scritto un volume intitolato Interfaith Dialogue: Global Perspectives (Pathways for Ecumenical and Interreligious Dialogue), che chiarisce nella presentazione: “Tra gli altri obiettivi, il libro cerca di offrire uno sguardo sui dialoghi interreligiosi in tutto il mondo e di esaminare cosa i cristiani possono imparare da altre religioni e contesti globali“.

Padre Wasim Salman. Entusiasta del testo di Abu Dhabi, dice: “È l’amore per i nostri fratelli musulmani che caratterizzerà le nostre attività, soprattutto perché la Chiesa condivide con l’Islam le stesse preoccupazioni descritte e sviluppate ampiamente nel Documento sulla Fraternità Umana“.

Può bastare.


Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi in corso, rimandiamo a due testi fondamentali: Parole chiare sulla Chiesa e Golpe nella Chiesa.


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