AGGIORNAMENTI (E CONFERME):
- Leone XIV all’udienza generale prima di entrare in Concistoro celebra il Vaticano II (citando Francesco), la “riforma liturgica” e l’ecumenismo
- La (prevedibile) delusione del fronte conservatore-moderato al Concistoro: ennesima doccia fredda per chi non vuole andare all’origine delle questioni
di Red.
L’aria è frizzante, anche se il sospetto che siamo all’ennesimo atto gattopardesco «cambiare tutto per non cambiare niente» risulta tutt’altro che peregrino.
A dare il botto inaugurale è l’intramontabile agit-proG (molto agitato e pure molto progressista) Alberto Melloni che, in vista dell’appuntamento, dalle colonne del Corriere della Sera ieri tuonava: «Alla chiesa vivere vent’anni senza una teologia non fa nulla; trenta pure; cinquanta passi. Ma alla lunga costa: e un dibattito pubblico fatto di enunciati sui frequentatissimi siti di sputtanatio ultracattolica e di banalizzazioni «spirituali» è lì a dire che nessuno dei problemi profondi, veri, grandi del cristianesimo in questo tempo di buio e di sangue può fare a meno di domande profonde e vere sul nucleo stesso della fede e della trasmissione della fede».
Già qui bisogna distinguere. Sì, perché se è vero che Melloni perde l’eleganza (non possiamo credere che se la sia presa così tanto solo perché su Radio Spada abbiamo fatto notare l’immane rassegna di mezze verità e strafalcioni fattuali di una puntata alla quale aveva partecipato su Rai Storia in merito alla Galassia Lefebvre: ci deve essere altro) e se è pure vero che lo stizzito ricorso al solito repertorio sugli ultracattolici non funziona più nemmeno in parrocchia, va detto che non ha tutti i torti. Sessant’anni abbondanti di navigazione a vista post-conciliare hanno fatto incagliare il natante in paludi interminabili di parole tossiche ma soprattutto di chiacchiere inconcludenti. E se la teologia è fatta da chi ha qualcosa da dire, significa che il caso evidentemente non si attaglia alla quasi totalità degli eredi del Vaticano II.
Del resto, secondo Melloni, il concistoro «dovrà dire se la chiesa è capace di estrarre dal Vaticano II spunti teologico fertili e fecondi. Non citazioni, come ha fatto per decenni la macchina redazionale del papato: ma piste di indagine teologica di cui c’è bisogno come l’aria». E se il sospetto che le citazioni avessero dei problemi in origine non sembra tangerlo, pare più lucido quando scrive che «ci sono quattro questioni sulle quali Leone ha invitato tutti a prendere la parola: esse riguardano la missione disegnata da Evangelii Gaudium, il nesso chiesa universale/chiesa particolare posto dalla Prædicate Evangelium, la sinodalità, il rapporto fra tradizione e liturgia. Problemi che sono di rango conciliare, ma ai quali il Vaticano II ha già dato risposte che Prevost vuole «ripassare». Risposte a nodi dottrinali (sì dottrinali, senza scappatoie penose come quelle usate dai laudatores di Francesco «che non tocca la dottrina»)».
Insomma, anche gli orologi fermi due volte al giorno segnano l’ora esatta. Ma entriamo nel merito del mini-Sinodo – pardon – Concistoro del 7-8 gennaio. A dar conto dei mal di pancia è Nico Spuntoni su Il Giornale: «Il programma completo è arrivato ai cardinali con poco preavviso. Nelle tre sessioni del concistoro “spalmate” su due giorni sono stati previsti dei gruppi di lavoro da cui poi scaturiranno delle relazioni di gruppo. Un metodo di lavoro già visto nella riunione dei cardinali sulla riforma della Curia di fine estate 2022 ma che non è quello tradizionale dei concistori. Già all’epoca, peraltro, la mancata possibilità di parlare davanti a tutti come invece si faceva nei concistori e alle congregazioni pre-conclave non ha fatto felici tutti i cardinali. I membri del collegio scopriranno dopo l’intervento introduttivo del Papa quali saranno le indicazioni per la costituzione dei gruppi di lavoro. Nel 2022 il criterio utilizzato era stato quello linguistico ma con risultati non per tutti soddisfacenti. La modalità dei gruppi di lavoro non era stata menzionata nella prima convocazione del 7 novembre inviata dal cardinale decano». Per giovedì si trovano in “scaletta” interventi liberi, ma – si chiede il giornalista – «il tempo è poco e i cardinali sono tanti: riuscirà Leone XIV ad ascoltare il parere di tutti?».
Non sappiamo se Leone riuscirà ad ascoltare tutti i porporati ma in questi mesi abbiamo ascoltato noi ciò ha detto Prevost e la continuità con Bergoglio è risultata ampia, a volte con punte che sembravano superare gli atti del predecessore argentino.
In questo clima spunta, del resto, la propostona. Destinata ai cardinali (a 15 consegnata direttemente e ad altri 100 via e-mail, scrive Diane Montagna su Substack) è opera dal padre Louis-Marie de Blignières, che nel 1988 corse via dal vescovo che lo aveva ordinato (Mons. Lefebvre) per accordarsi coi neomodernisti vaticani. Si tratta dell’ennesima ipotesi di mezza-soluzione per concedere un rito tradizionale nel contesto di una dottrina tutt’altro che intatta. Insomma, si presenta un progetto per la creazione di una giurisdizione ecclesiastica personale dedicata al Vetus Ordo con un modello paragonabile a quello degli ordinariati militari. Sì, in sostanza il permesso di costruire una piccola e controllata cappella laterale trad-cons nella grande chiesa ecumenica aperta a (quasi) tutti, fatta eccezione per i diffidati con santino di San Pio X.
La propostona avrà successo? Torneremo a una riedizione in sedicesimo del Summorum Pontificum (per cui la Messa di sempre che ha forgiato generazioni di santi è considerata la forma straordinaria di un rito creato in tandem con eretici protestanti)? Non lo sappiamo, può pure essere. Ma che risolverebbe, oltre a riassestare la planimetria di Casa Vaticano II? Forse qualche bene accidentale lo porterebbe ma la verità, pur nell’inadeguatezza degli strumenti umani, esige la sostanza, non solo gli accidenti.
Sipario.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi in corso, rimandiamo a due testi fondamentali: Parole chiare sulla Chiesa e Golpe nella Chiesa.
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Imm. di Pub. Dom.: la celebre scena di Fantozzi e Catellani (Umberto D’Orsi) durante la partita a biliardo, nel film Fantozzi (1975) https://it.wikipedia.org/wiki/Fantozzi_(film)#/media/File:Fantozzi_biliardo.png
