Volentieri riproduciamo, con grassettature nostre, un ampio estratto dell’Enciclica DIVINI ILLIUS MAGISTRI di Pio XI che chiarisce alcuni punti fermi sui temi della famiglia e dell’educazione. Il testo non è presente nel volume, ma rimandiamo per altri approfondimenti in materia sociale a Magistero Politico.


[…] Ma non vi ha parola che ci riveli la grandezza, la bellezza ed eccellenza soprannaturale dell’opera dell’educazione cristiana, quanto la sublime espressione d’amore con la quale Gesù Signor nostro, identificandosi con i fanciulli, dichiara: “Chi avrà ricevuto uno di questi piccoli in nome mio, riceve me” (Mar. IX, 37).

Per non errare in quest’opera di somma importanza e per condurla nel modo migliore che sia possibile, con l’aiuto della grazia divina, è necessario avere un’idea chiara ed esatta dell’educazione cristiana nelle sue ragioni essenziali, e cioè: a chi spetta la missione di educare, quale è il soggetto dell’educazione, quali le circostanze necessarie dell’ambiente, quali il fine e la norma propria dell’educazione cristiana, secondo l’ordine stabilito da Dio nell’economia della Sua Provvidenza.

L’educazione è opera necessariamente sociale, non solitaria. Ora tre sono le società necessarie, distinte e pur armonicamente congiunte da Dio, in seno alle quali nasce l’uomo; due società di ordine naturale, quali sono la famiglia e la società civile; la terza, la Chiesa, di ordine soprannaturale. Dapprima la famiglia, istituita immediatamente da Dio al fine Suo proprio, che è la procreazione ed educazione della prole, la quale perciò ha priorità di natura, e quindi una priorità di diritti, rispetto alla società civile. Nondimeno la famiglia è società imperfetta, perché non ha in sé tutti i mezzi per il proprio perfezionamento, laddove la società civile è società perfetta, avendo in sé tutti i mezzi necessari al fine; onde, per questo rispetto, cioè in ordine al bene comune, essa ha preminenza sulla famiglia, la quale raggiunge appunto nella società civile la sua conveniente perfezione temporale.

La terza società, nella quale l’uomo nasce, mediante il Battesimo, alla vita divina della Grazia, è la Chiesa, società di ordine soprannaturale e universale, società perfetta, perché ha in sé tutti i mezzi ordinati al suo fine, che è la salvezza eterna degli uomini, e pertanto suprema nel suo ordine.

Per conseguenza l’educazione, la quale riguarda tutto l’uomo individualmente e socialmente, nell’ordine della natura e in quello della grazia, appartiene a tutte e tre queste società necessarie, in misura proporzionata, corrispondente, secondo il presente ordine di provvidenza stabilito da Dio, alla coordinazione dei loro rispettivi fini.

E dapprima, essa appartiene in modo sopraeminente alla Chiesa, per due titoli di Ordine soprannaturale da Dio stesso ad essa esclusivamente conferiti e perciò assolutamente superiori a qualsiasi altro titolo di ordine naturale.

Il primo sta nella espressa missione ed autorità suprema di magistero datale dal suo Divin Fondatore: “Ogni potere è stato dato a me in cielo e in terra. Andate dunque, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo; insegnando loro ad osservare tutto quanto v’ho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo” (Mat. XXVIII, 18-20). Al quale Magistero è stata da Cristo conferita l’infallibilità insieme col mandato d’insegnare la Sua dottrina; onde la Chiesa “fu costituita dal divino suo Autore colonna e fondamento della verità, affinché insegni agli uomini la fede divina, ne custodisca integro e inviolato il deposito affidatole, e diriga ed informi gli uomini e le loro consociazioni ed azioni ad onestà di costumi ed integrità di vita, a norma della dottrina rivelata” (Pio IX, Ep. Cum non sine, 14-7-1864).

Il secondo titolo è la Maternità soprannaturale onde la Chiesa, Sposa immacolata di Cristo, genera, nutre ed educa le anime nella vita divina della grazia con i suoi Sacramenti e il suo insegnamento. Perciò a buon diritto afferma Sant’Agostino: “Non avrà Dio per padre, chi avrà rifiutato di avere la Chiesa per madre” (De Symb, ad catech., XIII).

Pertanto, nell’oggetto proprio della sua missione educativa, cioè “nella fede e nella istituzione dei costumi, Dio stesso ha fatto la Chiesa partecipe del divino magistero e, per beneficio divino, immune da errore; ond’è degli uomini maestra suprema e sicurissima, e le è insito l’inviolabile diritto a libertà di magistero” (Enc. Libertas, 20 giugno 1888). Per necessaria conseguenza, la Chiesa è indipendente da qualsiasi potestà terrena, come nell’origine così nell’esercizio della sua missione educativa, non solo rispetto al suo oggetto proprio, ma anche rispetto ai mezzi necessari e convenienti per adempirla. Quindi, rispetto ad ogni altra disciplina ed insegnamento umano, che in sé considerato è patrimonio di tutti, individui e società, la Chiesa ha diritto indipendente di usare e principalmente di giudicare quanto possa esser giovevole o contrario all’educazione cristiana. E ciò, sia perché la Chiesa, come società perfetta, ha diritto indipendente sui mezzi rispondenti al suo fine, sia perché ogni insegnamento, al pari di ogni azione umana, ha necessaria relazione di dipendenza dal fine ultimo dell’uomo, e però non può sottrarsi alle norme della legge divina, di cui la Chiesa è custode, interprete e maestra infallibile.

Il che, con perspicua sentenza, dichiara Pio X di santa memoria: “Qualunque cosa faccia il cristiano, anche nell’ordine delle cose terrene, non gli è lecito trascurare i beni soprannaturali, ché anzi deve secondo gli insegnamenti della cristiana sapienza dirigere tutte quante le cose al bene supremo come ad ultimo fine; tutte le sue azioni inoltre, in quanto sono buone o cattive in ordine ai costumi, ossia in quanto convengono o meno con il diritto naturale e divino, sottostanno al giudizio e alla giurisdizione della Chiesa” (Enc. Singulari quadam, 24 settembre 1912). […]


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