di Luca Fumagalli
Tra i vari interventi monografici che compongono il pregevole volume Some Catholic Novelists di Patrick Braybrooke, pubblicato nel 1931, ve n’è uno particolarmente illuminante dedicato a mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) dal titolo Robert Hugh Benson: Novelist and Philosopher. Quest’ultimo, sacerdote e scrittore britannico, è noto in Italia soprattutto per il suo Il Padrone del mondo, un romanzo apocalittico pubblicato quasi 120 anni fa, eppure ancora drammaticamente attuale.
Definito da Braybrooke un escursionista delle belle lettere, poiché nella sua breve ma prolifica carriera ambì a cimentarsi in molteplici generi, Benson, sempre secondo il critico inglese, si distinse sia nell’ambito del romanzo psicologico, sia in quello del romanzo storico che in quello del romanzo “della conversione”. Per questo nel suo scritto Braybrooke si propone di analizzare tre libri del monsignore, ognuno dei quali rappresenta una delle sfumature del suo essere autore, e pure di successo.
The Coward, dato alle stampe nel 1912 e mai tradotto in italiano, è «un capolavoro, […] un romanzo che affronta un problema molto delicato, un romanzo che è sentimentale senza avere nessuna delle cattive qualità del sentimentalismo».
Il protagonista è Valentine Medd – il codardo del titolo – un ragazzo umorale e immaturo. Il padre, un generale che ha unicamente a cuore l’onore della famiglia, è talmente disgustato dalla vigliaccheria del figlio che è persino disposto a cacciarlo di casa, specie dopo che il fratello maggiore si è trovato costretto a combattere un duello al suo posto. Il giovane, sull’orlo del suicidio, si imbatte casualmente in un sacerdote, padre Maple, che ha pietà di lui e lo educa all’irrobustimento fisico e morale. Valentine è ora desideroso di provare il suo coraggio e l’occasione giunge presto: rimasto solo in casa mentre i genitori sono lontani, scoppia improvvisamente un incendio e, nel tentativo di domarlo, il ragazzo finisce per rimanere ucciso dalle fiamme. Con il suo sacrificio Valentine ha trovato la redenzione a lungo cercata; solo per gli orgogliosi familiari, emblema di un sistema sociale sull’orlo del collasso, rimane il codardo di sempre.
A detta di Braybrooke, The Coward è soprattutto un portentoso studio dei pericoli insiti nell’attaccamento alla tradizione, che può anche trasformarsi in una corsa all’omologazione che non tollera l’originalità e non ammette la debolezza. Del resto lo stesso Medd, più che un vigliacco, a volte pare semplicemente vittima della sua complessa personalità, troppo sottile per gli ottusi parenti che giudicano il mondo in bianco e nero.
Il secondo romanzo preso in esame è Oddsfidh (1914), ripubblicato in Italia da Fede & Cultura col titolo Intrighi di Corte. L’ammirazione di Braybrooke per il libro è già evidente dalle primissime parole che dedica al Benson narratore storico: «Non so se ci possa essere un miglior scrittore per un romanzo storico […]. È addirittura capace di sostenere palesemente una parte senza apparire fazioso. Può far immergere il lettore nel periodo di cui si sta occupando e allo stesso tempo lasciargli intendere di essere nelle mani di un brillante artista descrittivo e di un critico. Benson non perde di vista il fatto che un romanzo storico debba essere sia romanzo che storia. Non dimentica che deve andare a genio sia al lettore di romanzi che ama la storia che al lettore di saggistica storica a cui piacciono i romanzi».
La vicenda, narrata in prima persona dal protagonista, si sviluppa durante il regno di Carlo II Stuart, nella seconda metà del XVII secolo. Papa Innocenzo XI invia Roger Mallock, un novizio benedettino, presso la corte del re, confidando nella possibilità di condurre il sovrano alla Chiesa di Roma, forte del sostegno del fratello Giacomo, cattolico duca di York e suo successore designato. Nonostante questo, Carlo fa di tutto per assicurare al trono un erede protestante, qualcuno che possa garantire la tanto agognata stabilità politica. Purtroppo la presunta notizia di una congiura cattolica per attentare alla vita del re – falsità grossolana diffusa dall’anglicano Titus Oates – scatena una violenta persecuzione nei confronti dei tanti ingiustamente accusati di aver preso parte alla cospirazione. Roger, nonostante questo, continua a stare al fianco del sovrano, non cedendo allo sconforto e sempre sperando di poterlo ricongiungere, infine, alla Chiesa di Roma.
Per Braybrooke Intrighi di Corte, oltre a fornire un brillante ritratto di Carlo II, fascinoso e insolente come tutti gli Stuart, ha dalla sua la forza dell’onestà, non scadendo mai nel macchiettistico, o peggio ancora, nel trattato apologetico sotto mentite spoglie. Straordinario è poi l’epilogo, in cui si descrive la conversione di un sovrano che ha sempre dovuto fare i conti con una corona che è stata per lui più un peso che una benedizione.
L’ultimo romanzo discusso è A Winnowing (1910), in cui Benson coglie con efficacia qualcosa della «peculiare filosofia della conversione». Il racconto – caratterizzato da un certo humor nero – si apre con la morte di Jack Weston, un giovane possidente terriero. Dopo essere miracolosamente ritornato in vita, quest’ultimo abbandona ogni vezzo mondano per dedicarsi completamente a Dio attraverso la preghiera, i sacramenti e le opere di carità (arriva addirittura a far costruire un convento per accogliere delle povere suore clarisse). Anche la moglie Mary torna alla pratica religiosa, giusto in tempo per vedere il marito perdere poco alla volta lo zelo iniziale fino allo sconforto e alla seconda e definitiva morte. Alla vedova, ora attratta da quella vita contemplativa che un tempo detestava, non resta che farsi suora.
Robert Hugh Benson: Novelist and Philosopher si chiude quindi sottolineando nuovamente il valore di Benson e constatando con spiacere come la sua bibliografia, che «respira ragionevolezza e una filosofia fine», venga troppo spesso sottovalutata. Se fosse vissuto più a lungo, il monsignore «avrebbe probabilmente firmato opere ancora più grandi».


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