Scrivendo a Tito, san Paolo gli espone i suoi doveri come vescovo di Creta e quindi gli raccomanda «L’uomo eretico dopo la prima, e la seconda correzione evitalo, sapendo che questo tale è pervertito, e pecca, come quegli che per suo proprio giudizio condannato» (III, 10-11).

E san Tommaso d’Aquino commenta (In Ep. ad Titum III, 2):

«Quando dice eretico, indica chi tra gli uomini debba essere evitato; e in primo luogo mostra che si tratta degli eretici; in secondo luogo mostra la ragione di ciò … Qui bisogna notare cosa renda qualcuno eretico, e occorre considerare l’etimologia originaria di questo nome, “eretico”. Esso infatti non deriva da “divisione”, ma da “scelta” (elezione), come dice Girolamo; in greco infatti haeresis significa scelta. Da qui “eretico”, cioè “colui che sceglie”, poiché aderisce con ostinazione a una qualche setta che ha scelto. Pertanto bisogna sapere che ogni eretico è un errante, ma non viceversa, per due motivi. Per quanto riguarda la materia su cui si erra: ad esempio, se l’errore non riguarda il fine della vita umana, o ciò che attiene alla fede e ai buoni costumi, chi erra in tal modo non è un eretico. Se invece errasse riguardo a ciò che è ordinato al fine della vita umana, è sempre eretico … oppure se l’errore fosse attorno alla fede, e così, se qualcuno dicesse che Dio non è Trino e Uno, o che la fornicazione non è peccato, è eretico. Per quanto riguarda la scelta: poiché chi sceglie, se non è ostinato, ma è pronto a farsi correggere secondo la decisione della Chiesa – e dunque non agisce per malizia, ma per ignoranza – non è eretico. “Evita” dunque costui, a causa del pericolo. “La loro parola serpeggia come la cancrena” (2Tim. II, 17) . Inoltre, affinché nessuno partecipi ai loro peccati e sembri acconsentire a loro. “Se qualcuno viene a voi e non porta questa dottrina non salutatelo neppure” (1Giov.). Inoltre a causa della punizione. “Allontanatevi dalle tende di questi uomini empi e non toccate nulla di ciò che appartiene a loro” (Num. 16, 26). L’Apostolo vuole tuttavia che l’eretico sia ammonito e, se non desiste, allora è da evitare. E dice: “dopo la prima e la seconda ammonizione”. Così infatti avviene nella Chiesa per le scomuniche. E la ragione è che il numero di ogni cosa ha un inizio, un mezzo e una fine; perciò viene considerato sufficiente per tutto. “Ecco, per la terza volta vengo a voi” (2Cor. 13, 1). Inoltre per la perfezione del numero tre. La ragione dell’allontanamento è che con chi erra bisogna agire fin dall’inizio affinché sia corretto. “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Matt. 9, 12). E perciò non lo si deve abbandonare finché non si veda se possa essere curato; ma se non può essere risanato, allora deve essere abbandonato»

Quindi «per la contraddizion che nol consente» (Inf. XXVII, 120) l’insegnamento paolino (che è Divina Rivelazione) non può in alcun modo conciliarsi con l’ecumenismo insegnato e praticato dalle autorità moderniste e conciliari che attualmente occupano gli apici della Chiesa Cattolica.

🔴«Timoteo, custodisci il deposito». Un ammonimento paolino contro gli innovatori della dottrina di ieri e soprattutto di oggi

🔴Un’istruzione del Sant’Uffizio proibente la preghiera tra cattolici e acattolici

🔴Non basta accettare il Concilio di Nicea per avere la fede cristiana!

🔴Osservazioni poco ecumeniche del Patriarca Armeno Iknadios Bedros XVI Batanian (1899-1979)



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