di Piergiorgio Seveso
Un decennale così importante meritava una puntata straordinaria di questa rubrica che si incastonasse nel mirabile mosaico degli articoli di Radio Spada. Se l’amico carissimo Andrea Giacobazzi ha scritto direttamente su Duc in altum un suo articolo relativo a questo tema, vergherò qui qualche rigo di affettuosa gratitudine e di felicitazione convinta per i dieci anni del blog ideato, voluto e realizzato da Aldo Maria Valli.
Il progessivo passaggio del Valli, noto vaticanista alla corte dei “papi conciliari”, nelle schiere della Buona battaglia, del Sanctum bellum che combattiamo contro il neo-modernismo va ascritto tra i grandi “miracoli” dell’era Bergoglio che, nel suo mandare mille miglia avanti il cammino della Rivoluzione, ha però rimescolato le carte e financo le coscienze, portando molti a scoprire l’esistenza, sotto molti metri cubi di macerie e detriti, del cattolicesimo romano integrale, sia nella sua accezione storica che nelle sue applicazioni contemporanee.
Spinto dal disorientamento e dallo scandalo delle prodezze bergogliesche, il buon Valli ha creato una piattaforma che ha dato spazio a quello spirito di reazione, resistenza e restaurazione che anima, in modo certamente diverso e con diversi esiti, molti di quelli che si sono sentiti chiamati a questo combattimento spirituale. E lo dico – ça va sans dire – pur non condividendo ogni articolo diffuso da Duc in altum.
Di fronte al suo passaggio nel campo di Dio non sono mancati i consueti meccanismi psicologici e psichiatrici tipici di un certo mondo tradizionalista, poco incline ad accettare i “nuovi arrivati”. “Ma che vuole questo Valli?”. Noi siamo qui da tempi immemori, dalle prime prodezze polacche, dai tempi delle sottili astuzie bavaresi, dai tempi delle sirene sdentate dell’ermeneutica della continuità, e ora questo che vuole? Sul pianoforte impolverato del disprezzo si sono alternate note di sussiego, note di dietrologie d’accatto, note di tentativi (sempre andati a vuoto) di feudalizzazione del nuovo arrivato.
Quest’ultimo, con una purezza d’animo e una serenità che sorprende uno “sparafucile” come me, ha proseguito nel sua certosina opera di controinformazione e di controcultura teologica tradizionale, sotto i soli radianti della Tradizione e dell’Integrismo cattolico. In quegli occhi azzurro cielo di buon padre e di buon nonno vi era la volontà di rimanere cattolico romano, pronunciando tutti i no e i sì necessari ai tempi scellerati in cui viviamo.
Per questo, quando si è presentata l’occasione non ho esitato ad accettare di essere il primo contatto con Lui per la realizzazione del nostro importante progetto editoriale che avrebbe portato alla nascita di Parole chiare sulla Chiesa. Ho trovato in Lui un interlocutore franco, leale, paziente e di un’umiltà disarmante, cosa abbastanza rara nel nostro mondo. Pur non avendo avuto io la cura editoriale del testo, per evidenti motivi di oppurtunità e consonanza teologica, ho avuto notizia di una collaborazione fattiva e di una disponibilità senza infingimenti e retro-pensieri.
Per questo presentandolo a Reggio Emilia nel piovoso primo maggio 2023 non ebbi esitazione nel mostrare tutta intera la mia sorpresa e la mia meravigliata contentezza nell’avere al mio fianco un vaticanista che guardavo certamente da lontanissmo, attraverso gli schermi televisivi, quando ero un “moccioso della Tradizione”.
Il buon Vali ha portato la sua nave in mare aperto, lasciando i porti mefitici del neo-modernismo ma non tema, il mondo non finisce a Finisterre. Oltre le tempeste dell’Oceano, si staglia poderoso e imponente, verdeggiante e fruttifero, il continente del Cattolicesimo romano. Hic manebimus optime. Ad multos annos!
Mater boni consilii ora pro nobis!
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