di Piergiorgio Seveso
Nella grande deflagrazione pandemica ci siamo tutti dispersi e, come in un cataclismatico conflitto. abbiamo riguadagnato lentamente la strada di casa perché tutto si era fatto più remoto, distante, quasi inattingibile.
Le persone e le loro storie spesso si sono occultate ai nostri occhi, così anche è avvenuto per Piero Nicola, genovese adottivo, già scrittore e saggista per Radio Spada, che concluse il suo pellegrinaggio terreno il 24 gennaio 2021. Solo alcuni mesi dopo, grazie ad un avviso della gentilissima moglie, signora Lorenza, avemmo notizia della sua morte.
Vorrei che di Piero Nicola si ricordassero anzitutto le opere che hanno spaziato dalla letteratura alla teologia, frutto di una mente rigorosa, di una penna puntuta e forbita che ha lasciato certamente il segno nei campi della Buona battaglia.
Sia dalle pagine del blog “Contravveleni e antidoti” di Piero Vassallo, anch’egli poi deceduto, di cui era amichevole e fedele collaboratore, sia nelle sua varie opere letterarie come “Una ragazza moderna” (Tabula Fati, 2015), “Specchi di questo tempo” (Solfanelli, 2011) e il “Bacio” (Tabula Fati, 2013), Piero Nicola ha mostrato un ingegno versatile e sorprendente nella sua vena creativa, riprendendo senza pedanterie lo stile del romanzo formativo e storico cattolico (tra Bresciani, Giovanni Giuseppe Franco, Sacchetti, Besi de’ Vitturi; Bourget, Huysmans e Benson).
Nel campo più propriamente teologico, Piero Nicola ha lasciato certamente la Sua summa, quasi il suo testamento spirituale, in due opere, “L’ottimismo ereticale. Giovanni XXIII. De Lubac. Teilhard de Chardin. Teologicamente accomunati” (Solfanelli, 2010) e “Il Vaticano ha contraddetto il dogma, Lo stato attuale della Chiesa e del Papato” (Edizioni Radio Spada, 2015), oggi esaurito.
Di quest’ultimo libro ho seguito personalmente le trattative con l’Autore, sempre garbatissimo, portando a compimento una piccola pietra preziosa, netta, severa e risoluta come un diamante, frutto dell’esercizio di Fede e ragione, privo però di cascami monadici e di ripiegamenti misantropici o piagnucolosi.
Conservo con geloso affetto quelle mail e quei ricordi di un uomo all’antica, disgustato dal Suo tempo ma senza per questo perdere il gusto per la facezia ed il particolarissimo umorismo ligure. Un uomo che non veniva a patti con le mode e con le variegate degenerazioni, anche linguistiche, del suo tempo tanto da dire alla fine dell’introduzione di un Suo romanzo al lettore che chi avesse l’abitudine di sguazzare nel pantano, magari soltanto verbalmente, si affrettasse pure “a disfarsi di questo libro senza andare avanti”.
Di Lui, traduttore dai molteplici interessi, ci rimangono anche le curatele di due opere per il CLS ovvero, un racconto zuavo di Anton Maria Bonetti, e un opuscolo contro Giordano Bruno di Monsignor Pietro Balan. A dimostrazione della sua profonda attitudine verso le arti e il Bello, rimane, assai poco citato ma da riscoprire, un sorprendente volume fotografico “Gli edifici privati Novecento nella grande Genova” (In proprio, 2008).
Come autore della nostra casa editrice, il Suo nome rimane custodito ed apprezzato, come in uno scrigno di ricordi e, come segno dei tempi e di passaggi di testimone e di stili, annotato per la seconda volta, con simpatico stupore per un uomo dei vecchio stampo come Lui, in una rubrica chiamata “La strobosfera”.
La vera cifra del laicato cattolico-integrale “colto” oggi è certamente quella dell’operosità nell’impegno quotidiano, non necessariamente nella logorrea dello scrivere o nel tutto giudicare o valutare: anche un “esse catholicus”, “essere cattolico” nel silenzio orante, nella meditazione dei grandi veri vale più di mille parole, della frenesia del presenzialismo ad ogni costo, supplicando che si metta un microfono sotto le nostre povere bocche.
Altro atteggiamento da evitare sono le pose da torri d’avorio contraffatto, da palazzi dorati recuperati al “banco dei pegni” e d’altra parte non bisogna cedere alla tentazione di diventare delle macchiette tribunizie alla Hyde park. Dove tutti possono parlare, niente è vero, nemmeno le cose più sacrosante.
Data per scontata la totale adesione della mente e del cuore alle verità cattoliche contenute nella Rivelazione, della tradizione dei Santi padri e nel magistero pontificio ed ecclesiastico, rimangono molte materie temporali libere di natura politica e culturale, estetica sulle quali il laico cattolico potrà dibattere anche con forza, esprimendo valutazioni le più ortopratiche ma senza passioni esclusivistiche di chi pretenda che siano valevoli per tutti.
Essere privi, per lungo tempo, di autorità e di autorevolezze visibili, non deve portarci ad una sorta di “teologia della sostituzione” in cui noi diventiamo i protagonisti. Così ha fatto fedelmente Piero Nicola, stazionando come noi, in questo interminabile inverno post-nucleare, attorno alla cattedra di Pietro, semidivelta, coperta di muschi e di scritte mondane in vernice spray ma ancora in piedi, malgrado tutto.
Caro Piero, dal suo colorato amico un cordiale Requiescat in pace.
Sancte Joseph, protector Sanctae Ecclesiae, ora pro nobis.
Sancta Maria, regina confessorum, ora pro nobis.
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