1. Chi è Timoteo?
Timoteo, originario di Listri in Licaonia, di padre pagano e madre ebrea, istruito nelle Scritture, fu uno di coloro che san Paolo convertì a Cristo durante la sua prima grande missione. L’Apostolo lo scelse come suo compagno – lo ebbe accanto anche durante la prima prigionia romana – e, conferitogli l’episcopato, gli affidò la Chiesa di Efeso, che governò fino al tempo di Domiziano quando fu lapidato in odio alla fede. La Chiesa Romana lo festeggia il 24 gennaio con il duplice titolo di vescovo e martire. I suoi resti sono conservati nella Chiesa Cattedrale di Termoli nel Molise. Due lettere dell’epistolario paolino sono indirizzate a lui. La prima, scritta attorno al 65 da Loadicea, si conclude col seguente monito di san Paolo: «O Timoteo, custodisci il deposito, evitando le profane novità di parole, e le contraddizioni di una scienza di falso nome, della quale alcuni facendo pompa, hanno deviato della fede».
2. Qual è il «deposito» che Timoteo deve custodire?
San Vincenzo di Lerino (+450) risponde così: «Che cos’è il deposito? È ciò che ti è stato affidato, non ciò che è stato inventato da te; ciò che hai ricevuto, non ciò che hai escogitato; una cosa che non dipende dall’ingegno ma dalla dottrina; non da un’appropriazione privata, ma dalla pubblica tradizione; una cosa giunta fino a te, non da te prodotta; nella quale non devi essere autore, ma custode; non fondatore, ma seguace; non guida, ma imitatore. Custodisci, dice, il deposito. Conserva inviolato e intatto il talento della fede cattolica. Ciò che ti è stato affidato, resti presso di te, da te sia trasmesso. Oro hai ricevuto, oro trasmetti» (Commonitorium, cap. 17).
San Tommaso d’Aquino (+1274) aggiunge: «Il deposito dell’uomo è ogni bene che ciascuno possiede e che gli è stato affidato da Dio perché lo conservi e lo moltiplichi. Si riferisce in particolare ai prelati, che hanno in deposito la cura del prossimo e dei fedeli (Giovanni: “Pasci le mie pecore“). Deve evitare i mali che contaminano la fede. Come un principe secolare è posto a custodia dell’unità del regno, così quello spirituale per l’unità spirituale. La pace del regno consiste nella giustizia, ma l’unità della Chiesa è nella fede; perciò lo ammonisce principalmente a custodire la fede» (Super Iam ad Tim., c. VI, l. 4).
3. Cosa sono «le profane novità di parole e le contraddizioni di una scienza di falso nome» da evitare?
San Tommaso d’Aquino (+1274) risponde: «La fede può essere corrotta dalla fallacia. Questa può nascere dalle parole o dai fatti. Perciò dice: “evitando le profane novità di parole”. Si ha novità profana quando si introduce qualcosa contro la fede. Così fece Nestorio quando usò il termine Christotokos (madre di Cristo) per negare che Maria fosse Madre di Dio (Theotokos). Altre volte la fede è corrotta da ragionamenti sofistici. Perciò dice: “e le opposizioni della scienza di falso nome”, poiché non è vera scienza, ma apparente. La scienza, per sua natura, riguarda solo le cose vere. È impossibile che il vero sia contrario al vero; dunque è impossibile che ciò che ripugna alla verità divina (che è la somma verità) sia vero» (Super Iam ad Tim., c. VI, l. 4).
Per approfondire questi concetti è molto istruttiva anche una pagina scritta dal grande esegeta antimodernista mons. Francesco Spadafora (+1997).


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