di Pietro Ferrari

“L’Osservatore Romano”:

«A detta dei medici, che lo tengono sotto osservazione nell’infermeria del carcere, la sua resistenza è andata al di là di ogni previsione e la morte può sopraggiungere in qualsiasi momento. Il suo peso è sceso al di sotto dei 40 chili, è disteso su un materassino pieno d’acqua per lenire le sofferenze procurategli dalle piaghe che coprono il suo corpo, ha i gomiti e le altre articolazioni protette da ovatta per impedire che la pelle si spacchi nell’attrito contro le lenzuola; è ancora relativamente lucido ma non è in grado di vedere e va progressivamente perdendo l’uso dell’udito».

Le gerarchie ecclesiali ebbero una posizione prudente rispetto al sentimento popolare dei cattolici specie irlandesi, sia per non guastare i rapporti con Londra che per non legittimare quello che si presentava come un suicidio.

Se però il fine non fu di darsi la morte se non come conseguenza dell’ altrui intransigenza, ma di testimoniare eroicamente per una questione di giustizia negata, allora  la morte diviene un effetto secondario e sfuma di molto il confine tra suicidio e morte arrecata, tra peccato e martirio.

Bobby Sands, l’eroe nazionalista cattolico irlandese che lottò contro il regime anglo-protestante di Londra, è stato accostato assai impropriamente all’anarchico Alfredo Cospito per l’accanimento giudiziario subito.

In un saggio di Pierluigi Spagnolo (https://share.google/2AfMobFIn3BJAogh2) la vicenda del militante repubblicano di Belfast, che a soli 27 anni, a maggio del 1981, si lasciò morire di fame in un carcere britannico, appare come una storia senza tempo e senza latitudini, un messaggio universale di amore per la propria terra, di lotta per la libertà e di ribellione alle ingiustizie.

Sarebbe facile collegare le due modalità di lotta dello sciopero della fame, come fattore comune della ribellione contro le “ingiustizie” del carcere duro ed è vero che le five demands dei miliziani dell’IRA riguardavano anche, ma non essenzialmente, la possibilità di ricevere visite e di relazionarsi con gli altri detenuti.

Se questo è verissimo, sarebbe fin troppo ovvio però rimarcare anche le immense differenze ideologiche e di rappresentatività tra l’eroe irlandese (eletto in Parlamento durante la protesta) e l’anarchico italiano o il trattamento riservato ai soldati dell’IRA a Long Kesh negli H-Blocks (lavori forzati e torture) con quello riservato ai detenuti col 41Bis italiano (isolamento revocabile), senza però cogliere ancora il punto di divergenza più grande.

Il punto non è neanche relativizzare la portata di una battaglia rispetto ad un’altra, dinanzi ad una medesima modalità di lotta in apparenza comune, anche se nel caso di Sands condotta per 66 giorni fine alle estreme conseguenze. Cercare una analogia tra gli anarchici che seguono una loro visione del mondo di per sé aberrante ma innocua – e non rientrante nei reati di opinione della Legge Mancino, per cui essi sono puniti (beati loro!) solo per la eventuale commissione di reati che colpiscono cose e persone – e i patrioti irlandesi sarebbe addirittura offensivo verso i cattolici dell’Ulster, discriminati davvero nelle circoscrizioni elettorali per cui nelle maggiori concentrazioni di cattolici venivano eletti meno rappresentanti delle zone protestanti a parità di abitanti, discriminati nell’assegnazione degli alloggi e nella inesistente protezione da parte della polizia dalle violenze delle bande lealiste.

Quella dell’Ulster è sempre stata lotta di popolo, lotta sostanzialmente di massa perché condotta in modi diversi da tutti gli irlandesi repubblicani e cattolici di destra o di sinistra, non una lotta ideologica (che sarebbe meglio definire nichilista se non psicotica) di una esigua minoranza.

Ma allora la differenza tra Sands e Cospito è stata solo ideologica?

No, la differenza più grande è piuttosto ideale (non ideologica), interiore e in fin dei conti antropologica. Se l’anarchico in quanto tale lotta per l’eliminazione dell’articolo 41bis, in quanto reputa tale regime restrittivo l’esatto contrario dell’anarchismo libertario, lo fa essenzialmente perché non accetta di per sé l’idea stessa che esistano le carceri. Né Dio, né Stato, né Padroni, figuriamoci la prigione (fuoco alle carceri!) o quella ancora più restrittiva del 41bis! Il digiuno di Alfredo Cospito era diretto all’abolizione della potestà punitiva dello Stato.

Nel luglio del 1972, a seguito di un primo sciopero della fame da parte di 40 detenuti, il governo britannico conferì loro lo status di prigionieri politici: da quel momento non furono più costretti a vestire l’uniforme della prigione né a partecipare ai lavori forzati. La cinica cattiveria inglese aveva successivamente abolito il regime speciale per i prigionieri politici nel 1976, in seguito all’aggravarsi degli attentati dell’IRA e le condizioni dei prigionieri tornarono le stesse di prima. Molti si rifiutarono di vestire l’uniforme del carcere usando la coperta per la notte, poi smisero di lavarsi perché c’era l’abitudine di picchiare i prigionieri quando erano in bagno per lavarsi, oppure quando ci andavano per svuotare i loro pitali. Molti detenuti decisero allora di iniziare un secondo sciopero della fame…

La Lady di Ferro non volle dare l’onore delle armi ad un combattente nemico ed ai suoi miliziani, ma volle umiliarlo per derubricare la guerra di liberazione nazionale irlandese a bagatellare criminalità di strada.

Bobby Sands non arrivò al martirio per evitare a sé stesso e ai suoi il carcere duro o per ottenere degli sconti di pena, delle agevolazioni o addirittura una liberazione sua e di tutti i carcerati detenuti per altre cause. Bobby Sands era consapevole di essere nella prigione del nemico, ma pretendeva da questo storico nemico – che da secoli opprimeva la sua patria – di essere riconosciuto come tale, di essere trattato ancora come detenuto politico, di essere considerato e magari anche discriminato come un combattente catturato in guerra e non trattato come un delinquente comune.

Il digiuno del 1981 fu atto di insurrezione nazionale di un soldato politico, fu gesto disperato e simbolico di immolazione perché a digiunare assieme a Bobby Sands era stata la stessa Irlanda, quando fu lasciata morire di fame dagli inglesi nel 1847.


Foto di Rafboy15 – Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4726290

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