Riportiamo un passaggio di un sermone di San Francesco di Sales sul digiuno quaresimale.
San Bernardo, parlando del digiuno, afferma che non bisogna conoscere solo il motivo per cui è stato istituito, ma anche il modo in cui deve essere osservato. Egli spiega che il digiuno è stato stabilito da Nostro Signore come rimedio per la nostra gola: poiché il peccato è entrato nel mondo attraverso la bocca, è giusto che la bocca faccia penitenza privandosi dei cibi vietati dalla Chiesa per quaranta giorni. Tuttavia, come osserva il Santo, non abbiamo offeso Dio solo con la bocca, ma con tutte le membra e i sensi del corpo; perciò è necessario che il nostro digiuno sia totale, coinvolgendo ogni nostra parte nella mortificazione. Se abbiamo peccato con gli occhi, con le orecchie, con la lingua e con gli altri sensi, dobbiamo farli digiunare tutti quanti. Per osservare correttamente il santo digiuno, dunque, non occorre solo che digiunino i sensi esterni, ma anche le facoltà interiori dell’anima: l’intelletto, la memoria e la volontà. L’uomo, infatti, ha peccato ugualmente con il corpo e con lo spirito. Ahimè, quanti peccati sono entrati nell’anima a causa della cupidigia degli occhi e di sguardi sregolati! È necessario, quindi, farli digiunare rivolgendoli verso il basso, affinché non indugino su cose vane o illecite. Bisogna poi far digiunare le orecchie, evitando di ascoltare discorsi inutili e superflui che servono solo a riempire l’anima di fantasie vuote. In sintesi, occorre eliminare i pensieri vaganti dell’intelletto e le vane immagini della memoria, tenendo a freno la volontà affinché non ami né desideri altro che il Sommo Bene. In questo modo il digiuno esteriore del corpo sarà accompagnato da quello interiore dello spirito. Questo è ciò che la Chiesa intende rappresentare nel tempo della Quaresima, esortandoci a far digiunare gli occhi, le orecchie e la lingua. Per questo essa sospende i canti di gioia per mortificare l’udito — omettendo l’Alleluia, che è un canto di esultanza — e si riveste di colori cupi per mortificare la vista. In questo modo ci insegna che, durante questa santa quarantena, il digiuno interiore deve unirsi a quello esteriore. Proprio stamane la Chiesa ci rivolge queste parole della Genesi: Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris (Ricordati, uomo, che sei polvere e in polvere ritornerai). È come se volesse dirci: “O uomo, ricordati che sei mortale; pensa al tuo fine ultimo”. Questo ricordo deve spingerti a mettere da parte ogni pensiero frivolo o piacevole per riempire la mente di riflessioni profonde e severe. Così facendo, non digiunerà solo il corpo attraverso l’astinenza dai cibi, ma anche lo spirito attraverso la serietà di queste meditazioni.
Sermoni familiari di San Francesco di Sales, Volume 1, Napoli, 1864, pp. 70-72

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