di Luca Fumagalli

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900),  seconda parte (1901-1909), terza parte (1909-1914) e quarta parte (1914-1915)

Giunti in Francia, Jones e i commilitoni trascorsero due settimane di addestramento presso il villaggio di Warne, dopodiché raggiunsero Reiz Bailleul, un agglomerato di fattorie. Inaspettatamente, un grosso calibro provocò un’esplosione poco distante da loro: l’evento, che Jones avrebbe commemorato in In Parenthesis, segnò la sua vita, marcando una netta separazione tra gli anni prima del conflitto e quelli che sarebbero venuti. Durante la notte il battaglione proseguì la marcia per raggiungere la prima linea – ancora una volta un’esperienza ripresa in In Parenthesis – e si posizionarono in trincea, distante poco meno di 150 metri da quella tedesca. A separali un paesaggio brullo, lunare, una landa desolata quasi completamente priva di vegetazione

Nel manoscritto originale di In Parenthesis si trovano svariati riferimenti alla vita in trincea che, per quanto disagevole, Jones considerava comunque di gran lunga migliore rispetto al tedio del periodo d’addestramento. Tra l’altro si poteva stare abbastanza tranquilli dato che le piogge e il fango erano di ostacolo a qualsiasi iniziativa militare; a Natale, poi, inglesi, francesi e tedeschi poterono incontrarsi nella “terra di nessuno” e scambiarsi per l’ultima volta dei regali: negli anni seguenti, infatti, non ci sarebbero state più tregue in occasione delle festività.   

Disegno di Jones del 1916 raffigurante un soldato con un periscopio

Ma la trincea per il soldato semplice era anche e soprattutto fatica. Si veniva sempre assegnati a qualche lavoro, specie chi, come Jones, oltre a una buona mira non aveva talenti particolari. Notte e giorno si sgobbava, si era perennemente stanchi, e il freddo invernale non dava scampo a tal punto che, quando non ci si radunava vicino al fuoco, si andava in cerca di legna da ardere. Le privazioni e le sofferenze, però, avevano almeno il merito di dare ancora più volare alle piccole gioie del quotidiano, come una lettera da casa o la vista del sole sorgere all’orizzonte. Si consolidarono pure i rapporti tra commilitoni, accumunati, com’erano, dalla paura di morire. Addirittura il sergente – modello dello Snell di In Parenthesis – era così nervoso e spaventato che occasionalmente cadeva vittima di una violentissima nausea. Con i compagni Jones parlava perlopiù di rugby, sua grande passione, e iniziò anche a fumare. Che tra di loro continuasse a sopravvivere un residuato di umanità è testimoniato dal fatto che molti si lamentavano di come i prigionieri tedeschi venissero a volte maltrattati ingiustificatamente. Si respirava invece una qual certa insofferenza verso gli ufficiali, la maggior parte dei quali, anche se a modo, appariva arrogante e priva di umore. 

Sul finire dell’anno il battaglione venne trasferito per qualche giorno a Merville, e fino all’estate del 1916 si spostò regalmente lungo quella parte di fronte che aveva la cittadina di Givenchy come estremo sud e quella di Picantin come estremo nord.

Jones portava sempre con sé un blocco per appunti e dei suoi anni al fronte restano numerosi schizzi. Sebbene l’autore stesso li giudicasse di poco valore, costituiscono in verità un resoconto vivido della guerra, con soldati ricurvi e villaggi devastati che rivelano tutta la gravità del dramma in atto. Il suo tenente, visti i disegni, decise di impiegare Jones come cartografo e questi effettivamente tracciò alcune mappe mentre si trovava in perlustrazione nella “terra di nessuno”. Un simile incarico ebbe inoltre il pregio di evitargli parecchi lavori faticosi che, per un fisico gracile come il suo, stavano diventando davvero insopportabili.  Nonostante i divieti, teneva pure un piccolo diario tascabile che più avanti fu però distrutto (nascosto provvisoriamente in una buca, questa venne centrata in pieno da un colpo tedesco). 

David Jones in una fotografia del 1915

Nel frattempo, alle soglie di aprile, il battaglione non aveva ancora partecipato a nessuna vera azione offensiva o difensiva. Nondimeno vi erano stati venticinque morti e un’ottantina di feriti a causa dell’incessante fuoco dell’artiglieria nemica.

Quando, verso la metà del mese, furono distribuiti nuovi elmetti in acciaio, Jones si sentì come un fante medievale, un’analogia che già gli era stata suggerita dalla lunga baionetta in dotazione ai soldati. Del resto i poster propagandistici del periodo mostravano sovente cavalieri in armatura e l’idea di guerra che volevano veicolare era strettamente collegata al concetto romantico di cavalleria. Un certo idealismo, seppur via via meno intenso, sopravvisse in lui anche negli anni successivi, quando il conflitto si era ormai trasformato in qualcosa di meccanizzato e letale. Non a caso in In Parenthesis avrebbe alluso a battaglie storiche e leggendarie «non», secondo le sue stesse parole, «perché volessi o tentassi deliberatamente di far rivivere quelle lotte eroiche di un tempo remoto, ma perché, nella mia esperienza, gli uomini si sono comportati più o meno nello stesso modo di quegli eroi lontani». Detto in altri termini, nelle trincee Jones capì come ogni distinzione tra presente e passato fosse accidentale, a tratti innaturale, e durante la guerra divenne per la prima volta consapevole di «una storia vivente».

Il battaglione ebbe il suo battesimo del fuoco il 7 maggio: Jones si offrì volontario per il progettato raid – che si rivelò un successo, portando all’uccisione o al ferimento di oltre cinquanta tedeschi – ma gli vennero preferiti i soldati più robusti; più modestamente, lui finì assegnato al gruppo di copertura. L’indomani, osservando da lontano i cadaveri inglesi rimasti impigliati nel filo spinato, scorse quello di un tenente a cui era particolarmente affezionato, e in In Prenthesis volle commemorarlo per ben due volte, presentandolo sia nei passi di Mr Rhys che in quelli di Mr Jenkins.

La desolazione del fronte in un disegno di Jones (1916)

Dopo sei mesi in trincea Jones poteva ritenersi a ragione un soldato esperto e stimava il coraggio sopra ogni altra cosa: «Ecco perché la fortezza è una virtù cardinale, perché senza la fortezza, che è la stessa cosa del coraggio, non si può avere la carità, non si può fare nulla dato che si è troppo codardi; si finisce per essere ingiusti a causa dell’essere troppo codardi».

Il 1 luglio ebbe inizio l’offensiva della Somme e anche i Royal Welch Fusiliers vi presero parte. Ai piani alti si pensava che la battaglia avrebbe finalmente concluso la guerra, una speranza, presto frustrata, che era condivisa pure da tutti i soldati. Tra i quasi 60.000 morti britannici del primo giorno figurava anche Harold Hawkins, compagno di scuola di Jones, mentre quest’ultimo e i suoi compagni, dopo un’attesa più lunga del previsto, il 10 luglio parteciparono agli scontri presso il bosco di Mametz. Appena sbucati dalla loro posizioni il tenente Rees, accanto a Jones, venne colpito da una pallottola in una scena che sarebbe stata rievocata con toni commoventi in In Parenthesis; pure per il resto del battaglione le cose non andarono bene: nonostante il terreno fornisse un buon riparo dal fuoco diretto delle mitragliatrici, vennero uccisi un terzo dei soldati.

Jones e i sopravvissuti riuscirono ad avanzare fino ad occupare una trincea nemica, che fu trovata piena di cadaveri. Provarono a spingersi oltre, ma furono infine costretti a ripiegare a causa del martellante fuoco tedesco. Alla sera, mentre con l’ausilio dei prigionieri stavano scavando delle coperture di fortuna, pronti a trascorrervi la notte, uno dei soldati venne colpito e morì tra le braccia di Jones, che inutilmente tentava di fermare l’emorragia.  

Il bosco di Mametz nei primi giorni di luglio del 1916

Verso la mezzanotte, confidando nella complicità del buio, fu mandato in perlustrazione, ma non passò molto tempo prima che un proiettile gli causasse una brutta ferita alla gamba sinistra. Per fortuna riuscì a trascinarsi indietro verso le linee inglesi e a venire ricoverato nelle retrovie. Conservò il proiettile estratto per donarlo al padre; ciononostante, da quel momento, e fino alla fine dei suoi giorni, luglio avrebbe significato per Jones tornare con la memoria all’orrore della Somme: nel 1971 ammise apertamente che «la mia mente non riesce a liberarsene».

L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.



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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw).