di Red.
Dillwyn (USA) – Durante un’appassionata omelia per la Domenica di Sessagesima, pronunciata presso il Seminario della Fraternità San Pio X negli Stati Uniti, Mons. Fellay conferma e spiega l’intenzione del Superiore Generale di procedere alla consacrazione di nuovi vescovi. Vedere anche: FSSPX, omelie nelle cappelle: «Il Papa ha come ruolo quello di conservare la Fede, non di stabilirne una nuova», «Non firmeremo dichiarazioni dottrinali ambigue»
Una decisione nel solco del 1988
La notizia, comunicata inizialmente in occasione della festa della Purificazione, segna un punto di svolta per la congregazione fondata da Mons. Marcel Lefebvre. Non è una scelta dettata dal piacere o dal desiderio di ribellione, ha spiegato il predicatore dal pulpito, ma un atto giustificato da una situazione proporzionata alla sua gravità. Il riferimento corre inevitabilmente alle storiche consacrazioni del 1988.
Lo “Stato di Necessità”
Il cuore della giustificazione teologica risiede nel cosiddetto “stato di necessità”. La Chiesa cattolica sta attraversando una crisi senza precedenti che impedirebbe alle autorità romane di adempiere al loro compito primario: la salvezza delle anime.
Durante l’omelia, sono stati citati esempi di quello che viene definita un “disorientamento diabolico”: dai professori di teologia che negano la divinità di Cristo, alla perdita delle nozioni fondamentali del catechismo tra i fedeli, fino alle recenti aperture dottrinali di Francesco.
“Siamo qui per salvare le anime, non per salvare gli alberi”, è stato uno dei passaggi più sferzanti, in un chiaro riferimento polemico all’agenda ecologista spesso promossa dalle attuali gerarchie vaticane.
Autorità vs Obbedienza
Mons. Fellay ha tenuto a precisare che la Fraternità riconosce l’autorità del Papa (“Nessuno può giudicare la Santa Sede”), ma ha distinto tra il possesso del potere supremo del Pontefice e l’uso dello stesso. “L’autorità è legata alla verità e al bene”, ha affermato. Se l’autorità viene usata per fini contrari alla salvezza delle anime, tale potere diventa un abuso che non può vincolare la coscienza dei fedeli.
Retroscena su Ratzinger e altri vertici vaticani
Papa Ratzinger, da poco eletto, aveva chiesto come procedere per sanare la frattura. La risposta della FSSPX fu una denuncia chiara: “La normale vita cattolica nella Chiesa è diventata largamente impossibile”.
Secondo Mons. Fellay, Benedetto XVI non contestò questa analisi. “Capisco, dovremo procedere per gradi senza apettare troppo” (“I understand, we will have to proceed by steps but – we must not delay too much“), sarebbe stata la replica di Ratzinger. Un’ammissione di fatto sulla condizione delle parrocchie e della dottrina che costituisce una nuova prova dello “stato di emergenza”.
Il clima si fa più teso nel 2009. Il vescovo racconta di aver richiesto un incontro con l’allora Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, venendo però dirottato verso il Cardinale William Levada, all’epoca Prefetto della Dottrina della Fede.
In quell’occasione, la Fraternità sollevò il problema delle “costanti contraddizioni” romane: “Ogni volta che vengo da voi, trovo versioni opposte. Una persona dice una cosa, un’altra il contrario”. Questa frammentazione dell’autorità è uno dei motivi che rendono impossibile un accordo formale.
L’omelia ha toccato poi i nervi scoperti di un corto circuito comunicativo-dottrinale:
- Da un lato, il racconto dell’incontro con Francesco, che avrebbe rassicurato la Fraternità dicendo: “Siete cattolici, io non vi condanno”.
- Dall’altro, le dichiarazioni del Cardinale Gerhard Müller, allora Prefetto della Dottrina della Fede, che definiva i membri della FSSPX “scismatici”.
Il “caso Pozzo” e il cortocircuito tra dicasteri
Un passaggio particolarmente emblematico del racconto riguarda lo scontro tra i diversi uffici del Vaticano. Mons. Fellay cita un episodio avvenuto sotto il pontificato di Francesco, riguardante un sacerdote che aveva deciso di unirsi alla Fraternità. La Congregazione per i Religiosi aveva inviato al prete una lettera formale dichiarandolo “scomunicato” per aver aderito allo scisma di Mons. Lefebvre. Tuttavia, portando tale documento in Vaticano, la reazione fu sorprendente: Mons. Guido Pozzo (allora Segretario della Commissione Ecclesia Dei) interruppe la lettura del documento definendolo di fatto nullo. “Abbiamo già detto loro tre settimane fa che non possono scrivere queste cose, non sono competenti”, avrebbe sbottato Pozzo, suggerendo al superiore della FSSPX di ignorare letteralmente il “decreto di scomunica”.
“Operazione Sopravvivenza”
La consacrazione di nuovi vescovi viene dunque presentata come una misura di autodifesa spirituale, definita nuovamente come “Operazione Sopravvivenza”. L’obiettivo non è la creazione di una chiesa parallela, ma la garanzia che i fedeli possano continuare a ricevere i sacramenti e la dottrina tradizionale in un momento di “caos e confusione” all’interno delle istituzioni ufficiali.
Qui l’omelia completa in ingelse: https://www.youtube.com/live/5yE49EvD9o8
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi in corso, rimandiamo a due testi fondamentali: Parole chiare sulla Chiesa e Golpe nella Chiesa.
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