In tempi di mezze verità trionfanti un episodio utile dal capolavoro Storia delle eresie, Vol. 1 – Da Simon Mago allo scisma greco, di Sant’Alfonso M. de’ Liguori.


48. Non può negarsi che i vescovi cattolici di Rimini commisero un grande errore; ma essi non tanto furono colpevoli per mala fede, quanto per la poca accortezza in non avvedersi delle frodi degli Ariani[1]. L’inganno che li fece cadere fu questo: stavano titubanti se dovessero o no sottoscrivere quella formula; ora, mentre erano tutti uniti nella chiesa, e si leggevano gli errori che si attribuivano a Valente, il quale aveva composta la formula, egli si protestò che non era Ariano, e perciò cominciò a dire: sia scomunicato chi dice non esser Gesù Cristo Figliuolo di Dio, generato dal Padre innanzi a tutt’i secoli, scomunicato chi dice non esser simile al Padre, secondo le scritture, chi dice esser egli creatura come tutte le altre (coprendo il veleno; poiché intendeva Valente esser Cristo creatura, ma più perfetta delle altre), chi dice esser egli tratto dal niente, e non da Dio Padre, chi dice esservi stato un tempo, in cui egli non era, per modo che metta una cosa innanzi a lui (questo era un altro inganno), sia scomunicato; e tutti risposero: sia scomunicato. E con questi fraudolenti anatematismi i Cattolici s’ingannarono in persuadersi che Valente non era Ariano, e così s’indussero a sottoscrivere la formula.

Onde avvenne che il concilio di Rimini, dopo avere avuto un principio così glorioso, ebbe una fine così funesta; e così si sciolse il concilio, ed i vescovi ebbero licenza di partire. Ma essi, come scrisse s. Girolamo[2], presto si accorsero del loro errore ed inganno: mentre appena sciolto il concilio, gli Ariani cominciarono a cantar la vittoria, dicendo essere stato abolito il termine sostanziale, e con esso la fede Nicena e che, se si era detto non essere il Figliuolo creatura, s’intendeva non esser come le altre creature, ma più nobile. Ed allora fu, come notammo di sopra, che s. Girolamo disse che tutto il mondo gemente ammirò se stesso da Cattolico divenuto Ariano. Del resto, Natale Alessandro prova con s. Girolamo, s. Ambrogio, ed altri, e con sodi argomenti, che i vescovi di Rimini furono immuni da ogni macchia contro la fede, mentre soscrissero quella formula, che nel senso apparente nulla conteneva di eretico[3].

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[1] Orsi, n. 94. p. 486.

[2] Ad Lucif., n. 17. apud Orsi, t. 6. l. 14. n. 93. p. 271.

[3] Nat., t. 9. diss. 33.