da ciid.science (articolo di Mauro Stenico, Consigliere storico e filosofico del Direttivo del CIID).

1. Introduzione

Nel dibattito filosofico e scientifico, il concetto di ordine ha da sempre rivestito un ruolo centrale, sia in senso positivo – per confermarlo – sia in senso negativo, ossia quando si è voluto (tentare di) combattere l’idea di una realtà ordinata. L’ordine non coincide soltanto con la disposizione funzionale delle parti di un ente o di una realtà formata da molteplici enti. Esso è invece una proprietà trascendentale dell’essere, ossia un aspetto generalissimo e comune a ogni cosa, alla pari delle nozioni di verobello e uno. In questo breve articolo intendo mostrare come la nozione di ordine, intesa quale unità nella molteplicità in vista di un fine, costituisca un fondamento ontologico imprescindibile per la teoria dell’Intelligent Design. Per la stesura di questo articolo mi sono avvalso unicamente di alcune pagine tratte da un testo di filosofia ormai datato, ma di estrema e intramontabile importanza: Berghin-Rosé, 1959 (Berghin-Rosé, Guido – 1959 Elementi di filosofia: 2: Ontologia. Casale Monferrato: Marietti Editore). La verità filosofica, del resto, non ha data di scadenza!

2. L’ordine come proprietà trascendentale delle cose

L’ordine inteso come unità nella molteplicità è, innanzitutto, un concetto analogo, cioè che si predica a diversi “livelli”. Gli ordini differiscono infatti per grado e specie. Basti confrontare, scrive Berghin-Rosé, l’ordine materiale del Sistema Solare con quello di una dimostrazione intellettuale, con quello morale delle tendenze di un’anima retta e così via. E quanto più è grande la molteplicità e perfetta l’unità, tanto più è grande l’ordine. Ebbene, l’ordine così inteso richiama una progettualità capace di legare parti diverse – anche eterogenee fra loro – in un tutto coerente e funzionante, come per esempio l’Universo nel suo complesso e gli enti che lo popolano, che formano un tutto non (ovviamente) per identità fra le parti, ma per corrispondenza a un medesimo insieme di leggi fisiche, naturali. L’ordine è una proprietà dell’essere, è presente in tutti gli enti finiti e contingenti – cioè che possono essere o non essere – nei quali coesistono molteplicità e unità: l’essere umano stesso ne è un esempio meraviglioso. Nella riflessione filosofico-teologica Dio stesso, pur nella sua assoluta semplicità, si mostra al nostro intelletto come ordine, poiché in Lui si armonizzano molteplici attributi (misericordia, bontà, giustizia, verità…) in perfetta unità. Orbene, se l’ordine è una proprietà trascendentale – come la ragione e l’osservazione sembrano mostrare, sia nel micro che nel macrocosmo – è anche vero che esso non può essere un mero prodotto del caso, che per lo più potrebbe applicarsi solo a una o a qualche parte di una realtà tanto grandiosa come può essere quella cosmica. Ma non potrebbe invece avere, alla sua portata, il tutto. L’ordine non è un accidente, né un prodotto del caso, ma una struttura intelligibile che riflette un principio unificante superiore. Cioè, tradotto in altri termini, che corrisponde a un Disegno. Ma l’ordine non è solo osservabile: è anche comprensibile. E proprio qui giunge un altro punto decisivo: per poter essere constatato e compreso, l’ordine richiede una facoltà capace di coglierlo: l’intelletto (intelligenza).

2. L’intelligenza protagonista nel leggere e nel creare ordine

Solo un’intelligenza può percepire e creare ordine. I sensi colgono le cose e i fatti materiali, la disposizione delle parti, ma non il perché di tale disposizione. La conoscenza sensibile, pertanto, non supera le proprietà esterne tangibili, e non può quindi giungere all’essenza delle cose. Berghin-Rosé propone un esempio semplicissimo: il senso vede le ruote e la disposizione degli ingranaggi di un orologio; ma solo l’intelligenza coglie il perché di quella disposizione. Soltanto l’intelletto, penetrando l’essenza e il fine di una cosa, può riconoscere se le parti siano ordinate o meno in funzione di un fine. Senza la comprensione dell’essenza, non si può giudicare l’ordine. Gli esempi di Berghin-Rosé sono chiari. Io, per esempio, posso possedere scaffali e scaffali di libri; ora, se conosco che cosa sia una biblioteca ordinata per materie, allora potrò accorgermi dell’ordine o del disordine di quel complesso di scaffali; in caso contrario, non mi accorgerò di nulla. Si consideri un altro esempio, l’ape: se conosco cosa sia un’ape, quali funzioni essa debba svolgere eccetera, allora mi accorgerò di quello stupendo ordine delle parti che la contraddistingue, altrimenti rischio di considerarle come bizzarre e fuori posto. Dunque, solo l’intelligenza può comprendere l’ordine. Nel contempo è però anche vero che soltanto l’intelligenza può creare ordinePer disporre le parti secondo un fine, secondo un tutto coerente e funzionante, occorre conoscere l’essenza da realizzare. Si consideri l’idea di costruire un macchinario complesso: fin dal principio, il costruttore deve avere un obiettivo da raggiungere e di conseguenza un piano per raggiungerlo; in altre parole un Progetto, un Disegno. Una volta che sia chiaro l’obiettivo, diviene chiaro lo strumento per ottenerlo, che deve essere adeguatoproporzionale all’obiettivo. Il fatto che anche gli enti inanimati e gli animali privi di ragione compiano azioni volte a un fine non contraddice quanto sostenuto finora, ma dimostra soltanto la grande opera dell’Intelligenza che tutto governa.

4. Ordine e Intelligent Design

Le riflessioni metafisiche sin qui presentate si integrano perfettamente con i principi dell’Intelligent Design. Questa teoria sostiene che alcune caratteristiche della vita e del Cosmo mostrino un ordine tale da non poter essere spiegato adeguatamente mediante meri meccanismi casuali, ciechi, non guidati, ma – più opportunamente – con un’Intelligenza. Complessità irriducibile, complessità specificata, finalità intrinseca eccetera: si tratta di nozioni che rimandano a un ordine che presuppone intelligenza. Se l’ordine è unità nella molteplicità, e se tale unità richiede una forma (Progetto, Idea, Disegno) che le parti concorrono a realizzare, allora ogni struttura ordinata è segno di un’intelligenza che ne ha concepito l’essenza. Se questo vale nella nostra esperienza quotidiana, ove continuamente facciamo progetti e compiamo azioni per raggiungere determinati obiettivi, allora deve valere anche a un livello superiore. Il microscopio, i telescopi più potenti, il corpo dell’ape, il Sistema Solare, l’organismo umano: tutti rivelano ordini che non possono essere frutto del caso, ma di un’Intelligenza.

Conclusione

L’ordine, inteso come proprietà trascendentale dell’essere, funge da ponte ideale tra metafisica e scienza. L’ordine non è solo osservabile, ma comprensibile, e richiede intelligenza per essere colto e realizzato. La teoria dell’Intelligent Design può trovare un’importante conferma in queste considerazioni: laddove vi sia ordine, vi è intelligenza; e dove vi è intelligenza, vi è progetto. Nel riconoscere l’ordine del Mondo, si riconosce la firma di una Mente che lo ha pensato. Non è un salto fideistico, ma una deduzione razionale fondata sulla natura stessa dell’essere.


Sul tema della crisi dell’evoluzionismo materialista le Edizioni Radio Spada hanno pubblicato:

  1. Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza, Dominique Tassot, traduzione di Roberto Bonato;
  2. Ritorno alle origini – Un punto di vista cattolico sugli inizi – Vol. I – Principii e tracollo del darwinismo, in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of Creation; traduzione di Stefano Dal Lago;
  3. Ritorno alle origini. Un punto di vista cattolico sugli inizi. Vol. II – Un universo disegnato da Dio. Le conseguenze filosofiche e sociali del darwinismo, in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of Creation; traduzione di Stefano Dal Lago;
  4. L’uomo e la sua natura, Padre Angelo Zacchi O.P.;
  5. L’origine e i destini dell’uomo, Padre Angelo Zacchi O.P.

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