L’epistola della domenica di Quinquagesima è l’inno alla carità di San Paolo, contenuto nella sua prima lettera ai Corinzi (XIII-13). Questo celeberrimo passo dell’Apostolo costituisce la confutazione preventiva dell’eresia luterana per cui le opere non sono necessarie per la salvezza. Ce lo spiega Sant’Alfonso Maria De Liguori nel testo che segue:
Veniamo ora all’altro punto, se basti la sola fede a salvarci, come dicevano Lutero e Calvino … Ma se la sola fede basta a salvarci senza le opere, come poi la stessa Scrittura ci fa sapere, che la sola fede niente giova senza le opere? Quid proderit, fratres mei, si fidem quis dicat se habere, opera autem non habeat? Numquid poterit fides salvare eum? (Jac. 2,14[1]). Ed indi, al vers. 17., l’Apostolo ne assegna la ragione: Sic et fides, si non habeat opera, mortua est in semetipsa[2]. Dice Lutero, che questa epistola di s. Giacomo non è canonica; ma noi dobbiamo credere, non a Lutero, ma all’autorità della Chiesa, che questa epistola ha posta già nel catalogo de’ libri canonici. Ma vi sono mille altre scritture, che insegnano, non bastar la sola fede a salvarci, ma esser necessario l’adempimento de’ precetti. S. Paolo dice (1. Cor. 13, 2[3]): Et si habuero omnem fidem …, caritatem autem non habuero, nihil sum. Gesù Cristo comanda a’ discepoli: Euntes ergo docete omnes gentes…, docentes eos servare omnia quæcumque mandavi vobis (Matth. 28. 19. et 20[4]). Ed in altro tempo disse a quel giovane: Si vis ad vitam ingredi, serva mandata (Matth. 19. 17[5]). E vi sono molti altri testi simili. Dunque i passi addotti da’ settarj si hanno da intendere di quella fede, come insegna s. Paolo, che opera per mezzo della carità: Nam in Christo Jesu neque circumcisio aliquid valet, neque præputium, sed fides, quæ per caritatem operatur (Gal. 5. 6[6]). Onde s. Agostino poi scrive: Fides sine caritate potest quidem esse, sed non prodesse (De Trin. l. 15 c. 18[7]). Sicché, ove si trova nelle Scritture, che la fede salva, s’intende della fede viva, cioè che salva per mezzo delle opere buone, le quali sono le operazioni vitali della fede; altrimenti se quelle mancano, è segno che la fede è morta; e se ella è morta non può dar vita.
Istoria dell’eresie colle loro confutazioni, p. II – v. IV, Torino, Marietti, 1828, pp. 29-31.
- Che pro, fratelli miei, se uno dica di aver la fede, e non abbia le opere? Potrà forse salvarlo la fede? ↩︎
- Cosi la fede, se non ha le opere, in se medesima è morta. ↩︎
- E quando avessi tutta la fede, se non ho la carità, sono un niente ↩︎
- Andate adunque, istruite tutte le genti, insegnando loro di osservare tutto quello, che io vi ho comandato. ↩︎
- Se brami di arrivare alla vita, osserva i comandamenti. ↩︎
- Imperocché in Cristo Gesù nulla importa l’essere circonciso, o l’essere incirconciso: ma la fede operante per la carità ↩︎
- La fede può esistere anche senza la carità, ma non può essere utile ↩︎

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