di Luca Fumagalli
Nota della redazione: il presente articolo è una traduzione dall’inglese di un pezzo apparso ieri sul St Moluag’s Coracle, blog dedicato alla cultura cattolica scozzese. Il testo originale è reperibile QUI
Spesso associato a Neil Gunn per i suoi romanzi ambientati nelle Highlands e a George Mackay Brown perché anch’egli convertito al cattolicesimo, Fionn Mac Colla è oggi uno scrittore quasi del tutto dimenticato. Nessuno dei suoi libri viene più ristampato, e quando si parla della sua opera di solito ci si sofferma esclusivamente sul suo nazionalismo gaelico e scozzese o sulla sua polemica nei confronti della Riforma, giudicata una sciagura nazionale. L’unico approfondimento monografico degno di nota è quello curato dal poeta David Morrison, Essays on Fionn Mac Colla (1973); per il resto su di lui si possono trovare alcuni articoli, una manciata di tesi universitarie e, al massimo, rapidi accenni in volumi dedicati alla letteratura scozzese.
Eppure negli anni Trenta Mac Colla era un giovane autore che sembrava destinato al successo. Tra i suoi sostenitori più famosi vi era Hugh MacDiarmid, che addirittura lo definì «un genio radicale», e pure Edwin Muir, Compton Mackenzie e altri spesero parole di elogio nei suoi confronti. Oltre ai romanzi, anche la sua attività giornalistica costituisce un importante contributo per poter comprendere il nazionalismo scozzese e la politica d’inizio Novecento.

L’attuale oblio di Mac Colla è determinato probabilmente dal suo stile aggressivo e incline alla controversia e dalla reiterata accusa di provincialismo, legata alla passione per il gaelico. Né va scordato che la sua produzione fu piuttosto limitata: durante la vita pubblicò solamente due romanzi, The Albannach (1932) e And the Cock Crew (1945), un racconto, Scottish Noël (1958), e un saggio polemico di taglio politico-culturale intitolato At the Sign of the Clenched Fist (1967). Dopo la morte videro la luce l’autobiografia Too Long in This Condition (1975) – più una storia dell’evoluzione del suo pensiero che la cronaca di una vita – e i romanzi The Ministers (1979) e Move Up, John (1994), ampiamente rivisti e corretti da John Herdman, dalla moglie e dall’editore Ruth McQuillan. Più orientati verso il dibattito religioso, questi ultimi lavori contengono spunti autobiografici che testimoniano la fatica di un intellettuale a farsi ascoltare, con la conseguenza di essere frainteso, ostracizzato e isolato.
Fionn Mac Colla, pseudonimo di Thomas Douglas MacDonald, era nato a Montrose il 4 marzo 1906. Il cognome Douglas era quello della famiglia materna, originaria del nord est, mentre quella del padre, un calzolaio aderente al movimento evangelico dei Plymouth Brethren, proveniva dall’Easter Ross, parte delle Highlands in cui si parlava ancora il gaelico. MacColla era orgoglioso di essere scozzese – «le mie radici nel suolo di Alba» proclama il protagonista di The Albannach – e, come racconta nell’autobiografia, era fermamente convinto che tutto quello di buono che aveva prodotto come scrittore e polemista fosse dovuto alle famiglie da cui discendeva.
Durante gli anni trascorsi alla Montrose Academy, in cui percepì chiaramente come l’intero sistema scolastico fosse concepito per indottrinare gli allievi, trasformandoli in leali sudditi dell’impero, maturò il suo nazionalismo nonché la passione per la lingua e la cultura gaelica. Non a caso, dopo essersi brillantemente diplomato al Teacher Training College di Aberdeen, nel 1926 decise per un poso da dirigente nel nord-ovest, più precisamente a Laide, nel distretto di Gairloch. Tuttavia l’amara constatazione di come la scuola stesse sistematicamente anglicizzando gli studenti spense presto il suo entusiasmo. Si trasferì allora per tre anni in Palestina come insegnante/missionario presso lo United Free Church of Scotland’s College di Safed. Una volta rientrato in patria, aderì al neonato National Party of Scotland, infastidito dall’ipocrisia dell’Indipendet Labour Party, che a parole si spendeva per la giustizia sociale e l’autogoverno della Scozia, ma che nei fatti si era rivelato una combriccola di carrieristi e approfittatori.

Nel frattempo aveva iniziato a scrivere adottando un nom de plume che non lasciava dubbi circa la direzione identitaria e pugnace che avrebbe preso la sua prosa: Fionn Mac Colla è infatti la traduzione in gaelico scozzese di Fionn MacCool, l’eroe celtico del ciclo feniano, ma è pure un riferimento al leggendario guerriero cattolico delle Higlands Alsdair Mac Colla Chiotaich Mac Dhòmhnaill, vissuto nel XVII secolo.
Tra il 1932 e il 1933 collaborò al periodico nazionalista The Free Man, diretto da Robin Black e da MacDiarmid. I suoi articoli, alcuni dei quali firmati Ludovic Grant, si concentravano soprattutto sui benefici dell’indipendenza, ma si occupavano anche di storia, società e lingua, spesso mettendo a confronto il caso scozzese con quello di altre nazioni europee. Gli interventi di Mac Colla, così come quelli degli altri autori del Free Man, furono importanti per garantire un solido sostrato politico e culturale allo Scottish National Party, creato nel 1934.
L’anno seguente, a Dundee, venne accolto nella Chiesa cattolica e nel 1936 sposò Mary Doyle, originaria di Islay, che aveva conosciuto nel breve periodo in cui aveva lavorato alla New University Society. Per vent’anni, dal 1941 al 1961, Mac Colla si trasferì con la consorte nelle isole occidentali, occupando il posto di dirigente scolastico a Benbecula e poi a Barra. Gli ultimi anni di vita li trascorse invece a Edimburgo, dove morì il 20 luglio 1975. I suoi resti riposano al Mount Vernon Cemetery.

A dispetto dalla vigorosa difesa del gaelico, quasi l’intera bibliografia di Mac Colla è in inglese. Con tutta probabilità, pur conoscendo la lingua, non si sentiva sufficientemente esperto da poterla impiegare per scrivere un romanzo o, comunque, per testi lunghi e complessi. Eppure il gaelico, centrale nel suo discorso nazionalista, incarnava per lui un’idea di indipendenza politica e culturale della Scozia che andava ben al di là del fenomeno puramente linguistico: «Il gaelico diede alla nazione la sua unità; nonostante le tarde incursioni dell’inglese del nord, ha continuato a essere la lingua nazionale in ogni parte del paese» scrisse in At the Sign of the Clenched Fist. Col passare del tempo Mac Colla arrivò poi a mettere sullo stesso piano la questione gaelica e quella religiosa, sostenendo che il declino del gaelico fosse imputabile in gran parte alla penetrazione del calvinismo in Scozia. A suo parere la chiesa presbiteriana aveva tradito la cultura del popolo rimuovendo quel legame vitale tra il cattolicesimo e lo stato-nazione che ancora esisteva in Irlanda. Come altri autori del cosiddetto “Rinascimento scozzese”, anche lui perciò diede il via a una feroce polemica contro Knox e gli altri riformatori, propugnatori di un individualismo anti-comunitario che gli inglesi avevano avuto gioco facile a sfruttare per il loro tornaconto, arrivando a dichiarare che «il protestantesimo non è cristianesimo, e nemmeno una forma di cristianesimo, ma è la sua completa antitesi».
Simili idee trovano la loro strada negli articoli e nei saggi di Mac Colla, ma anche nei romanzi, i migliori dei quali, a detta di molti, sono i due che pubblicò in vita.
Il protagonista di The Albannach è Murdo Anderson, per certi versi un predecessore dei tanti “angry young men” della letteratura successiva. Costretto ad abbandonare gli studi in città a causa della morte dei genitori, fa ritorno nella sua comunità nelle Highland, ma fatica a reintegrarsi. Finisce poi intrappolato in un matrimonio senza amore e inizia a bere, un vizio che causa la morte del figlio. Solo, disperato e deciso a uccidersi, Murdo è infine salvato spiritualmente e socialmente dalla riscoperta dell’eredità gaelica. Il romanzo, a tratti crudo nel suo realismo, stabilisce un’affascinante connessione tra luoghi, persone e identità che si sostanzia in un invito a tenersi ben saldi alle proprie radici, unica certezza in un mondo ipocrita e costantemente mutevole.

Pure And the Cock Crew affronta il tema della cultura gaelica e della mortifera ingerenza calvinista, ma i toni virano verso il drammatico e i personaggi acquistano una più complessa psicologia. Inoltre la stessa vicenda narrata, complice l’influenza della filosofia di Maritain, si allontana poco alla volta dal suo significato storico per assumerne uno universale. Il libro esplora il conflitto tra le tradizioni delle Highland e il nascente capitalismo durante gli “Highland Clearances” – lo sfratto di un numero significativo di abitanti delle Highlands e delle isole – mentre il ministro Sachairi vive una lotta lacerante tra la sua devozione religiosa e le ingiustizie sociali. L’assimilazione del mondo gaelico nell’impero, la sconfitta del giacobitismo e l’allontanamento forzato delle famiglie dalle loro case è la cronaca di una tragedia segnata dall’ingiustizia, di una Scozia costretta al silenzio.
Nel 1932 l’artista Edward Baird, anch’egli nativo di Montrose, ultimò il suo celebre ritratto di Mac Colla, Portrait of a Young Scotsman. Il dipinto, di cui per oltre settant’anni si erano perse le tracce, venne fortuitamente ritrovato nel 2010 e attualmente è esposto alla National Portrait Gallery di Edimburgo. Il profilo tagliente e lo sguardo di Mac Colla, vestito con una divisa simile a quella dell’Irish Republican Army sulla quale brilla un leone rosso rampante, fanno trasparire tutto il coraggio di un uomo che non si piegò mai ad alcun compromesso, portando avanti la sua battaglia identitaria per la libertà senza cedimenti. Duncan Glen ha scritto di lui come di un «nazionalista letterario» e forse non c’è miglior definizione per un autore che meriterebbe davvero di essere riscoperto e apprezzato per la sua prosa impetuosa, ma anche per l’amore per il prossimo e per Dio che pervade ogni suo libro.


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