Volentieri proponiamo ai lettori questa riflessione diffusa sui suoi canali social dal Prof. Matteo D’Amico (che sarà uno dei relatori della puntata di lunedì 16 febbraio CONSACRAZIONI 2026. E ORA?).


L’annuncio da parte del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, che il prossimo 1° luglio 2026 verranno ordinati dei nuovi vescovi con o senza l’approvazione di Roma, ha avuto una grande risonanza mediatica. Sia il mondo laico e la stampa main-stream, sia il mondo cattolico, in particolare l’area dei conservatori, sono stati presi da una fiammata di sacro zelo nel denunciare e condannare queste possibili ordinazioni come illecite e scismatiche. Riservandoci di tornare in futuro sul merito della questione e sui falsi argomenti di chi lancia, in modo imprudente e intempestivo, queste accuse, facciamo rilevare però quanto segue:

a) chi attacca la FSSPX non parte mai da un onesto e pieno riconoscimento del gravissimo e universale stato di necessità in cui versa la Chiesa, limitandosi ad affrontare il tema sul piano giuridico-canonistico, con ciò alterando completamente la comprensione del problema;

b) chi attacca la FSSPX mostra una strana fretta di condannare e trovare argomenti contrari alle possibili ordinazioni (con commenti che arrivano quasi “a caldo”, in video o articoli a poche ore dai diversi annunci), senza aspettare i pronunciamenti dei Dicasteri vaticani, quasi non si fidassero delle autorità alle quali pure si dichiara sottomesso (ma se nella Chiesa tutto è in ordine perché non attendere con fiducia ciò che Roma deciderà? Come mai dei semplici laici, a volte, sembra vogliano guidare la mano e dare suggerimenti ai cardinali e ai vescovi delle Congregazioni coinvolte?);

c) chi contesta le ordinazioni sembra non rendersi conto di una cosa in realtà elementare, ovvero del fatto che è inevitabile che la difesa della verità susciti la condanna da parte dell’autorità, quando l’autorità stessa è la causa della crisi che sta colpendo la Chiesa. Infatti lo scandalo e la gravità unica della crisi che travaglia attualmente la Chiesa, discendono, in ultima istanza, dal fatto che i Papi, ovvero coloro che dovrebbero più di chiunque altro difendere il “Depositum Fidei”, confermare i fratelli nella fede e ribadire con fermezza l’immutabilità della legge morale, sono, almeno dal 1965, gravemente responsabili dello stato di crisi sempre più profondo che sta colpendo la Chiesa stessa a ogni livello e in ogni sua parte. Essi infatti hanno difeso e diffuso gli errori esplicitamente presenti, o latenti, nei testi del solo pastorale (e perciò fallibile) Concilio Vaticano II, senza mai correggerli o combatterli. In ciò sta l’unicità e la particolare gravità della crisi attuale: “Il pastore è percosso, il gregge è disperso”.

Dunque nelle condizioni attuali non deve sorprendere che chi rifiuta di aderire all’imperante modernismo, protetto e alimentato dalla stessa suprema Autorità Apostolica, incorra in sanzioni e condanne: la scelta, semplificando, è fra la verità e la “legalità”. E fino a che la Chiesa cattolica avrà ai suoi vertici uomini di Chiesa convinti assertori di un pieno modernismo teologico e degli errori del Vaticano II, la situazione non potrà mutare. Chi vorrà rimanere fedele a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e preservarsi dagli errori e dalle eresie che imperversano ovunque nel corpo ecclesiale, deve umilmente accettare di subire ogni tipo di diffamazione e persecuzione.