La cicerchiata è un dolce che si prepara a Carnevale in diverse regioni italiane, tra cui il Molise. Il nome “cicerchiata” probabilmente è di origine medioevale e deriva dalle cicerchie, antichi legumi di cui ricorda l’aspetto.
Mi sono sempre chiesta che differenza ci fosse tra gli struffoli e la cicerchiata. Oltre al fatto che gli struffoli si preparano a Natale e la cicerchiata a Carnevale, ho scoperto, come immaginavo, che la ricetta è praticamente identica, solo che nella cicerchiata si aggiungono le mandorle. Inoltre, è importante comporla a forma di anello: del resto, lo stesso nome di questo dolce rimanda a una forma a cerchio. C’è anche una differenza geografica, perché, mentre gli struffoli sono tipici campani, la cicerchiata si prepara in diverse regioni del Centro Italia, tra cui Molise, Abruzzo, Umbria e Marche. Comunque, sarà che Venafro confina con la Campania, ma nella mia cittadina di origine sono diffusissimi gli struffoli (che mia madre chiama “le palline col miele”), a Natale; invece, non ricordo di aver mai visto preparare, a carnevale, la cicerchiata. In effetti, parlando con mia madre, ho dovuto spiegarle come fosse fatto questo dolce…
Dovete sapere che, anticamente, il carnevale romano era espressione del potere temporale dei papi. Questo non deve stupire, dato che i papi sono gli eredi degli antichi imperatori, quindi, anche i giochi pagani fanno parte dell’eredità dei successori di Pietro. Nel XII secolo, il Martedì Grasso, il papa si mostrava ai suoi sudditi nel corso di una cerimonia in cui cavalcava fino alla collina del Testaccio, dove lo attendevano il prefetto di Roma e numerosi nobili cavalieri. A quel punto, aveva luogo l’uccisione cerimoniale, in quella che doveva essere una sorta di corrida, di un orso, di un toro e di un gallo, che simboleggiavano il Diavolo, la Superbia e la Lussuria. Ancora oggi, non a caso, in quel luogo è situato il macello. Il cosiddetto “gioco di Carnevale” probabilmente aveva lo scopo di sottolineare la rinuncia agli eccessi in vista del rigore della Quaresima. Il termine “carnevale”, infatti, deriva dal latino “carnem levare”, che significa “togliere la carne”, alludendo all’ultimo banchetto consentito il Martedì Grasso, prima dell’inizio della Quaresima. Il Carnevale pontificio fu citato anche da Alexandre Dumas ne “Il conte di Montecristo” e fu abolito nel 1874 dagli invasori sabaudi.
La ricetta è tratta da www.giallozafferano.it
DOSI: 12 persone
DIFFICOLTA’: Facile
PREPARAZIONE: 1 h
RIPOSO: 1 h e 15 minuti
COTTURA: 35 minuti
COSTO: Medio
INGREDIENTI:
Per l’impasto:
- 300 g di farina 00
- 3 uova (medie)
- 20 g di olio EVO
- 10 g di liquore all’anice
- Scorza grattugiata di 1 limone
Per guarnire:
- 500 g di miele millefiori
- 70 g di mandorle a lamelle (nell’originale, mandorle intere pelate da tagliare a filetti)
- Codette colorate q.b.
Per friggere:
- Olio di semi di arachide q.b. (500 g circa)
Per ungere lo stampo:
- Olio d’oliva q.b.
PREPARAZIONE:
Per preparare la cicerchiata, per prima cosa mettete in una ciotola le uova con il liquore, l’olio e la scorza grattugiata del limone e sbattete con una forchetta.
Poi aggiungete la farina e continuate ad amalgamare gli ingredienti prima con la forchetta e poi con le mani.
A questo punto, secondo la ricetta che ho seguito, avrei dovuto trasferire il composto sul piano di lavoro e continuare a lavorare con le mani fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo, simile a quello della pasta fresca, ma, dato che a causa della mia cervicale se faccio questa operazione mi viene il mal di mare, ho continuato a lavorare l’impasto nella planetaria con la foglia.
Quindi, formate una palla, avvolgetela nella pellicola trasparente e lasciatela riposare a temperatura ambiente per circa 15 minuti.
Trascorso questo tempo, dividete l’impasto in porzioni molto piccole.
Ora formate dei filoncini dello spessore di 1 cm e tagliateli a tocchetti della lunghezza sempre di 1 cm.
Poi arrotondateli tra le mani per ottenere delle palline. A me, più che delle palline, sono venuti dei palloni, perché l’impasto era molto elastico e facevo fatica a creare dei rotolini sottili. Andando avanti con la lavorazione, ho capito che dovevo dividere l’impasto in pezzetti ancora più piccoli, in modo da poterlo lavorare meglio.
A questo punto, fate scaldare in una padella l’olio di semi a una temperatura di 200° e friggete le palline, poche per volta.
Quando diventeranno dorate in modo uniforme, scolatele con la schiumarola e fatele raffreddare sulla carta per fritti.
Ora versate il miele in una pentola capiente e scaldatelo per qualche minuto a fuoco dolce.
Poi spegnete il fuoco, aggiungete le palline e mescolate bene in modo che siano uniformemente ricoperte di miele.
Quindi, unite le mandorle e le codette, lasciandone qualcuna da parte per la decorazione finale, e mescolate di nuovo.
A questo punto, versate il composto in uno stampo da ciambella del diametro di circa 23 cm, unto con dell’olio d’oliva, dopodiché livellate la superficie e lasciate raffreddare a temperatura ambiente per almeno un’ora.
Trascorso questo tempo, capovolgete lo stampo su un piatto da portata; se il composto dovesse far fatica a staccarsi, scaldate leggermente la base dello stampo con una fiamma.
Infine, guarnite con le mandorle e le codette tenute da parte.
NOTE:
Potete decorare la cicerchiata anche con dei canditi.
Alla prossima ricetta,




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