di Piergiorgio Seveso
«Non si tratta di proporre una posizione estremista ma semplicemente di evidenziare l’unica lettura possibile dei fatti. A tutti gli innamorati” della tradizione, compresi gli estetizzanti, chiedo di riflettere bene: il massimo che potranno ottenere se passa questo gioco al massacro sarà un fumoso latinetto steso su un’orgiastico e blasfemo cumulo di apostasia ecumenizzante: avranno la Messa in latino ma non potranno più esibire la fede, è questo che vogliono? Vogliono che in un tempio interconfessionale si celebri la “Messa in latino” (basta con questa perifrasi ambigua!) tra una cerimonia giudaica e un rito voodoo? Pensateci, in nome di Dio; pensiamoci bene tutti, perché il potere massmediatico gioca sul consenso, magari ottenuto – e sarebbe il nostro caso – surrettiziamente a fronte di bisogni reali, per legittimare il male. Poi potremmo pentirci amaramente di non aver fatto quadrato nella difesa della fede, entro la quale solamente scorre limpido e meraviglioso il ruscello di grazie della vera Messa. Che la Santa Vergine ci protegga: la battaglia sarà ancora lunga, e il nemico sempre più insidioso».
Così scriveva più di venti anni fa, quando nei primi anni dell’infausto regno ratzingeriano (di cui abbiamo festeggiato ieri l’anniversario dell’annuncio della fine), si vedevano i primi baluginii della possibile e cautelosa “liberalizzazione” della Messa tridentina (rectius romana), il nostro scrittore ed amico Antonio Diano.
Questa penna scomoda e pungente per tutti, questa sofferta Cassandra, questo onesto e fastidioso grillo parlante dell’integrismo, oggi ingiustamente dimenticato da un “mondo della tradizione” infeudato a logiche cortigiane e a dinamiche settarie, aveva ampiamente percepito il rischio della riduzione delle “battaglie per Tradizione” al solo “Messalinismo”. Più di vent’anni dopo i cattivi maestri, i mestieranti, gli apprendisti stregoni del “solve et coagula”, della “coesistenza pacifica” dei due “riti” imperversano, riversando ogni giorno sul web la loro propaganda accomodante ed edulcorata dalle loro tribune.
Tutto quello che si frappone tra questa visione minimalista, tra questa “casa di bambole” della liturgia e della teologia viene derubricato a estremismo, a visione unilaterale, settoriale e manichea. Dimenticano, questi benpensanti trine e mereletti, rosolii e ratafià che senza gli estremisti, senza le Sante messe celebrate in salotti, lavanderie, garage, retrobottega di negozi, boschi e selve, la Messa romana si sarebbe praticamente estinta.
Senza un clero “refrattario”, “ribelle”, “autonomo” da “chiesa parallela” per usare un’espressione che pare piacere a dei trasfughi dell’integrismo come il domenicano (povero San Domenico) de Blignières, il Santo Sacrificio sarebbe praticamente cessato in tutto il mondo (absit) e si sarebbe continuato a danzare e gozzovigliare in agapi fraterne attorno al vitello d’oro dell’antropocentrismo e delle sinassi para-protestantiche.
Non solo, ma il cedimento al gangsterismo del “se non criticate più il concilio vaticano secondo, avrete la Messa e non vi faremo alcun male”, oltre ad avere dato frutti adulterati in radice, si è anche rivelato nel lungo termine fallimentare e involutivo. La creazione di “riserve indiane” sterilizzate non ha “cambiato il volto della Chiesa” occupata dai modernisti e della società occupata dalle forze della dissoluzione,
La separazione machiavellica e tattica tra “lex orandi” e lex credendi”, oltre ad essere stata una tentazione sotto l’apparenza di… male, non ha nemmeno dato quei frutti che gli ingenui, i confusi, in ultima analisi, i mezzi-cattolici della “via media” e della “terza forza” preconizzavano.
Mi permetterete di sorridere con malinconico sarcasmo a chi oggi viene sospirando ognidove sulla fantomatica “unità della Chiesa” con occhi inondati di lacrime (di coccodrillo), con gli occhi putti di chi ha scambiato la Fede e la Verità con chimere e finte paci sin dagli anni Ottanta e Novanta. Sempre fatte salve le più sante intenzioni, si intende.
Insomma, non ci avrete, non ci convincerete, o meglio qualcuno forse convincerete: chi per orgoglio intellettualistico, per cupidigia personale, per passioni, per fragilità dell’anima e del corpo.
In quest’ottica bellica, in questa grande scacchiera militare, in questo generale clima di contro-guerriglia cattolico romana, tutto può contribuire, anche delle consacrazioni episcopali senza mandato, effettuate con quel giusto piglio decisionista, figlio dello stato di eccezione che stiamo vivendo. Quod Deus perficiat!
Regina confessorum, ora pro nobis.
Come sempre, per comprendere in profondità e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, rimandiamo a: Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale.
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