di Piergiorgio Seveso
Ancora cinguetta? Ancora maramaldeggia? Ora prende pure le pose da cattolico, gabellandomi per luterano. Voi che usate il papato come pitale per i vostri comodi, voi che lo demolite pur cullarvi nelle vostre comode (e borghesissime) sonnolenze. Voi che da cattedre di menzogna ripetete errori antichi quanto il mondo, voi che siete il disonore (tangibile) del cattolicesimo (nominale) di oggi. E ancora osate parlare, quando dovresti inumarvi con Dollinger e altri vecchi sodali nella tomba dei vostri vecchi errori. E questa prosopopea da accademia dell’uncinetto del Sacro Cuore e le basse insinuazioni da torbida sagrestia indultista me le risparmi.
Con tanta passione e forse anche passionalità scrivevo così parecchi anni fa ad un avversario teologico e, se qualche accidente polemico è forse venuto meno, la sostanza della posta in gioco rimane tutta intera ed immutata anche oggi.
Tra le cose che però più mi confortano in questi ultimi anni torbidi e infausti tra Bergoglismo e Prevostismo è vedere tante anime buone proclamare con chiarezza, con toni forti e a volte persino urtanti che non ci può essere conciliazione, transazione, transizione possibile tra cattolicesimo e neo-modernismo imperante. In questo il contributo di Radio Spada c’è stato e ha forse formato tanti nostri lettori a questo spirito di intemerata intransigenza. Come scrivevo molti anni fa i “Domini canes” si sono dovuti trasformare giocoforza in “Domini lupi” per combattere i veri lupi intronizzati, porporizzati o mitrati.
L’occupazione fisica, ingombrante, estraniante che il modernismo ha fatto delle strutture fisiche della Chiesa ha manomesso gli edifici ecclesiastici e, quando non ne aveva più a disposizione, ne ha creati altri mostruosi, lunari, marziani, in un desolante impasto di cemento, fango e Nulla. L’occupazione fisica della casella storica del cattolicesimo romano da parte del neo-modernismo porta ad un forzato “ritorno al bosco” che, lo dice la parola stessa, è difficile, tortuoso, avvilente, pauroso e talvolta persino disumanizzante.
Molte volte ci sarà capitato di trovarci a “prendere la Messa” in luoghi disagevoli, meschini, collaterali, spesse volte persino “imbarazzanti”, in assurde periferie o in freddi sottotetti. Come Don Camillo in Russia, ci viene spontaneo dire o pensare: “Signore, dove vi hanno messo?”. Nelle selve poi ci si inselvatichisce, si diventa giocoforza cautelosi, sospettosi, spasmodicamente attenti alle mosse del Nemico, mentalmente “alla macchia”, spesso persino brutali e praticanti la “legge della forza”.
Cosa permette a noi, a questi “Lupi di Dio” di mantenere integra non solo la Fede ma anche la Speranza e la Carità? Oltre ad una vita cristiana di meditazione e pietà, la perenne immagine, il vivo ricordo davanti ai nostri occhi della Casa perduta, della Patria perduta, del Tempio occupato e da riconquistare.
Certo già due o tre generazioni di cattolici integrali o tradizionalisti hanno “ricostruito” decorosi e a volte persino confortevoli templi e cappelle in selve, baite, stallatici e brughiere ma quella NON è casa. Quello è frutto della necessità e dell’eccezionalità dei tempi che viviamo.
Una certa narrativa edulcorante, minimizzante, normalizzante, persino omiletica, ama far passare questa nostra battaglia come una decorosa “scampagnata” temporanea, una specie di forzosa dislocazione pellegrinante dove in fondo tutto procede “come prima”. Non è così: niente è “come prima”, non lo è ecclesialmente (la Missio procede secondo canali non ordinari ma straordinari) , canonicamente (si applica l’epikeia a gran parte delle leggi ecclesiastiche) e nemmeno socialmente e politicamente (siamo estranei alle Costituzioni e alle leggi fondamentali di quasi tutti gli Stati).
La serena, non disperante e nemmeno impaurita consapevolezza di questo stato fattuale di cose deve essere stella polare per l’azione di Clero e Laicato (distinti ma non divisi) resistenti, refrattari e cattolici integrali e per tutte le scelte di valore sempre universale che (ci) attendono.
Se molte volte abbiamo studiato e ci siamo pasciuti degli esempi preclari e gloriosi (anche se ben spesso irregolari, autonomi, asimmetrici e non sempre vittoriosi) dell’Insorgenza cattolica contro il giacobinismo e il cesarismo napoleonico, oggi ancora di più siamo chiamati ad un Insorgenza morale e temporale contro il neo-modernismo.
Un’insorgenza senza lagne da sacrestia, borbottii da sagrato, intellettualismi da convegnuccio social, quietismi da “ricollezione mensile” e diplomazie da “tirare a campare”. A voi tutti (a noi in primis), sia che abbandoniate il Web, sia che ci rimaniate per “dovere di stato”, gli auguri di un Santo, penitente e fruttuoso periodo Quaresimale.
Refugium peccatorum, ora pro nobis.
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