di Red.
Un nuovo studio pubblicato su Biological Theory sembra sostenere che l’«Homo erectus» possedesse già capacità linguistiche vocali avanzate. A farne una sintesi è Casey Luskin su Science&Culture. Questa ipotesi riapre una serie di interrogativi su molte semplificazioni evoluzionistiche e sulle rispettive implicazioni antropologiche. Della materia ci siamo già occupati in diversi volumi: Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza, Dominique Tassot, traduzione di Roberto Bonato; Ritorno alle origini – Un punto di vista cattolico sugli inizi – Vol. I – Principii e tracollo del darwinismo e Ritorno alle origini. Un punto di vista cattolico sugli inizi. Vol. II – Un universo disegnato da Dio. Le conseguenze filosofiche e sociali del darwinismo, in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of Creation; traduzione di Stefano Dal Lago; L’uomo e la sua natura e L’origine e i destini dell’uomo, Padre Angelo Zacchi O.P.
La ricerca, secondo la sintesi di Science&Culture, si basa su prove anatomiche, come un canale spinale simile a quello umano-moderno, archeologiche e genetiche. Sul punto chiarisce correttamente Luskin: Il problema con le prove genetiche è che nessuno sa con certezza quali geni o mutazioni producano capacità cognitive e linguistiche simili a quelle umane. Non do molto credito a queste argomentazioni genetiche, ma gli autori pongono molta enfasi sull’importanza del gene FOXP2 per il linguaggio umano.
Quanto agli aspetti anatomici pare che l’Homo erectus possedesse le caratteristiche necessarie per il linguaggio parlato, basandosi su tre pilastri:
- Apparato fonatorio: Laringe e osso ioide con tratto vocale tipico degli umani. Inoltre, l’assenza di sacche aeree laringee suggerisce una capacità di emettere suoni articolati simile alla nostra.
- Controllo neurale: Il canale spinale, simile per dimensioni a quello dell’uomo moderno, indica un possibile controllo nervoso del respiro e della fonazione molto avanzato.
- Udito: L’apparato uditivo sembra presentare caratteristiche moderne, rendendo questo gruppo capace di percepire e distinguere le frequenze tipiche del linguaggio umano.
Anche l’intelligenza “misurata” dal quoziente di encefalizzazione supporta questa tesi, mettendo l’«Homo erectus» in una posizione favorevole. Dal punto di vista archeologico, la capacità di navigare verso isole remote come Flores suggerisce una pianificazione simbolica impossibile senza una comunicazione complessa. Inoltre, le attività di caccia cooperativa e la fabbricazione di strumenti indicano un coordinamento sociale che richiedeva l’uso della parola. In sintesi, molte prerogative cognitive e linguistiche chiave sembrano risalire proprio a questo gruppo. Il linguaggio parlato non sembra dunque qualcosa di relativamente recente, ma una conquista molto più antica.
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