di Pietro Ferrari
La riforma nasce per chiarire meglio i ruoli nel procedimento (e nel processo) penale, non per indebolire la magistratura; essa serve a dare completa attuazione all’articolo 111 della Costituzione che impone in un processo di parti la terzietà del giudice. Talmente semplice, che per opporsi occorre per forza cambiare discorso e usare il trucco della fallacia argomentativa o il sempre gettonato benaltrismo.
Nell’articolo 104 la magistratura si conferma ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere e la novità è solo che vengono distinte le due articolazioni: giudicante e requirente.
L’articolo 105 attribuisce la giurisdizione disciplinare ad un’Alta Corte anch’essa autonoma e indipendente dal potere politico.
Viene artatamente confusa dai comitati del No la natura del CSM, come se fosse un organo rappresentativo quando è invece un organo di alta amministrazione, che non necessita di una rappresentatività proporzionale al peso di partitini interni, anzi , è proprio questa rappresentatività a minarne la funzione costituzionale.
Mentre il Parlamento è un organo collettivo che esercita il potere legislativo, quello della magistratura è un ordine che amministra la giustizia non come potere collettivo, ma attraverso ogni singolo magistrato. Quindi è una distorsione concettuale immaginare che magistratura e politica abbiano due parlamenti rappresentativi delle differenziazioni politiche.
Apparirà a tutti ovvio perché separazione delle carriere e sorteggio abbiano fatto scatenare invece gli assertori dell’orgia tra stampa, giustizia e politica, i fautori delle gogne mediatiche, dell’irresponsabilità persecutoria e giornalistica, degli abusi insomma che spesso riempiono le nostre cronache.
L’unica ragione o l’unico motivo dei fautori del No, non attiene davvero alla raccolta di sesquipedali scemenze che vengono ripetute in loop ed alle quali non credono neanche loro, ma non è neanche riconducibile a qualcosa di puramente meschino, che riguarderebbe i progetti di carriere personali in corso. Il vero fomite è la messa in crisi di una visione strategica che una certa magistratura organizzata e militante, unita ad un certo giornalismo ed a certi centri politici, potrebbe subire con la vittoria del Sì. In buona sostanza ci può essere chi interpreta il ruolo della magistratura come quello di una casta intoccabile con pieni poteri di decisione anche politica, questo ovviamente perché immagina che quella direzione sia a lui gradita, per cui ragionerebbe in modo molto diverso se il protagonismo togato avesse valori, riferimenti e progetti che non trova condivisibili.
Questo significa che la vittoria del sì andrebbe a segnare una svolta epocale [cfr. Referendum giustizia, perchè la vittoria del Sì significherebbe una svolta storica https://share.google/q2IPV40fVgvYJtQH9] in quanto quella parte della magistratura italiana che, in ossequio ad una concezione giacobina, ha sempre inteso organizzarsi politicamente per gestire e orientare anche forzatamente i cambiamenti culturali e sociali quando non addirittura politici, avrà meno agibilità operativa grazie alla casualità derivante dal sorteggio di chi deciderà assegnazioni, trasferimenti e, in un altro ambito, i procedimenti disciplinari.
In buona sostanza, se la riforma esalta ancora di più l’autonomia e l’indipendenza del singolo magistrato nei confronti di qualsiasi potere ed anche nei confronti dei suoi colleghi, viene però ridimensionata la forza di quella parte della magistratura che si concepisce collettivamente come organismo politicamente attivo, neanche più soggetto alla sola legge quando addirittura decide di contrastarla o disapplicarla, come un contraltare antagonista al Governo e al Parlamento.
Tutto ciò che seguirebbe con la vittoria del s rappresenta una migliore garanzia per i cittadini, ma anche una migliore tutela di quello che può essere definito interesse dello Stato, che è un apparato i cui funzionari devono garantire il massimo della imparzialità e capacità ed a cui devono rendere conto, essendo il loro Unico Cliente (che li paga anche molto bene). Il rischio che il legame correntizio e quindi l’interesse di fazione possa non coincidere con quello più generico dello Stato è sicuramente forte.
L’ordine giudiziario non aveva mai avuto una riforma di questa portata, che potrà rafforzarne autorevolezza e credibilità.
È stato assolutamente avvilente l’aver trasformato un momento di democrazia diretta, in cui l’elettore diventa in qualche modo legislatore, in uno squallido e miope tentativo di contrapposizione politica, vieppiù quando sul tema fino a pochissimi anni fa vi erano state convergenze larghissime.
Buon voto!






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