Volentieri presentiamo la traduzione realizzata da un lettore a partire da questa lettera dei Domenicani di Avrillé.
Come sempre, per comprendere bene e senza scoraggiamenti la crisi ecclesiale e sociale in corso, invitiamo ad approfondire con: Parole chiare sulla Chiesa, Golpe nella Chiesa, Buona filosofia e contro–storia filosofica. Dall’antichità pagana ad oggi, La rivoluzione guardata negli occhi. Un libro che spiega il passato e racconta il futuro, Magistero Politico – Insegnamenti papali sulla politica per l’instaurazione di un ordine cristiano, L’illusione liberale.
Il 27 marzo di quest’anno [2025], il sito della rivista La Nef ha pubblicato un articolo di Mathieu Lavagna intitolato «La Fraternité-Saint-Pie-X (FSSPX) est-elle en situation objective de schisme?» [La Fraternità San Pio X si trova oggettivamente in una situazione di scisma?]
L’argomentazione di M. Lavagna è in realtà rivolta a tutti coloro che seguono la posizione di Mons. Lefebvre, ed è per questo che ne parliamo qui. L’autore cita alcune dichiarazioni di Mons. Lefebvre sulla Chiesa conciliare che sono ben note a chi legge Sel de la terre.
Ad esempio questa:
Questa Chiesa conciliare è una Chiesa scismatica perché rompe con la Chiesa di sempre. Ha i suoi nuovi dogmi, il suo nuovo sacerdozio, il suo nuovo culto già condannato dalla Chiesa in numerosi documenti ufficiali e definitivi.
M. Lavagna ritiene di poter concludere che i fedeli e i sacerdoti che seguono Mons. Lefebvre si trovano in una situazione di scisma perché rifiutano di sottomettersi al pontefice romano o di essere in comunione con i membri della Chiesa che gli sono sottomessi e, d’altra parte, perché danno il loro assenso a un atto scismatico di Mons. Lefebvre (le consacrazioni del 1988).
A quanto pare, M. Lavagna ha tralasciato molto di ciò che è stato scritto su questo argomento; in particolare l’articolo di Mons. Tissier de Mallerais apparso su Sel de la terre 85 (estate 2013) dal titolo: « Esiste una Chiesa conciliare? ». È disponibile gratuitamente sul sito della rivista (seldelaterre.fr). Mons. Tissier de Mallerais inizia fornendo alcune definizioni approssimative delle due Chiese:
La Chiesa CATTOLICA è la società dei battezzati che vogliono salvare la propria anima professando la fede cattolica, praticando lo stesso culto cattolico e seguendo gli stessi pastori, successori degli Apostoli.
La Chiesa CONCILIARE, invece, è la società dei battezzati che seguono le direttive dei papi e dei vescovi attuali, sposando più o meno consapevolmente l’intenzione di realizzare l’unità del genere umano, e che -nella pratica- accettano le decisioni del Concilio, praticano la nuova liturgia e si sottomettono al nuovo Diritto canonico.
Se le cose stanno così, abbiamo due Chiese che hanno gli stessi capi e la maggior parte degli stessi membri, ma che hanno forme e fini diametralmente opposti: da un lato la salvezza eterna da ottenere attraverso il regno sociale di Cristo, Re delle nazioni; dall’altro l’unità del genere umano da ottenere attraverso l’ecumenismo liberale (cioè estesa a tutte le religioni), erede delle decisioni conciliari Unitatis redintegratio, Nostra ætate e Dignitatis humanæ (e che è lo spirito di Assisi e l’antitesi del regno sociale di Gesù Cristo). È una definizione un po’ sbrigativa, ma ciò che seguirà chiarirà la correttezza di quanto detto.
Mons. Tissier de Mallerais sviluppa a lungo e magistralmente la sua argomentazione, giungendo alla seguente conclusione (ovvia per tutti coloro che hanno un po’ di buon senso): coloro che sono in pericolo di scisma non sono i tradizionalisti che seguono ciò che la Chiesa cattolica ha sempre creduto e fatto, ma i conciliari, che si allontanano dalla Chiesa nelle loro credenze come nelle loro pratiche.
Per quanto riguarda le consacrazioni del 1988, è già stato ampiamente dimostrato che -lungi dall’essere un atto scismatico- sono state un atto eroico, perfettamente cattolico, che ha permesso l’«operazione sopravvivenza» di cui ancora beneficiamo. Oltre agli articoli apparsi su Sel de la terre su questo argomento [1], segnaliamo che è possibile trovare una conferenza di don Mura perfettamente convincente [2].
Segnalamo qui di seguito un bel sofisma del collaboratore di La Nef. Leggiamolo:
Il 9 settembre 1988, Mons. Lefebvre ribadiva che la Chiesa visibile esisteva solo attraverso la FSSPX, poiché solo essa possedeva realmente le quattro note della Chiesa: «Dov’è la Chiesa visibile? La Chiesa visibile si riconosce dai segni che ha sempre dato per la sua visibilità: essa è una, santa, cattolica e apostolica. Vi chiedo: dove sono i veri segni della Chiesa? Sono più presenti nella Chiesa ufficiale (non stiamo parlando della Chiesa visibile, stiamo parlando della Chiesa ufficiale) o in noi, in ciò che rappresentiamo, in ciò che siamo? È chiaro che siamo noi a conservare l’unità della fede, che è scomparsa dalla Chiesa ufficiale. Tutto ciò dimostra che siamo noi ad avere i segni della Chiesa visibile. […] Questi segni non si trovano più negli altri». È un modo piuttosto trasparente per insinuare che il papa e i vescovi non continuano la Chiesa e che questa sussiste solo a Écône.
Ci vuole una forte miopia per leggere che il «noi» significa esclusivamente la FSSPX. È evidente che è riferito a tutti coloro che continuano la Tradizione della Chiesa, e -in particolare- che mantengono l’unità della fede tra loro e con tutta la Chiesa fin dai tempi di San Pietro.
Sono stati i conciliari a rompere con questa unità proclamando i nuovi insegnamenti del Vaticano II nel loro «tentativo di riconciliazione ufficiale della Chiesa con il mondo così come era diventato dal 1789» (cardinale Ratzinger, vedi Sel de la terre 131, p. 49).
[1] — Articoli dell’abbé Mura nei numeri 4, 5 e 7; articolo di padre Marie-Dominique nel numero 65.
[2] — «La preuve de la légitimité des sacres du 30 juin 1988», @transmettrelatradition.
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