di Luca Fumagalli

Per chi si fosse perso le puntate precedenti: prima parte (1895-1900),  seconda parte (1901-1909)terza parte (1909-1914),  quarta parte (1914-1915)quinta parte (1915-1916) e sesta parte (1916-1917)

Il 25 settembre il battaglione di Jones, troppo indebolito per continuare a combattere, venne destinato al settore di Bois Grenier, insolitamente calmo. I soldati trascorsero lì quasi tutto l’autunno del 1917 e vi tornarono tra il gennaio e il febbraio del 1918, sperimentando una delle parentesi più tranquille della loro esperienza al fronte. Jones godette anche di un periodo di licenza che trascorse a Londra, dalla famiglia, che aveva appena traslocato in una nuova casa, al 115 di Howson Road. In questo periodo, forse proprio durante il viaggio di ritorno in Francia, iniziò anche a soffrire a causa del mal di mare, un’esperienza rievocata trent’anni dopo in The Anathemata, quando viene descritta un’imbarcazione medievale preda di violente onde.

Ancora una volta la sua mansione principale consisteva nel disegnare carte topografiche, e non è un caso che in In Parenthesis compaia un soldato chiamato Map, pure lui temporaneamente assegnato al quartier generale. La mappatura della terra di nessuno e del settore di competenza del suo battaglione furono comunque importanti per uno sviluppo artistico, intensificandone la percezione spaziale. La sua arte visiva di un decennio più tardi – le idee di Jones avevano sempre un periodo di incubazione di circa dieci anni prima di prendere forma – è infatti caratterizzata da aree di colori irregolari, linee vaganti e frequenti prospettive appiattite che ricordano una carta geografica. Inoltre, come annota Dilworth, «nella poesia di Jones scritta dopo In Parenthesis, le “linee” narrative e retoriche avrebbero oscillato liberamente per tracciare la geografia del suo sforzo d’immaginazione a contatto con la cultura storica dell’Occidente».

Jones in licenza nel 1917

Nel frattempo Jones continuava a leggere poesie – svariate allusioni a Milton, Coleridge e ad altri grandi autori della tradizione britannica sono rintracciabili in In Parenthesis – e a fare schizzi, anche se dopo la Somme i suoi soggetti preferiti divennero gli edifici in rovina e non più le persone. Per il «Graphic» dell’8 dicembre mandò un disegno, intitolato Il naufragio della guerra, un’allegoria che vede due figure, le arti liberali e la musica, cedere il posto a un paio di leopardi, sullo sfondo di una città in rovina. Chiaramente qui il nemico non è la Germania, ma la disumanizzazione della civiltà, e l’uomo e la donna che si allontanano ricordano in qualche modo Adamo ed Eva che abbandonando una specie di paradiso decaduto, ridotto a una terra desolata. Il naufragio della guerra è un lavoro significativo perché è una prima indicazione del disprezzo di Jones per l’industrializzazione, nato dalle letture di Ruskin e Morris, lo stesso disprezzo che più avanti l’avrebbe portato a divenire un sodale di Eric Gill. 

Da qualche mese Jones aveva stretto amicizia col gesuita Daniel Hughes, un cappellano militare che gli uomini chiamavano affettuosamente “padre”, usando la formula italiana, e che, per il coraggio dimostrato nell’amministrare l’estrema unzione ai soldati morenti sul campo di battaglia, rischiando la vita, aveva addirittura ricevuto la Military Cross. La profonda impressione che, tempo prima, aveva lasciato in Jones la visione della messa, lo spinse a parlare con Hughes della Chiesa cattolica, verso la quale si sentiva sempre più attratto. D’altronde l’anglicanesimo per lui era diventato più che altro una questione di abitudine, senza nulla di quella consapevolezza e di quel guizzo vitale che andava cercando. Il gesuita gli prestò allora una copia dell’Introduzione alla vita devota di San Francesco di Sales, un classico della spiritualità indirizzato ai laici, che il ragazzo lesse con grande attenzione, sentendosi ormai, almeno in foro interno, parte della comunità cattolica. Nel medesimo periodo anche Poulter si stava avvicinando alla Chiesa di Roma grazie a Hughes, ma se l’amico si fece cattolico durante la guerra, Jones seguitò a esitare, complice un’indole titubante, frenato pure dal timore di indispettire il padre. Inoltre presto si rese conto che non tutti i cattolici erano affabili tanto quanto il gesuita.

D. Jones, Il naufragio della guerra, «Graphic», dicembre 1917

A novembre completò un disegno e una breve testo allegorico in stile pseudo-medievale, a imitazione del tardo William Morris, entrambi intitolati La cerca. Sia l’immagine che lo scritto vennero mandati al padre affinché li stampasse a mo’ di biglietto di auguri per il nuovo anno. La cerca è il primo esempio di opera di pura finzione firmata da Jones, in con Dio fa le veci del re di un castello (il paradiso), unico garante delle virtù cavalleresche.

All’inizio del 1918 erano ormai tre anni che Jones aveva trascorso quasi ogni giorno sotto i bombardamenti tedeschi.  Se successivamente fu vittima di due crolli nervosi e visse lunghi periodi di depressione, è possibile supporre che soffrì a causa di una forma più o meno acuta di shellshock, quel “trauma da proiettile” che colpiva i soldati all’improvviso, trasformandoli in fanciulli impauriti e piangenti che pregavano i loro compagni di non essere lasciati soli (una simile scena, di cui Jones fu testimone, fa la sua comparsa pure in In Parenthesis). Forse questa non fu la sola causa della sua infelicità futura, ma un tempo così prolungato sotto il fuoco nemico un segno sulla sua psiche lo dovette inevitabilmente lasciare.

A metà febbraio Jones fu colto da una forma particolarmente acuta di “febbre delle trincee” e così trascorse i successivi tre mesi ricoverato in un ospedale londinese. Nella sfortuna fu fortunato perché, pochi giorni dopo, precisamente il 21 marzo, la Germania diede il la alla sua ultima grande offensiva della guerra, che culminò con la battaglia del Lys. Mentre dal letto seguiva con attenzione le traversie dei suoi compagni, raccontate dai giornali, si svolse una mostra del Camberwell School of Arts Sketch Club a cui gli era stato chiesto, tempo prima, di contribuire con alcuni suoi lavori. La stampa fece la gara a elogiarli, stimandoli i migliori di tutta la manifestazione.

D. Jones, La cerca

il 13 luglio venne pubblicato sul «Graphic» il suo quinto e ultimo disegno per il periodico: una donna, che di nuovo ha le fattezze di Elsie Hancock e che rappresenta la civiltà, è tenuta prigioniera da un cavaliere nero dai tratti sgradevoli – ovviamente la Germania – il quale osserva un crociato con un’aureola intorno al capo mentre si avvicina, recando in mano una pergamena. Secondo la nota di accompagnamento questo secondo cavaliere simboleggia gli alleati che portano la legge. La civiltà incatenata è l’unico disegno di guerra non firmato da Jones, verosimilmente perché non a suo agio con commissioni così smaccatamente propagandistiche. Tuttavia il modello del salvatore sarà centrale per la sua fede e tornerà in più occasioni anche nella poesia; secondo Dilworth, «senza esserne consapevole, lui stesso si approssimerà a un simile archetipo nei panni dell’artista impegnato a preservare le radici vitali della cultura occidentale».

Ad agosto Jones venne finalmente dimesso e inviato a Limerick, in Irlanda. La maggioranza della popolazione locale era a favore dei britannici, ma lui, al contrario, era un convinto sostenitore della causa irlandese. Ammiratore della cultura celtica, come suo padre era a favore dell’indipendenza dell’isola, e, a quanto pare, appese con orgoglio a una parete della stanza della caserma una copia della proclamazione del 1916. Jones, infatti, era parecchio infastidito da come l’Inghilterra in armi si atteggiasse a sostenitrice delle piccole nazioni ingiustamente oppresse, mentre all’interno dei confini del suo impero si comportasse da perfetto tiranno.

Lontano dalla carneficina del fronte, tornò a ritrarre persone, e volentieri si circondava di giovani donne. Durante un’esercitazione, però, si slogò una caviglia e gli fu concesso di muoversi con un bastone: peccato che la cosa portò a un fraintendimento con un giovane ufficiale e a tre giorni di arresti. Ma fu solo un neo in un periodo singolarmente sereno; del resto rispetto a Ypres, l’Irlanda sembrava il paradiso.

D. Jones, La civiltà incatenata, «Graphic», luglio 1918

L’11 novembre arrivò inaspettata la notizia della firma dell’armistizio che metteva fine alla guerra più drammatica di sempre. Prima di lasciare l’Irlanda per raggiungere Wimbledon, qualcuno, sicuramente un indipendentista, rubò a Jones il fucile mentre questi si trovava in bagno. Per fortuna, durante le procedure per il congedo, il 18 dicembre, riuscì a sostituirlo con uno di quelli consegnati dai soldati che lo precedevano, e così gli ufficiali non si accorsero di nulla. Ricevuto il certificato di servizio e la medaglia della campagna militare, la 1914-15 Star, non gli restò che camminare verso la casa dei genitori.

A differenza di quello che comunemente si crede, non fu Edmund Blunden ma proprio Jones colui che tra gli scrittori britannici legati alla Grande guerra trascorse il maggior numero di settimane in trincea, 117 in tutto. Inoltre, dal momento che era un soldato semplice e non un sottufficiale come la maggior parte dei war poets, la sua esperienza fu, se possibile, ancora più difficile. Peculiare fu anche la sua visione del conflitto appena concluso: più che uno spartiacque nella storia, per Jones fu soprattutto l’evento più importante della vita, che occupò la parte finale del suo periodo di formazione e che ne segnò indelebilmente l’identità. Negli anni a venire, quando una porta sbatteva, quando sentiva il tubo di scappamento di un’auto o quando qualcuno lasciava cadere un bastone da passeggio, il rumore lo riportava immediatamente al fango delle trincee, così come un temporale lontano si tramutava subito nei ruggiti dell’artiglieria…

L’approfondimento della vita e dell’opera di David Jones continua nei prossimi articoli della serie.



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Le immagini a corredo dell’articolo sono tratte da T. Dilworth, David Jones Unabridged: The online version of David Jones Engraver, Soldier, Painter, Poet (https://windsor.scholarsportal.info/omp/index.php/digital-press/catalog/book/204?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTAAYnJpZBExQ1R2ZUFDb1VxNHY4bWdyanNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR4yVa3owUWyA3LiUSifxZAT5W2XFqZ6dphwE_QpUu6rFWvISXBwUW6tgOnLmA_aem_X9s9EggFxpEN0b8Mo1pgDw).