Un episodio interessante dal capolavoro Storia delle eresie, Vol. 1 – Da Simon Mago allo scisma greco, di Sant’Alfonso M. de’ Liguori.


[…] Cacciato s. Germano, pochi giorni dopo Anastasio fu ordinato patriarca di Costantinopoli, e con mano armata fu posto in possesso. L’empio usurpatore diede all’imperatore ogni facoltà sulla chiesa, e Leone, vedendosi autorizzato a quel modo, cominciò con la forza a far eseguire il suo decreto contro le sacre immagini. Nel vestibolo del palazzo imperiale di Costantinopoli vi era innalzata una immagine di Gesù Cristo sopra la croce, avuta in particolar venerazione dal popolo, dicendosi che l’aveva fatta fare Costantino il Grande in memoria della croce che gli apparve nel cielo. Da questa sacratissima immagine volle cominciare l’imperator Leone, e mandò ad abbatterla uno dei suoi scudieri, chiamato Giovino. Certe donne che vi erano presenti, si sforzarono con le loro preghiere di distoglierlo da quel sacrilegio; ma il perfido esecutore, senza dar loro orecchio salì sopra una scala e diede tre colpi di mannaia sulla faccia della figura. Le donne vedendo ciò tirarono indietro la scala, e dopo averlo fatto cadere, l’uccisero, e lo fecero in pezzi. Tuttavia, la santa immagine fu posta a terra, e poi bruciata; e l’imperatore fece mettere in suo cambio una semplice croce con una iscrizione, la quale indicava che di là era stata tolta l’immagine; poiché gli Iconoclasti onoravano la croce, e solo abolivano le immagini che avevano la figura umana. Le donne stesse che avevano ucciso Giovino corsero al palazzo del vescovo, e gettando pietre gridarono contro Anastasio: Infame! Nemico della verità! Hai tu dunque usurpato il sacerdozio per sovvertire le cose sacre? Anastasio offeso da questi insulti, corse all’imperatore, ed ottenne che tali donne fossero castigate con la morte. Ed infatti furono quelle fatte morire, e con esse dieci altre persone, che dalla chiesa greca vengono onorate come martiri nel giorno 9 agosto[1].

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[1] Fleury, t. 6. l. 42. n. 5.