A cura della Redazione di Radio Spada nel quadro di RS – Progetto Ricerca.
Su temi connessi rimandiamo ai volumi: Il Darwinismo: un mito tenace smentito dalla scienza, Dominique Tassot, traduzione di Roberto Bonato; Ritorno alle origini – Un punto di vista cattolico sugli inizi – Vol. I – Principii e tracollo del darwinismo e Ritorno alle origini. Un punto di vista cattolico sugli inizi. Vol. II – Un universo disegnato da Dio. Le conseguenze filosofiche e sociali del darwinismo, in collaborazione con il Kolbe Center for the Study of Creation; traduzione di Stefano Dal Lago; L’uomo e la sua natura e L’origine e i destini dell’uomo, Padre Angelo Zacchi O.P.
Introduzione
Nella riflessione teologica e filosofica di San Tommaso d’Aquino, la questione del male naturale – che si manifesti in un’anomalia genetica contemporanea come la Corea di Huntington o in un “parto mostruoso” di un dinosauro nelle ere geologiche precedenti l’apparizione dell’uomo – non rappresenta una smentita dell’ordine divino, ma una sua peculiare e profonda conferma. Il male della cosa, inteso come difetto fisico o degenerazione, non è un’entità creata, ma una “privazione” che scaturisce, in un certo senso, dai limiti della materia.
1. La Causa del Difetto: Defectus Virtutis e Indispositio Materiae
Per l’Aquinate, ogni processo generativo è guidato da una “virtù formativa” che tende per sua natura alla perfezione della specie. Tuttavia, questa forza opera su una materia che è per definizione fragile e resistente.
- La Corea di Huntington come Instabilità Materiale: Nella genetica moderna, sappiamo che questa malattia deriva da una sequenza di DNA “scivolosa” (ripetizioni CAG). Tommaso, ovviamente, spiegherebbe questo fenomeno non come un progetto “malvagio” del Creatore, ma come una indispositio materiae. La materia biologica, nel tentativo di replicare la forma umana, incontra un limite fisico: l’agente naturale “viene meno” ( defectus virtutis ) a causa della complessità e della fragilità del supporto materiale. Il gene non “vuole” la malattia; è la materia che non riesce a sostenere l’integrità della forma nel tempo.
- L’eventuale “Mostruoso” Pre-Umano: Consideriamo l’errore di trascrizione nel DNA di un ipotetico dinosauro di molti anni prima del peccato originale. Per Tommaso, questo non è un problema teologico: la corruzione e il difetto appartengono alla natura stessa degli esseri composti. Un dinosauro nato con una malformazione è una “deficienza nell’operare della natura” che testimonia come le creature inferiori siano soggette alla mutabilità. Anche prima della caduta dell’uomo, la natura cosiddetta “sublunare” era definita dalla generazione e dalla corruzione.
2. Il Male nel Governo Provvidenziale
Com’è possibile che un Dio onnisciente permetta la “nota stonata” di un parto mostruoso o di una mutazione debilitante? Tommaso affronta il tema nel De Malo (q. 1, a. 3) e nella Summa Theologiae, delineando un governo divino che non è “interventismo correttivo”, ma guida sapiente.
La Distinzione delle Cause
Dio è la Causa Prima che crea le cause seconde. La Divina Provvidenza non esclude il male naturale, perché escluderlo significherebbe privare la natura di qualcosa di utile, almeno in una certa misura. La Provvidenza permette il “male della cosa” affinché risplenda l’ordine della totalità. Se il male fosse totalmente escluso dall’universo, molte buone cose verrebbero meno: non ci sarebbe la vita del leone se non ci fosse l’uccisione degli altri animali; né risplenderebbe la costanza dei martiri se non ci fosse la persecuzione dei tiranni (v. Summa Theologiae, I, q. 22, a. 2).
3. L’Armonia Universale
Tommaso argomenta che la perfezione dell’universo non risiede nell’invulnerabilità dei singoli, ma nella pienezza dei gradi dell’essere.
- La Scala dell’Essere: Un universo in cui nulla potesse mai ammalarsi o fallire sarebbe un universo composto solo di esseri incorruttibili (es. angeli). Ma Dio ha voluto che la Sua grandezza fosse rappresentata in molti modi: dagli esseri che non possono fallire a quelli che possono fallire.
- Il Fine dell’Universo: Il “mostro preistorico” o il portatore di una malattia genetica non sono scarti, ma parti di un cosmo dove la fragilità individuale serve anche al bene della specie e dell’ordine universale. La morte di un rettile, di un uccello, o di un mammifero per un difetto genetico permette, nel grande disegno dei tempi, il ricambio della vita e la manifestazione di diverse forme di esistenza.
4. Conclusione: La Sapienza della Provvidenza nel Tempo
Il “parto mostruoso” del dinosauro e l’alterazione nell’uomo dopo il peccato originale (prima ne sarebbe stato preservato per dono preternaturale) sono legati dallo stesso filo metafisico. Mentre per l’uomo la malattia acquista un senso morale e salvifico (male di pena o occasione di virtù), a livello puramente naturale essa è il segno che la creazione è “altra” da Dio.
In sintesi, il pensiero di San Tommaso ci insegna a guardare al difetto non con lo scandalo di chi vede un progetto fallito, ma con lo stupore di chi riconosce un sistema talmente ricco da poter contemplare l’errore in una scala ascendente di gradi. La Divina Provvidenza non è l’assenza assoluta del male, ma la capacità suprema di ordinare anche la privazione e il dolore verso una bellezza che eccede la comprensione della singola creatura.
Del resto, se Dio ha permesso che l’uomo – vertice della creazione visibile – cadesse liberamente nel fallimento del peccato per un’armonia complessiva dell’ordine (consentendo così l’incarnazione e la Redenzione), non vi è da stupirsi che Egli ammetta mancanze anche nell’ordine materiale e biologico. Se la Provvidenza accetta la possibilità del male morale nell’anima libera, tali imperfezioni fisiche risultano ancor più facilmente comprensibili come espressione della naturale fragilità della materia, la quale, pur nel suo limite, contribuisce alla varietà e all’armonia complessiva del creato.
Se la sussistenza di questo mirabile ordine provvidenziale non può essere posta in dubbio, resta tuttavia insondabile il “come” della sua attuazione: mistero e verità camminano qui insieme. La coesistenza di bene e male, di pienezza e privazione nell’ordine creato, trova infatti il suo fondamento ultimo nello sguardo di Dio, la cui ampiezza per definizione sfugge alla nostra limitata comprensione intellettuale.
Ma se da certe parti dell’universo si togliesse il male, ne scapiterebbe molto la perfezione di esso, la cui bellezza nasce dall’insieme ordinato di cose buone e cattive, poiché il male deriva dalla deficienza di certi beni, e tuttavia da esso, per la provvidenza di chi governa, derivano altri beni: come le pause del silenzio rendono soave la melodia del canto. Dunque il male non doveva essere escluso nell’universo dalla divina provvidenza. Summa Contra Gentiles (Libro III, cap. 71, n. 6).
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