Un episodio interessante dal capolavoro Storia delle eresie, Vol. 1 – Da Simon Mago allo scisma greco, di Sant’Alfonso M. de’ Liguori.


77. In questo tempo, cioè nell’anno 459, cadde la morte di quel gran santo che fu la meraviglia del mondo, san Simeone Stilita. I novatori deridono la vita di questo santo, specialmente l’eretico Mosheim ed Archibaldo Maclaine suo commentatore[1]. Dicono che s. Simeone per farsi più vicino al cielo anche col corpo, si fabbricò quelle sue colonne; onde chiamano poi la storia del santo un bel romanzo, ed una finzione di certi scrittori ecclesiastici. Ma nelle erudite note che vi fa il dotto sacerdote d. Giulio Selvaggi, altra volta da me lodato, nella nota 75, fa vedere che la vita di s. Simeone non fu già una pazzia, ma un prodigio di santità; mentre questa storia, come scrive il cardinal Orsi[2], si legge autenticata da tanti scrittori antichi e moderni, come da Evagrio[3], Teodoreto[4], dagli scrittori antichi delle vite di s. Teodosio, di s. Aussenzio e di s. Eutimio, da Fleury[5], dall’eruditissimo canonico Mazzocchi[6] e da altri, onde sembra una specie di temerità il dubitarne. Pertanto, è bene qui fare un breve raccorcio della vita di questo santo, per essere stato s. Simeone un gran difensore della fede cattolica contro gli Eutichiani. Nacque egli nel villaggio di Sisan sulla frontiera della Siria, oppure dell’Arabia, come scrive Teodoreto. In età di tredici anni egli guardava le pecore di suo padre: ma sin da quell’età aveva risoluto di vivere solo a Dio; onde girò per più monasteri. Ma non contento di tutte quelle austerità con cui vivevano quei monaci, si ridusse a vivere da se solo sopra una colonna di fabbrica, mosso da un particolare istinto divino. Mutò più colonne: ma l’ultima e la più alta fu di 40 cubiti; e su quella dimorò per 30 anni sino alla morte esposto al sole, ai venti ed alle nevi. Questa colonna era così stretta nel suo termine, che appena poteva contenere la sua persona. Mangiava una volta la settimana, e passava durante l’anno più quaresime senza cibo. L’unico suo impiego era l’orazione. Su quella colonna tra gli altri esercizi faceva più di mille inclinazioni ogni giorno, giungendo con la testa a toccare i piedi; onde gli si formò una gran piaga nel ventre, e gli si separarono tre nodi della spina del dorso. Di più gli si formò una dolorosa ulcera nella gamba, donde scaturiva molto sangue. I santi monaci dell’Egitto, temendo di tal vita così penitente e così stravagante, per provare la sua ubbidienza, e vedere se quella vita fosse gradita a Dio, un giorno gli mandarono a dire che per ubbidienza scendesse dalla colonna, ed il santo allora, al sentire il nome di ubbidienza, subito stese il piede per calare; ma allora gli disse il messo, come era stato istruito[7]No, fermati, Simeone; perché ora si conosce essere volontà di Dio che tu viva su questa colonna. Tralascio altre cose delle sue virtù e penitenze tutte di meraviglia; ma la maggior meraviglia fu il vedere le migliaia di conversioni di peccatori, di eretici ed anche d’infedeli che quest’uomo senza lettere operò da quella colonna. Accorrevano a lui quasi tutte le nazioni della terra, essendosi già dappertutto sparsa la sua fama; altri egli trasse dalle tenebre dell’infedeltà, altri dal lezzo dei peccati ad una vita santa, altri salvò dalla peste dell’eresia, e specialmente dell’Eutichiana, che allora molto infestava la chiesa. Scrisse fra le altre cose una fortissima lettera all’imperatore Teodosio[8], ove cercò di persuaderlo ad affaticarsi con tutte le sue forze per la difesa del concilio di Calcedonia.

78. Siccome poi fu ammirabile la vita di s. Simeone, così anche fu stupenda la sua felice morte[9], che accadde nell’anno 449, e che gli era stata già rivelata 40 anni prima. Prima della sua morte avvenne un orribile terremoto nella città di Antiochia: onde quel popolo in gran numero accorse al santo per impetrar da Dio soccorso in quella gran calamità; e par che Dio avesse appunto adunata tanta gente intorno a quella colonna, affinché ammirasse la sua preziosa morte, e rendesse più gloriosa la pompa dei suoi funerali. Durò la sua ultima infermità cinque giorni: nell’ultimo giorno poi, che fu il secondo di settembre, il santo prima di spirare raccomandò a Dio tutti i suoi discepoli che stavano presenti: indi fece tre genuflessioni, ed alzò tre volte la testa come estatico verso il cielo. Allora l’immenso popolo che gli stava intorno, accorso per trovarsi presente al suo passaggio, ad alta voce lo pregò a benedirlo; ed il santo, avendo dato un guardo verso le quattro parti del mondo, alzò la mano, lo raccomandò a Dio, e lo benedisse. Infine alzati di nuovo gli occhi al cielo, ed essendosi con la mano percosso tre volte il petto, depose la testa sull’omero di un suo discepolo, e così placidamente spirò. Il suo santo corpo fu trasportato ad Antiochia. Il viaggio fu di quattro miglia: il cataletto fu portato dai vescovi e sacerdoti, e dintorno ardevano innumerabili fiaccole ed incensieri che fumavano. Fu accompagnato poi da Martirio vescovo di Antiochia con molti altri vescovi, ed anche dal generale Ardaburio, che andava alla testa di seimila soldati con la comitiva di 21 conti e molti tribuni e magistrati della città. Giunto il sacro cadavere alla città, fu depositato nella gran chiesa cominciata da Costantino imperatore, e compiuta da Costanzo; e quello fu il primo ad esservi seppellito. Fu poi edificata presso alla sua colonna una magnifica chiesa descritta da Evagrio[10]. Ebbe s. Simeone un suo perfetto imitatore, il quale fu s. Daniele, che anche menò la sua vita su d’una colonna, e fu gran difensore della chiesa contro i partigiani di Eutiche[11]. Questi son miracoli che la sola fede cattolica ha potuto produrre, e che in nessuna setta eretica si sono mai veduti. Queste piante non possono nascere in terre maledette da Dio; solo han potuto allignare in quella chiesa, ove si professa la vera fede.

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[1] Mosheim, Ist. eccl. cent. 1. part. 2. c. 5. n. 12. et Maclain. ivi.

[2] L. 27. n. 14.

[3] L. 1. c. 53.

[4] Philoth. c. 26.

[5] L. 29. n. 7.

[6] T. 3. coment. in calend. neap. p. 885.

[7] Orsi, l. 17. n. 14. infra ex Theod. exc. l. 2.

[8] Evagr., l. 2. c. 20.

[9] Orsi, t. 15. l. 34. 57.

[10] Orsi, cit. n. 57.

[11] Orsi, l. 35. n. 62.